A Indian Wells il finale cambia volto, letteralmente. Quello che viene soprannominato il tennis paradise del circuito Atp e Wta risponde per la prima volta al nome di Jannik Sinner, che se avesse ceduto a Daniil Medvedev avrebbe comunque regalato al torneo un cambio di programma. Anche il russo, infatti, era a secco di vittorie nella Coachella Valley californiana, dopo esserci andato vicino altre due volte. Nel 2023 e nel 2024, infatti, aveva dovuto inchinarsi allo strapotere di Carlitos Alcaraz, ma possiamo affermare con certezza che la vittoria contro lo spagnolo in semifinale gli ha permesso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Ora, può dire di aver messo un punto allo streak di 16 vittorie consecutive del re del ranking. Nel suo discorso di ringraziamento, Daniil fa i complimenti a Sinner, ringrazia un pubblico che solitamente non lo ama ma che quest’anno si è schierato anche a suo favore, non si risparmia in fatto di complimenti al torneo – finalmente dotato di campi più veloci – e non manca nemmeno di fare una battuta. Dice di essere contento di non aver fatto arrivare Carlos in finale, perché lui come tutti ama vederli giocare, ma non a tal punto da lasciar transitare il numero 1 per assistere a un altro spettacolo da cardiopalma. Così, a Indian Wells Daniil Medvedev da prova della rinascita del suo tennis, un gioco che si era spento ma che oggi, a 30 anni, sembra aver imboccato la corsia di sorpasso, forte delle due vittorie, seppur minori, a Brisbane e Dubai. Del resto, un ex numero 1 può perdere lo smalto ma non il genio. Ora fanalino di coda della Top 10 ATP, punta a Miami dove il forfait di Nole Djokovic non aiuta se in tabellone ci sono sempre e comunque Carlos e Jannik.
Uno Jannik Sinner, quello di ieri, che se da un lato ritrova un vecchio avversario, dall’altro guarda avanti e, nel farlo, consolida ulteriormente la sua reputazione nella storia della racchetta. Sono sei i Masters 1000 conquistati in carriera, è ufficialmente completa la rosa dei 1000 sul veloce, in ottima compagnia, se si considera che Roger Federer e Novak Djokovic sono gli unici altri due a poter dire di aver fatto lo stesso. Cemento che è casa prediletta dell’altoatesino, soprattutto se indoor, ma che ieri ha individuato sotto il sole scottante di Indian Wells una voce fuori dal coro. Si riprende alla grande, di testa e solidità, dal 0-4 del secondo tie-break, e con un doppio 7-6 ci ricorda che nel tennis non è mai detta l’ultima parola. A volte sono proprio le rimonte a rendere il successo più godibile, quasi a sottolineare come la doppia fatica sia quell’ingrediente segreto per una vittoria memorabile. Di questo tipo di trionfi Jannik ne ha già fatto un biglietto da visita e forse proprio per questo le sconfitte a Melbourne e Doha – come qualsivoglia insuccesso – sembrano punti di non ritorno agli occhi di un pubblico che si professa intenditore. Succede puntualmente, quando qualcosa non va per il verso giusto, improvvisamente la giuria delibera e non è mai in positivo. Poi Jannik torna a fare Jannik e, come polvere, il chiacchiericcio viene spazzato sotto al tappeto. Indica il cuore, appena sotto al marchio della Nike che campeggia di nero sul rosa confetto del suo nuovo completo. Sorride e si volta verso il suo box, un “ce l’abbiamo fatta” silenzioso – come di consueto – stando attenti alla prima persona plurale. Il numero 2 al mondo vince quella che ai disattenti potrà sembrare una partita qualunque ma che in realtà potrebbe diventare un piccolo punto di svolta. Un incentivo con direzione Florida e poi gli altri appuntamenti di calendario, perché riprendersi dai ko è fondamentale, come è giusto abbracciarli e farli ammorbidire. Da grande appassionato (e testimonial) di Formula 1, conclude il suo speech con una dedica a Kimi Antonelli, che ieri ha trionfato per la prima volta al GP di Cina. Possiamo quindi serenamente dichiarare che domenica 15 marzo 2026 è stata una domenica nel segno dello sport italiano, come altre in passato e altrettante, ci auguriamo, in futuro. Di quelle da prime volte, più o meno importanti, che sia su una pista o un campo da tennis. Spinte da una voglia di replica che si manifesterà presto, per Jannik Sinner, al Miami Open. Occhi sulla Magic City, per un altro giro di boa che forse ci regalerà, dopotutto, un altro spettacolo al cardiopalma.