“Mammamia quanti ricordi, lì per ogni uomo ci sono sette almeno sette donne”. Per Carlo Pernat, Goiania è un tema solo: divertimento. Sì, è lì che in questo fine settimana tornerà la MotoGP dopo anni “senza Brasile” e Carletto fa fatica a stare sul presente senza finire inevitabilmente per aprire il cassetto dei ricordi. Solo che tanti di quei ricordi non si potrebbero neanche scrivere, ma già questo basta a rendere l’idea che andare in Brasile con la carovana delle corse – almeno fino a qualche anno fa – significava sì lavorare, ma pure poterci affiancare ogni tipo di divertimento. Mettendo insieme, tra l’altro, l’attenzione atavica dei genovesi per le palanche e quella specifica e sicuramente più personale del libertinaggio: “con 500 Lire vivevi come Zeus”.
Sono passati tanti anni, magari è cambiato tutto…
Sì, sicuramente sarà cambiato, tutto cambia. Non poter essere più al seguito della MotoGP è qualcosa che ogni tanto mi pesa, anche se è stata una scelta comunque non subita ma presa, però non nascondo che se penso che loro saranno in Brasile e io a casa, al massimo a votare per il Referendum, allora un po’ di nervi mi salgono. Perché con il Brasile, ricordi particolari a parte, ho sempre avuto un rapporto speciale.
Cioè?
Lì c’è una passione per i motori incredibile. Pensa che ai tempi di Cagiva c’era un importatore che si chiamava Agrale che aveva un forza vendite impressionante occupandosi anche di Fiat e Brembo e che ci permetteva, nonostante quello fosse il regno di Honda, di vendere qualche migliaio di pezzi. Una volta facemmo un evento con Mamola e c’era un chilometro e mezzo di folla a applaudirlo. Lì è tutto gioia. Io iniziai a andarci nel 1988 al seguito del mondiale, ma, proprio per via di questo importatore, ero spessissimo in una città che si trova a 200km circa a nord di Porto Alegre, posso mapparti locali, ristoranti e night club con la stessa precisione di un GPS.
Sempre lì vai a finire, ma restiamo sulle corse…
Di aneddoti ne ho tanti, ti ho già detto di quella volta con Mamola. Ma in Brasile in genere si sono consumate grandi storie. Mi viene da sorridere, ad esempio, pensando a quella volta che, dopo qualche anno di stop, portarono il Motomondiale a Interlagos: c’era una curva pericolosissima con un muretto proprio lungo l’eventuale scivolamento dei piloti in caso di caduta e i piloti, giustamente, si arrabbiarono. Ma a quei tempi non è che la sicurezza fosse un tema, si doveva correre e basta e ci fu un primo mezzo tentativo di sciopero. Lawson e Reggiani erano arrabbiatissimi e ripetevano che non avrebbero corso, poi, nella confusione generale, l’uomo di Phillip Morris disse una roba tipo: “Ok, voi non correte, ma ricordatevi che da qui all’ultimo giorno della vostra carriera potrete scordarvi anche una minimissima collaborazione con Marlboro e Phillip Morris in genere. Il giorno dopo Lawson e Reggiani erano pronti con la tuta prima di tutti gli altri. All’epoca funzionava così, in questo siamo sicuramente andati a migliorare rispetto al passato. Però il Brasile, per me, è anche il posto dove ho seriamente rischiato d’essere preso a cazzotti da Giacomo Agostini perché ci eravamo innamorati della stessa persona.
Ossia?
T’ho fregato, hai subito pensato male. In verità è di Alex Barros che ci eravamo innamorati, io lo volevo in Cagiva e Ago lo voleva in Yamaha. Io sapevo che l’anno successivo sarei passato in Aprilia, così come lo sapevano, a livello di indiscrezione, molti di quelli che avevano un qualche ruolo da manager nel paddock. E, quindi, lo sapeva anche Ago che, per di più, era tranquillo perchè proprio in quei giorni a Goiania avevo la febbre e quindi ero chiuso in hotel. Ma volevo fare un ultimo regalo a Cagiva. Solo che Barros continuava a dirmi che avrebbe firmato con noi se anche io fossi rimasto, così inventai una bugia, negando dell’accordo con Aprilia e Alex firmò per correre con Cagiva dall’anno successivo: lo raggiunsi nel suo hotel nonostante le condizioni pietose in cui ero. Ci incontrammo di notte, tutto fatto molto velocemente. Due giorni dopo Giacomo Agostini era imbestialito, perché aveva cercato Barros con un contratto in mano, ma gli rispose che io lo avevo fatto già firmare. Belin, quella volta ho rischiato. Fermami, perché posso andare avanti per ore.
Eh già, è della MotoGP di adesso che torna in Brasile che dovremmo parlare…
Sicuramente è cambiato tanto, è cambiato il Brasile e è cambiata la MotoGP, però la passione sono sicuro che è rimasta la stessa e non vedo l’ora di sentire qualche commento dei piloti: resteranno entusiasti da quel modo che hanno in Brasile di vivere gli eventi. Vedrai: sarà una festa incredibile.
