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9 aprile 2026

La moda è lo specchio del mondo e “Il diavolo veste Prada 2” lo ha capito. Non aspettatevi l’anarchia del primo film, stavolta è tutto diverso: da Vogue a Lady Gaga

  • di Marika Costarelli Marika Costarelli

9 aprile 2026

Siamo nel 2026 e la moda è ancora un linguaggio narrativo: ogni sfumatura e abbinamento raccontano uno status. Quello che è emerge è una mancata ostentazione e molta strategia. Poco caos e molto controllo, quasi asettico. Forse la bellezza del film originale era proprio l’imprevedibilità, quella sensazione che ogni outfit potesse trasformare la storia. Ma non era le bellezza di un film, era la bellezza della moda anarchica dei primi anni 2000 che il film rifletteva

foto di Disney.it

La moda è lo specchio del mondo e “Il diavolo veste Prada 2” lo ha capito. Non aspettatevi l’anarchia del primo film, stavolta è tutto diverso: da Vogue a Lady Gaga

Un sospiro nostalgico attraversa le parole New York, Runway. Ah, quel primo film del 2006 che ci ha fatto innamorare di Miranda Priestly, Andy Sachs, Emily e Nigel. E ora? Ora siamo qui a guardare il trailer finale di Il Diavolo Veste Prada 2, con Lady Gaga che canta Runway insieme a Doechii, mentre ci chiediamo se il glamour di una volta avesse davvero qualcosa in più o se siamo solo noi ad essere noiosamente nostalgici.
Il trailer finale di Il Diavolo Veste Prada 2 ci catapulta tra le passerelle di Milano con uno sguardo che ricorda le pagine di Vogue: tutto perfetto e calcolato. Ma sotto questa perfezione, qualcosa sembra mancare: il caos creativo e ribelle dell’originale del 2006. Ed è proprio sfogliando Vogue che abbiamo un quadro ancora più completo di ciò che sarà il sequel.
La macchina promozionale del sequel è partita a bomba: prima tappa, Città del Messico, dove il cast ha iniziato il tour mondiale.
Meryl Streep e Anne Hathaway hanno già fatto capolino a Tokyo e nei prossimi giorni toccherà a Seul e Shanghai. Il tutto per culminare con le premiere mondiale a New York e quella europea a Londra. In ogni tappa, il lookbook ufficiale catturerà tutti gli outfit, pronti a diventare oggetto di culto tra fashionisti e nostalgici.
Lunedì 6 aprile, il trailer finale è esploso sul web: Miranda scandisce le sue frecciatine, Andy torna negli uffici di Runway, Emily si fa nuova guru del self-branding e Lady Gaga compare in cameo nella sequenza girata a Milano, tra Accademia di Brera, Galleria Vittorio Emanuele II e un Lago di Como più glamour che mai.
Andy, ora responsabile dei contenuti editoriali, accompagna la nuova assistente (Simone Ashley) tra vestiti di Chanel e corridoi carichi di tensione fashion: “Una volta facevo il tuo lavoro”, ricorda. Ma nulla è rimasto: nessun capo salvato, solo il nuovo mondo di Runway.
E allora viene da chiedersi: quanto ci mancava quel primo “scandalo” sartoriale del 2006, quando Andy ed Emily esploravano un territorio di moda ribelle e strabordante?

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Frame del primo film, "Il diavolo veste Prada"

Il trailer ci porta tra Dolce & Gabbana, Milano Fashion Week e panoramiche mozzafiato sul lago di Como. Il Duomo e la Galleria Vittorio Emanuele diventano passerelle improvvisate, mentre Miranda governa il suo impero di eleganza e terrore. Eppure, l’estetica è cambiata: i look ora parlano di fashion business, di potere discreto e autorità silenziosa. Corsetti, tailleur destrutturati, gessati e denim 2.0. Tutto è pulito e misurato.
Bello per chi ama avere il controllo, ma non era forse più divertente ed esplosivo, potremmo dire quasi più “urlato”, il caos sartoriale degli anni Duemila? Dove ogni outfit era una dichiarazione spesso provocatoria e una ribellione personale? Il nuovo capitolo ci mostra padronanza e controllo, ma forse ci manca un po’ di quella fragilità glamour che ci aveva conquistati la prima volta.
Ritrovare Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci è un regalo, così come rivedere i personaggi di Tracie Thoms e Tibor Feldman. Tra nuovi ingressi - Kenneth Branagh, Simone Ashley, Justin Theroux e Lucy Liu - e vecchie conoscenze, il film promette tensioni e frecciatine eleganti. Ma il cuore rimane quello: Andy, Miranda, Emily e Nigel, gli stessi volti che ci avevano fatto sognare vent’anni fa.
E nel frattempo, la moda diventa linguaggio narrativo: ogni sfumatura e abbinamento raccontano uno status. Non più ostentazione, ma strategia. Poco caos, molto controllo, quasi asettico. Ma forse il bello dell’originale era proprio l’imprevedibilità, quella sensazione che ogni outfit potesse trasformare la storia.
Il sequel arriverà nelle sale italiane il 29 aprile. Prepariamoci a rituffarci in Runway, tra glamour, potere e Lady Gaga in sottofondo. E intanto, sospiri di nostalgia a parte, lo promettiamo: proveremo a non alimentare preconcetti in attesa della proiezione (forse).

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di Marika Costarelli Marika Costarelli

foto di

Disney.it

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