Nella notte degli Oscar 2026, tra i film che si sono portati a casa una statuetta c’è anche F1, con Brad Pitt e diretto da Joseph Kosinski. Il premio è quello per il miglior sonoro, e difficilmente avrebbe potuto essere altrimenti. Perché se c’è una cosa su cui praticamente tutti concordano, critici e pubblico, è che il sound design del film è qualcosa di straordinario. Motori che urlano, gomme che stridono sull’asfalto, il rumore forte di una monoposto che sfreccia a più di 300 km/h: soprattutto in sala, è un'esperienza fisica prima ancora che visiva. Chiudi gli occhi e sei dentro quella corsia dei box, la stessa che di domenica in domenica diventa teatro delle sfide in pista.
Ma al di là della statuetta, cosa ne pensano davvero le persone che l'hanno visto? La risposta, a guardare i principali portali di recensioni, è che F1 è un film che divide, ma non troppo, e quasi mai per le ragioni sbagliate. Su Rotten Tomatoes il gradimento si attesta tra l’80 e l’86%, con una media voto intorno al 7/10. Il consenso generale lo descrive come qualcosa di adrenalinico, trainato dal carisma di Brad Pitt e da una regia spettacolare.
Su Metacritic il discorso si fa più articolato: il voto medio si ferma intorno a 67/100, con recensioni che vanno dall’entusiasmo più totale a giudizi molto tiepidi. Su IMDb le lodi si concentrano sulle sequenze di gara e sulla fotografia, mentre le critiche puntano sulla scarsa profondità dei personaggi e su qualche dettaglio poco realistico. In Italia, invece, i portali specializzati come ComingSoon e Movieplayer sono stati generalmente molto positivi, spesso 4 stelle su 5, parlando di spettacolo tecnico di altissimo livello.
Il punto, però, è che F1 sa esattamente cosa vuole essere. Non ha nessuna pretesa di essere Rush o Senna (che spesso vengono citati nelle recensioni più critiche o negative), due film dove la Formula 1 era solo lo sfondo e al centro c’erano le persone: nel primo caso a tenerti incollato allo schermo c’è dualismo Lauda-Hunt, nel secondo la storia del grande Ayrton, e in entrambi i casi a essere evidenziate erano le loro fragilità e le loro ossessioni.
Kosinski e Pitt, invece, hanno fatto una scelta diversa e consapevole: costruire un racconto che potesse piacere a tutti, un film ad altissimo budget pensato per fare grandi incassi omaggiando uno sport che negli ultimi anni ha conquistato un pubblico completamente nuovo. E in quei termini funziona benissimo, soprattutto se lo vedi su uno schermo grande con un impianto audio che fa il suo dovere.
Le critiche più ricorrenti — trama prevedibile, personaggi poco approfonditi, uso dei soliti cliché da film sportivo, la sensazione per qualcuno di guardare uno spot pubblicitario allungato — sono legittime e comprensibili. Ma in fondo, non sorprendono. Chi si aspettava un ritratto psicologico complesso, una storia che scavasse dentro i suoi personaggi, probabilmente guardava il film sbagliato fin dall’inizio. F1 non vuole essere quel genere di racconto, e non lo ha mai nascosto.
Interessante, poi, è anche la prospettiva di chi la Formula 1 la vive davvero. Piloti e addetti ai lavori hanno parlato quasi all’unanimità di un film adrenalinico e tecnicamente curato, capace di trasmettere qualcosa di autentico sull’atmosfera e le sensazioni di quel mondo, e in tal senso il ruolo di Hamilton è stato fondamentale per non eccedere nel racconto.
Delle imperfezioni o semplificazioni ci sono, sì, ma la verità è che per un film del genere c’era da aspettarselo. Alla fine, l’Oscar per il miglior sonoro racconta bene cos’è F1: un film che colpisce “le orecchie”, non di certo il cuore come qualcuno si sarebbe aspettato, sbagliando però approccio. E infatti, per trionfare nella notte più attesa dal mondo cinema, è bastato soltanto questo.