Ok, ma chi festeggerà più di altri?
Dopo la Thailandia mi viene da dirti solo due cose: abbiamo un fenomeno solo che è Marc Marquez, un pilota in forma pazzesca che è Marco Bezzecchi e un talento della Madonna che però è un po’ azzoppato dalla moto e è Pedro Acosta. Quindi è su loro tre che punterei.
Quindi sei tra quelli secondo cui Marc Marquez è ancora l’uomo da battere?
Come si fa a sostenere il contrario? Poi, per carità, sono il primo a dirti che per la primissima volta ho visto nei suoi occhi qualcosa di molto simile alla paura. Sia inteso, non paura di correre o della velocità, ma paura di quello che potrebbe essere. L’ultimo infortunio lo ha fatto soffrire tanto più di quanto si aspettava e era disposto a soffrire dopo tutto quello che aveva già sofferto e temo si sia ufficialmente avviato in lui quel tipo di pensiero razionale che sta alla base della decisione di smettere. Rinnoverà con Ducati, correrà ancora per un anno o due, ma penso che qualcosa in testa gli sia scattato. Se poi questo si tradurrà anche con un andare un po’ di meno non lo so. Di sicuro un Marc Marquez che va un po’ di meno va comunque molto più forte di tanti altri.
Marco Bezzecchi?
Il Bez è dentro un matrimonio perfetto. Quella scenetta lì di sposare la moto racconta, secondo me, esattamente quello che è: un campione acerbo che diventa campione uomo e trova la compagna perfetta dentro la famiglia perfetta per lui. Ci divertiremo.
Pedro Acosta?
Sa fare i miracoli, ma ha la moto che ha. Quindi vedremo con che costanza riuscirà a fare i miracoli. Di sicuro è un fenomeno.
Ducati, in ogni caso, può quindi stare tranquilla…
Sicuramente sì. Ma è anche vero che Ducati è un po’ il marito e padre di famiglia che tende a sfasciare tutto quando trova una nuova amante. Lì c’era un progetto buttato all’aria per Marc Marquez, hanno avuto ragione visto che hanno vinto e questo non si può negare. Ma vuoi che ora Marc Marquez non si chieda, sotto sotto, se non possa succedere a lui con Pedro Acosta la stessa cosa che è successa a Pecco con lui? Umanamente ci sta che se lo chieda.
Qualcuno ha anche provato a dire che Marc Marquez sta restando sul vago perché vorrebbe che Ducati prendesse in considerazione suo fratello Alex…
Questa è fantascienza, non scherziamo. Alex Marquez avrà probabilmente una KTM ufficiale e di sicuro Marc è il primo a esserne felicissimo. Guarda, se proprio devo mettere sulla bilancia del tiramento di culo le due cose – sempre ammesso che stiamo sul piano delle fantasie da bar –mi viene da dire che Marc potrebbe essere più infastidito dall’idea di ritrovarsi Acosta nel box l’anno prossimo che da quella di non ritrovarcisi il fratello.
Marco Bezzecchi, invece, sarà contento di ritrovarcisi Pecco Bagnaia se è vero, come si dice, che il 63 ha già trovato l’accordo con Aprilia?
Sono grandi amici, quindi all’inizio sì: saranno contenti entrambi. Poi ci sarà da capire come andranno le cose, perché essere amici e compagni di squadra è quasi più difficile di vincere un mondiale, ma vedremo. Di sicuro Pecco ha fatto l’unica scelta giusta possibile dal momento in cui ha capito o ha deciso che il tempo con Ducati è finito. Spero di sbagliarmi, ma per Pecco temo che questa potrà essere un’altra stagione difficile in quel box.
Anche Fabio Quartararo e Jorge Martìn, di fatto, vivranno da separati in casa…
Sono due strie molto diverse, però. Quartararo si vede proprio che non ne può più, credo che finiràla stagione perché comunque è un professionista, ma quella tra lui e Yamaha è una storia ormai proprio consumata e difficilmente lo vedremo dare ancora il 120%: ha fatto una scelta per il 2027 e in Honda vuole arrivarci sano e in forma. Tra Martìn e Aprilia, invece, non possiamo parlare di storia finita, ma di storia mai realmente decollata, però potrebbe essere comunque una gran bella stagione perché lui deve dimostrare molto e in Aprilia non sono tipi che se la legano al dito: gli daranno tutto quello che potranno dargli fino all’ultimo.
Il resto di questo stranissimo mercato?
Come la penso l’ho già detto proprio a voi di MOW: sarà anche vero che ci sono le firme su tantissimi precontratti, ma sono, appunto, “pre”. E quindi tutto può succedere. Però una cosa te la aggiungo: la MotoGP 2026 alla vigilia del secondo GP della stagione ha già un super campione del mondo che ha sbaragliato tutti: è Valentino Rossi.
Spiegamela…
S’è già garantito per il futuro due Ducati per il suo team e ha già piazzato i suoi due piloti di punta dell’Academy sull’Aprilia: significa essersi preso il futuro o comunque averci già messo la firma. Chapeau!