Negli Anni ‘’90 era un must: motorino fino a che il clima lo permetteva e, poi, Ape per i mesi più freddi (o per quelli in cui i Carabinieri ti tenevano sequestrato il motorino causa modifiche o sgasonate in due). No “l’ape” come i milanesi viziatelli chiamano l’aperitivo, ma l’Ape Piaggio proprio. “Costa poco – dicevamo nelle Marche – e ce se cape” (traduzione: non bisogna svenarsi per permetterselo e ci si stava comodi e riparati). Erano gli anni in cui di microcar non si sentiva neanche parlare e abomini come bici e monopattini elettrici non erano nemmeno nei peggiori incubi di adolescenti.
Piaggio in quello stesso periodo, visto il “fenomeno Ape", si mise pure a produrne un modello dedicato proprio ai ragazzi, con doppio colore (quello giallo e blu andava per la maggiore), e esclusiva di qualche figlio di papà, mentre per tutti gli altri c’era buono quasi sempre il garage del nonno o di un qualche parente che ne aveva uno vecchissimo da buttare e trasformare in strumento di libertà e follia dentro cui non ci pioveva nemmeno. Confessione: s’andava in giro con vere e proprie bare motorizzate con cui fare i primi 100 metri su due ruote sole appena lasciata la frizione e particolarmente tendenti al ribaltamento a ogni curva un po’ più balorda (ma tanto lo si rimetteva sulle ruote anche a mano). Per non parlare del gusto assurdo di traversi assurdissimi, soprattutto quando a terra c’era un velo di ghiaccio. Sia inteso: roba da non rifare. Roba che, a ripensarci trent’anni dopo, rende la misura della fortuna avuta a essere ancora vivi e capaci di muoversi sulle proprie gambe.
Erano anche gli anni in cui Valentino Rossi (che manco a dirlo aveva proprio un’Ape così) cominciava a scrivere la sua leggenda: Europeo, arrivo al Mondiale, primissime vittorie e primo titolo. Ecco perché vedere un’Ape Piaggio arrivare al Ranch, nel regno sacro di quello stesso Valentino che nel frattempo è diventato leggenda, ha fatto venire il coccolone a tanti. E ecco perché quei tanti, adesso, sono ancora più innamorati persi di Marco Bezzecchi e dell’Aprilia. Sì, è al Ranch, infatti, che Aprilia ha deciso di consegnare al Bez il regalo che il pilota aveva chiesto per la vittoria in Thailandia: un’Ape nera, personalizzata, da ragazzino di una volta che però è ragazzino adesso. Polvere e nostalgia. Abbracci e goliardia. Insomma, un altro pezzo di quel matrimonio perfetto che Bezzecchi e Aprilia hanno reso siparietto, ma che alla fine racconta la verità assoluta di una storia che è potente. E che, adesso, è arrivata dritta dritta e a bordo di un’Ape anche dentro al Ranch.
Uccio Salucci nei giorni scorsi è stato chiaro: “abbiamo parlato con Aprilia, ma siamo vicinissimi la rinnovo con Ducati”. Sarà stato anche sincero? Un po’ il dubbio è venuto a tutti. Ma adesso il tema è comunque un altro: quell’Ape e la capacità di Aprilia di sfondare col sorriso anche in casa d’altri come ospite graditissima e al tempo stesso protagonista. Come nel Mondiale, insomma, dove non se l’aspettava e invece è arrivata lassù a giocarsela con gli imprendibili (ancora?) connazionali rossi senza dimenticare mai che sono ancora quelli dell’Ape. E che sanno ancora essere anche quei ragazzini dei tempi dell’Ape. Signori, è il segreto della genuinità.