Tutti vogliono fare Dune. O almeno, ci provano. Da quando Frank Herbert ha pubblicato il romanzo nel 1965, qualcosa è cambiato per sempre. Al centro della storia, un futuro lontano e distopico e la lotta per il controllo di una terra. Arthur P. Jacobs tenta di portare il lavoro di Herbert al cinema, ma muore due anni dopo. Poi arriva il turno di quello che sarà definito “il più grande film mai realizzato”: il Dune di Alejandro Jodorowsky. Un progetto mastodontico, visionario, ma destinato a restare nel limbo. Tocca a Dino De Laurentiis, che chiama Ridley Scott alla regia. Anche questo tentativo sfuma. Finché la figlia di De Laurentiis fa il nome di David Lynch, che accetta la sfida. Il suo Dune nasce nel 1984, fallisce al botteghino, ma si ritaglia un posto speciale nel cuore di chi, all’epoca, intuì che quel film – pur tra i peggiori – stava aprendo una nuova strada al cinema. Decenni dopo, Denis Villeneuve. Il suo Dune, diviso in due parti, arriva nel 2021 e ritorna nel 2024. Ma è davvero il capolavoro di cui tutti parlano? O è solo l’ennesimo tentativo di domare un’opera che, ancora una volta, sfugge di mano?

C'è da dire che il primo Dune di Villeneuve ha messo tutti d’accordo. Del resto, era il 2021 e per la prima volta lo spettatore poteva avere davanti a sé la versione migliore e mai riuscita del romanzo trasformato in film. Il secondo capitolo del regista, invece, ha sollevato qualche polemica. Se per The Guardian, Dune: Parte Due avrebbe meritato l’Oscar come miglior film, Nicholas Barber della Bbc lo ha definito “uno dei più strabilianti e bizzarri esempi di psichedelia d’autore mai prodotti da un grande studio”, sottolineando come la sua grandiosità riesca a compensarne alcuni limiti. E in effetti, qualcosa di vero c’è: dietro la maestosità e l’opulenza visiva si avverte un senso di disordine, l'eccesso che, tra i mille effetti speciali, rischia di disperdere tutto. Soprattutto nella seconda metà, il film accelera in modo vertiginoso sul tema della “costruzione di un messia” – quasi troppo, come osserva anche Le Monde, fino a sfiorare la frenesia. David Ehrlich di IndieWire lo ha descritto come “sbalorditivo da guardare, ma agonizzante da vedere”. La verità, come sempre, sta nel mezzo. Perché il nostro Dune di Villeneuve, nelle sue due parti, è prima di tutto un’esperienza cinematografica imprescindibile, un omaggio al grande schermo, da vivere come puro spettacolo visivo, come esperienza. Ora addirittura su Italia Uno.

