Kimi Antonelli aspetta un attimo prima di scendere dalla sua Mercedes. Infila le mani nel casco, abbassa quasi tutta la visiera perché probabilmente sta piangendo. Poi si prende qualche altro secondo, slaccia le cinture e sale in piedi sulla sua W17 alzando il pugno verso il cielo. È la sua prima vittoria in Formula 1, conquistata dominando per gran parte della gara.
Ha gestito benissimo ogni cosa, senza commettere la minima sbavatura se non per un piccolo bloccaggio sul finale, scacciando quei fantasmi che lo inseguivano sin dal termine delle qualifiche, consapevole di avere la macchina migliore ma di non potersi permettere alcun passo falso. Esulta, si libera della pressione e corre verso i suoi meccanici. Salta su di loro, gioisce. Poi, intervistato da David Coulthard non riesce nemmeno a parlare. Piange di gioia dopo aver realizzato il suo sogno.
C’è da aspettare qualche minuto prima di ascoltarlo, di capirne le sensazioni e, soprattutto, le emozioni. “L’avevo promesso all’Italia, alla fine ce l’abbiamo fatta”. E c’è anche spazio per una risata quando, nel retropodio, parlando con Stefano Domenicali afferma “Mi son cagato addosso”, ricordando quel bloccaggio arrivato a due giri dal termine della gara, finito lungo in staccata dopo il rettilineo che porta in curva 14.
Poco male, per un allarme rientrato immediatamente. Sale sul podio, l’inno di Mameli suona per un pilota a vent’anni dall’ultima volta, quando Giancarlo Fisichella trionfava in Malesia e lui non era ancora nato. Una vittoria schiacciante che riporta l’Italia in alto, dopo anni di delusioni e di speranze mai confermate.
Ha vinto in Formula 1 come solo i più grandi hanno saputo fare, con tanto di hat-trick vista la pole position del sabato e il giro più veloce arrivato in gara. Un segnale in vista del 2026, una stagione che promette tanto anche per Kimi, che sorridendo parla di Mondiale nonostante ammetta di voler pensare, com’è giusto che sia, gara per gara.
È poi un successo anche per Toto Wolff, che nel bolognese ci ha creduto prima di tutti quanti: l’ha portato alla Mercedes quando era ancora un bambino, che però già demoliva tutti quanti nei kart, ha creduto in lui dopo una stagione difficile in Formula 2, fin qui l’unica vera della sua carriera, e lo ha portato in Formula 1 a diciott’anni senza esitare.
Salutato Lewis Hamilton c’è Kimi Antonelli, non si discute. Non contano nulla i chiacchiericci di chi dice sia troppo giovane per un team ufficiale, che senza esperienza non potesse fare nulla di buono. Kimi risponde in pista con una gara da fenomeno all’esordio in Australia, sotto la pioggia, poi con il primo podio in Canada e le prime battaglie per la vittoria. Ci sono state anche le difficoltà, com’è normale che fosse, ma né pilota né squadra hanno mai mollato. E oggi, dopo aver fatto la storia in qualifica, arriva il successo in gara.
Sul podio con lui, quasi come se ci avesse messo mano il destino, c’è Lewis Hamilton, che nel parco chiuso lo abbraccia e lo incorona dopo aver conquistato il suo primo podio con la Ferrari, terzo e alle spalle dell’altra Mercedes di George Russell.
Classe 2006, fenomeno vero. È la storia di un ragazzino che realizza uno dei suoi sogni. E che alla fine ha fatto emozionare una nazione intera.
Grazie, Kimi. Ci hai fatto sognare insieme a te.