C’è una differenza enorme tra il Lewis Hamilton visto nel 2025 e quello di quest’inizio di 2026. Lo si nota ancor prima di vederlo in pista al volante della Ferrari, perché è tutta una questione di sguardi, di sorrisi. L’anno scorso Sir Lewis girava spesso a testa bassa, i toni erano freddi, distaccati, le parole pesate ma dure, disilluse. Adesso no: l’inglese sorride, parla, si espone. E quando lo fa, l’ottimismo è alle stelle forte di una vettura che gli ha fatto tornare il piacere di guidare, di sfidare il limite.
Ma non solo: a tratti sogna, nonostante in pista ci sia una Mercedes che finora ha fatto il vuoto: “Sento decisamente di poter dire che la prima vittoria in Ferrari è più vicina che mai”, ha raccontato in conferenza stampa a Shanghai. “L’anno scorso, invece, come obiettivo non avrebbe potuto essere più lontano”. Parole nette, senza fronzoli.
Quella prima vittoria in rosso, il sogno che lo ha spinto a lasciare la Mercedes dopo aver scritto insieme la storia della Formula 1 a suon di titoli conquistati e record infranti, non è più solo un sogno irraggiungibile.
In Cina è arrivato un podio, il primo con la Scuderia tolto quel lampo in Sprint Race proprio a Shanghai nel 2025, e per stare davanti c’è ancora parecchio lavoro da fare: “In questo momento le Mercedes hanno ancora qualcosa in più rispetto a noi”, ha poi aggiunto. “In qualifica qui siamo riusciti a essere abbastanza vicini, ma in gara hanno ancora quasi mezzo secondo al giro di margine”. Un gap enorme, lo definisce lui stesso, “considerando potenza, aerodinamica ed efficienza”.
Una distanza che non si colma soltanto con qualche affinamento, cercando di limare qualche centesimo qua e là: “Serve un super aggiornamento”, afferma infatti Sir Lewis. Un salto vero, deciso, capace di rimettere la Ferrari in un’altra posizione in classifica, la stessa che da anni rincorre invano.
È esattamente quel genere di aggiornamento che cambia i valori in campo, gli stessi che tante volte in vista della stagione che è appena iniziata si è detto potessero cambiare da una gara all’altra, forse con un eccessivo ottimismo visto poi quanto fatto dalle Frecce d’Argento.
Hamilton, però, di fiducia ne ha e non sembra nemmeno soltanto di facciata come ultimamente accade con i piloti: “Credo ciecamente in tutti i ragazzi al lavoro a Maranello e non penso che sia un passo impossibile da compiere”. Il perché? Tutta questione di mentalità e di approccio, gli stessi che in Ferrari sembra siano cambiati alla vigilia di questo 2026 dopo i recenti fallimenti. È una squadra che sembra più coraggiosa, più innovativa, pronta a rischiare quando serve.
L’ala Macarena vista ai test del Bahrain e poi anticipata per delle prove sulla vettura già in Cina (nonostante il programma fosse ben diverso), le soluzioni tecniche sul posteriore che hanno incuriosito non soltanto un avversario, la mini aletta posizionata sull’halo portata all’ultimo GP e che tornerà rinnovata più avanti: sono tutti segnali di una squadra che non vuole più accontentarsi, ma che in qualche modo punta a fare la differenza.
Hamilton lo sa e il fatto che scelga di ribadirlo nonostante tutto, con quel sorriso che lo scorso anno non si vedeva mai, è già una notizia di per sé. La vittoria finora è mancata, ma il 2026 è ancora tutto da scrivere.