È bastata la prima vittoria in carriera a Kimi Antonelli per diventare l’Ayrton Senna dei social. Prima la presunta somiglianza estetica, adesso le coincidenze rispetto ai numeri che hanno caratterizzato le vite e le carriere dei due piloti. I social sono impazziti e ci basta riportare il testo di un post per farvi capire di cosa parliamo: “Due epoche, lo stesso numero 12. Bologna, 1994: il mondo saluta Ayrton Senna. Bologna, 2006: nasce Kimi Antonelli. Il 1994 e il 2006 distano 12 anni, il numero di gara di Kimi è il 12, così come quello di Senna, e i due si somigliano molto. C’è qualcosa che va oltre la coincidenza, uno sguardo, un gesto, quella pioggia di champagne sul podio che sembra arrivare da un’altra epoca, un’eco dal passato. Magia pura. Kimi non corre soltanto, ascolta quel richiamo lontano, trasforma l’ammirazione in sogno che prende forma, e curva dopo curva scrive il futuro di qualcosa che non ha mai smesso di esistere”. Così tale Marco Mauri in uno dei tantissimi gruppi Facebook a tema Formula 1, “Formula 1 Club - Italia”.
Non è l’unico, anzi. Le stesse parole sono state riprese da milioni di utenti in giro per il mondo, con sempre la stessa immagine di copertina: da un lato Kimi in tuta rossa, quella del team Prema che l’ha portato dalla F4 alla F2, dall’altro Ayrton, con la stessa tuta rossa ma direttamente dagli anni vissuti in McLaren.
Li abbiamo letti in italiano, in inglese, in francese e pure in portoghese. Tutti i post inneggiano al presunto parallelismo tra i due, appellandosi a coincidenze che non possono essere soltanto tali, ma appositamente frutto del destino. Roba che, dopo averne ritrovati una decina nell’home page, ti manda fuori di testa. Complottismo 2.0, questa volta applicato al motorsport. Eppure, basta poco per smontare tutte queste identiche teorie: tanti dei fatti riportati non hanno nulla a che vedere col destino, ma semplicemente sono così perché Kimi in primis ha voluto fossero così.
Ayrton è il suo idolo, dice di conoscerne quasi ogni aspetto della sua vita e, per tale motivo, ha scelto di correre col suo numero, il 12, onorandone la memoria. E per la stessa ragione, alla sua prima volta sul podio, a Montreal, ha deciso di esultare come sempre faceva il brasiliano: doccia di champagne, letteralmente dalla testa ai piedi.
La cosa che fa più ridere, però, è un’altra e bisogna tornare indietro alla seconda metà di stagione del 2024: Franco Colapinto sostituisce Logan Sargeant in Williams, iniziando la sua avventura in Formula 1 fortissimo. E indovinate cosa? Il nuovo Senna, quella volta, era proprio l’argentino, sudamericano come il grande Ayrton e simile a lui a livello estetico in qualche posa.
In questa Formula 1 i giovani diventano tutti il nuovo Senna, ma quando iniziano a faticare ecco che il paragone non regge più. D’altronde, c’è qualcuno che si sognerebbe di paragonare Colapinto a Senna dopo la scorsa stagione, con tutto il rispetto per Franco? Magari dalla prossima inizierà a dominare ogni gara per altri dieci anni, ma risposta è semplice: no. E soprattutto, nessun confronto dovrebbe esistere, a prescindere dalle prestazioni e da coincidenze fatte passare come destini segnati.
Stessa cosa vale per Antonelli: magari ne emulerà le vittorie e l’Italia intera se lo augura, ma rimarrà sempre e solo Kimi. Che poi, vista l’affezione al suo idolo in alcuni casi abbia scelto di onorarne la memoria, quello è un altro discorso. E siamo sicuri che lo stesso Antonelli sia dello stesso pensiero. Il vero auspicio, invece, dovrebbe essere un altro: chissà che, un giorno, non possa diventare lui stesso l’idolo delle prossime generazioni.