Il film su Gigi D’Alessio sì, il documentario sul caso della scomparsa di Giulio Regeni no. È la sintesi estrema della decisione del ministero della Cultura rispetto all’emissione del finanziamento selettivo al cinema. Sono state pubblicate le graduatorie e, per quanto riguarda i documentari, Tutto il male del mondo, film di Simone Manetti che tratta appunto il caso Regeni (e che è già stato proiettato in diverse sale, oltre ad aver vinto il Nastro della Legalità 2026) risulta trentaseiesimo e con un punteggio non sufficiente ad ottenere i soldi del Ministero. La produzione di Ganesh e Fandango, dunque, dovrà contare su altre forze. Domenico Procacci di Fandango ha detto che si tratta di una decisione politica, non artistica e che la storia di Giulio Regeni “dovrebbe interessare tutti gli italiani, non certo soltanto una parte. Non può essere una scelta di merito”. Tra i film di “particolare qualità artistica” e “su personaggi e avvenimenti dell’identità culturale italiana”, c’è L’irresistibile storia di Gigi D’Alessio che, invece, ce l’ha fatta: su una richiesta di 1,8 milioni di euro, l’opera del regista Luca Miniero ne ha portati a casa 1 milione e 50mila euro. Le opposizioni, da Elly Schlein (Pd) ad Angelo Bonelli (Avs) passando per Riccardo Magi (+Europa), si sono fatte sentire e hanno chiesto chiarimenti al ministro della Cultura Alessandro Giuli. Com’è possibile che il documentario su Giulio Regeni sia stato snobbato? E quali sono le opere che la commissione ha preferito finanziare?
A scegliere i destinatari del contributo sono 15 esperti, divisi in tre sezioni a seconda del tipo di opera presentata. Nella sezione dedicata ai documentari siedono Giacomo Ciammaglichella, avvocato esperto di proprietà intellettuale; Pasqualino Damiani, professore all’università Roma Tre e nominato dall’uscente Gennaro Sangiuliano; Benedetta Fiorini, esperta di comunicazione ed ex deputata di Forza Italia e Lega (non rieletta nelle politiche del 2022); Pier Luigi Manieri, saggista, curatore di eventi culturali ed esperto di cinema; e Ginella Vocca, Fondatrice e Direttrice artistica del MedFilm Festival. Sono loro, quindi, che hanno assegnato solo 36 punti (su un massimo di 63) al film Tutto il male del mondo per quanto riguarda la “qualità, innovatività e originalità della sceneggiatura e del soggetto”. In totale, l’opera su Regeni ha preso 66 punti, mentre il minimo per ottenere il finanziamento è di 80. Questa è la seconda volta che il film sul ricercatore italiano non riesce a superare la selezione: era già successo nel 2025, quando nella sezione 3 c’erano Tiziana Carpintieri e Stefano Zecchi al posto di Fiorini e Manieri. Oggi 7 aprile, in seguito alle polemiche, Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti, rispettivamente nella sezione 2 e 1, hanno rassegnato le dimissioni con una lettera al capo della Direzione Cinema e audiovisivo Carlo Giorgio Brugnoni.
Nella categoria documentari, ottiene il ponteggio più alto, 88 punti (e un contributo di 80mila euro), il film Fragile di Sveva Alviti, modella, attrice e madrina della Mostra del cinema di Venezia nel 2024. Fragile è stato prodotto da One More Pictures, ex società dell’attuale ad di Cinecittà, Manuela Cacciamani. Il contributo più elevato, invece, lo prende Allevi back to life di Giovanni Valentini con 220mila euro, seguito da Dino di Stefano Incerti ed Aegyptus, l’antica Roma nel deserto di Sergio Basso. Tra i progetti non ammessi risultano anche Le cose minime di Andrea Segre e Petrosyan – l’ultimo match di Federico Allocca, Andrea Sestu e Gabriele Ciances, così come Le angelesse di Roberta Torre e il film su Ferdinando Scianna di Roberto Andò.