Avete presente quella coppia di amici che sta insieme da tanto tempo, con cui uscite a cena, fate aperitivo, magari qualche gita fuori porta, e che sembrano perfetti? Ecco, The Drama, il nuovo film di Kristoffer Borgli, regista dell’ottimo Sick of Myself, parte esattamente da lì. Emma e Charlie, interpretati da Zendaya e Robert Pattinson, sono quel tipo di coppia: affiatati, brillanti, belli nel modo giusto. Si incontrano in una caffetteria in modo buffo e romantico, costruiscono una relazione che sembra totale e naturale e arrivano al matrimonio come se fosse la conclusione più ovvia possibile. Tutto fila, tutto torna, tutto funziona. Troppo. Borgli mette in scena questa perfezione con grazia ed eleganza, ma lascia filtrare da subito qualcosa di storto. Non è ancora chiaro cosa sia, però si avverte. Perché anche le coppie migliori, lo sappiamo, nascondono sempre qualcosa. Il film si concentra sulla settimana prima del matrimonio, il momento in cui ogni cosa dovrebbe essere al suo posto. E invece è proprio lì che tutto si incrina. Succede durante una cena apparentemente innocua, mentre i quattro amici stanno provando il menu nuziale: a un certo punto la loro amica (Alana Haim, gigantesca) propone un gioco, una domanda semplice e micidiale, qual è la cosa peggiore che hai fatto nella tua vita e che non hai mai confessato a nessuno?
Da lì, il film cambia pelle. Non è solo una svolta narrativa, è proprio una trasformazione formale. Il montaggio si spezza, la fotografia si fa più nervosa, il ritmo accelera. Si passa da un’atmosfera quasi da commedia romantica classica a qualcosa di molto più instabile e inquieto, come se uno swing da vecchia Hollywood deragliasse all’improvviso in una musica dissonante. Il segreto che Emma rivela è devastante, non tanto per quello che è ma per quello che provoca. Distrugge le dinamiche del gruppo, incrina l’amicizia e soprattutto apre una crepa irreparabile nel rapporto con Charlie. Da quel momento, Zendaya e Pattinson alzano il livello in modo netto, e il film con loro. The Drama, a sorpresa, funziona quasi come un thriller. Non per la trama in sé, ma per il modo in cui costruisce tensione e progressione emotiva. È un continuo scivolare verso il basso, senza mai un vero punto di appoggio. Non tutto però è perfetto. Nella parte centrale il film si dilunga, insiste su alcuni passaggi più del necessario e c’è almeno una scena fuori tono, quella del coltello, che rompe momentaneamente l’equilibrio e sembra appartenere a un altro film. È un inciampo evidente, ma non abbastanza grave da compromettere davvero il risultato complessivo.
Quello che interessa a Borgli è mettere i suoi personaggi su un piano inclinato e lasciarli scivolare. Emma e Charlie passano dall’essere una coppia modello a incarnare tutte le ossessioni più fragili e meschine della vita a due: gelosia, controllo, bisogno di conferme, paura di non essere abbastanza. Ed è qui che il film diventa più interessante, perché prende una coppia contemporanea, consapevole, progressista, teoricamente immune a certe dinamiche, e la riporta in territori molto più primitivi, quasi da melodramma classico, ma senza nostalgia e senza compiacimento. Borgli tiene insieme tutto questo con una sicurezza impressionante. Mescola registri, cambia tono, forza gli stilemi della commedia romantica e del dramma sentimentale fino a farli collassare, senza mai perdere davvero il controllo. Il finale, poi, è uno di quelli che restano. Disturbante, ironico, quasi crudele, una versione deformata e notturna di un immaginario romantico che conosciamo benissimo. E a quel punto diventa difficile non ripensare a quella coppia perfetta che conosciamo tutti, quella che sembra sempre felice, sempre centrata, sempre un passo avanti. Magari è davvero così. Oppure no.