Che bello viaggiare, andare “a mare”, i promontori a strapiombo con i paesini di casette bianche che brillano di luce d’estate. Che belli i panini dell’Antico Vinaio mangiati di sera, seduti sul bordo di un marciapiede del centro, così tozzi e saporiti. Che belli i Pooh, che bella Vieste, che bello essere italiani. Oi vita mia, con Pio e Amedeo e Lino Banfi. Questa è l’Italia su Netflix. Oi vita mia, sì, è ovviamente il verso di O surdat nnamurato. Siamo in Puglia e Pio e Amedeo sono “zii”, nel senso di amici, come ci spiega la figlia del secondo in voice over. Pio lavora in una comunità di recupero per ragazzi di checchozaloniana memoria, Amedeo è il factotum di una casa di riposo che sembra il paradiso. Ma il primo viene lasciato, a causa dell’inedia, dalla fidanzata Francesca (Cristina Marino), e si trova fuori di casa. Coincidenza sfortunata, il tetto della comunità crolla, dunque pure i giovani da tutelare sono sfollati. Vengono dirottati nell’Eden di Amedeo, che ha un piano libero dove poterli tenere. L’oasi per anziani diventa il campo di battaglia (si fa per dire) di uno scontro generazionale. La commedia di Pio e Amedeo, esordio alla regia della coppia, è anche teen romance: Rita, (Adriana De Meo) la figlia di Amedeo, è innamorata dl ragazzo più problematico della comunità. L’amore impossibile determinerà il filo narrativo che da metà film ci porterà in fondo. L’altro traino per una non-storia è Lino Banfi alias Monicelli, anziano inquilino della rsa afflitto da Alzheimer. In mezzo a Oi vita mia una comparsata (spicy) dell’istruttore di padel spagnolo Miguel interpretato dall’onnipresente Luca Argentero.
Ridere si ride poco, ma su questo, con Pio e Amedeo, è come con il referendum: chi sceglie di ridere, riderà sempre, chi sceglie di non ridere, non riderà mai. Almeno si piange? Il buon Banfi ci guarda dritti in camera e negli occhi, tentandole tutte pur di tenere alta l’asticella emotiva del carrozzone. Uno sforzo immane che vale al film il primo posto tra i titoli più visti di Netflix. E rideranno di certo (e fanno bene) Pio e Amedeo che alla faccia nostra incassano al box office e si confermano ottimo content per le piattaforme. So comunque soldi, direbbe Maccio.
Per il resto, tante, tantissime, abbondantissime riprese aree di Vieste che quasi ci manca, allo scorrere delle immagini, un bel voice over che faccia da compendio al contenuto promozionale. Uno spottone (legittimo, per carità, serve a tutti) per il turismo: “Welcome to meraviglia”. Invece di una Venere abbiamo una coppia. E infine, dopo le varie peripezie superate dal duo dinamico, la schiacciata dell’Antico (sì, brandizzata proprio) mangiata in compagnia. Che bella l’Italia. Anzi: “Bada come l’è bella”. Se poi ci sono i Pooh a cantare allora alziamo le mani.