Biennale di Venezia: arte come tarallucci e vino?
L’antefatto: Pietrangelo Buttafuoco mette in scena una Biennale di Venezia in cui sono presenti Russia, Iran e nessun italiano. Seguono balzi sulla sedia del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli (non avvisato da Buttafuoco) e di Giorgia Meloni. Buttafuoco (delirando, per chi scrive, uno sgalambriano) parla di arte come “tregua”. Ma quando mai? Cosa è questo aberrante concetto di arte come tarallucci e vino? La Biennale di Buttafuoco non è affatto una tregua: ricalca passo passo le alleanze della Seconda Guerra Mondiale, compresa la Russia, che con la Germania nazista aveva un patto di non belligeranza (patto violato da Hitler, che insieme alle leggi razziali costituiscono i due errori che i fascisti rimproverano a Hitler, o non lo sapevate?).
Le piramidi sul frigorifero
La Biennale di Buttafuoco non è una biennale di tregua, bensì una Biennale di guerra, una guerra contro quell’Occidente degenerato “contro” il quale Buttafuoco si è convertito all’Islam, non certo per una qualche simpatia con Allah, bensì perché – tesi sostenuta non solo da Buttafuoco – i veri ariani sarebbero i persiani, ossia gli iraniani. L’asse Iran-Germania Ariana è cosa nota, e non a caso Buttafuoco ricorda al Ministro Giuli le comuni letture di René Guénon, esoterico per dilettanti, massoni casalinghi e riunioni odorose di cavoli con piramide sul frigorifero: oggi la vera sapienza risiede nella fisica teorica, altro che Guénon.
Ma quale tregua e tregua!
Asia (ossia Pearl Harbour e la Cina dei giorni nostri), Sudamerica, Iran, Russia: praticamente è la Biennale dei BRICS, una Biennale che dichiara guerra totale all’Occidente. Infatti, da sinistra arrivano le difese di Buttafuoco, a cominciare da Michele Serra, pronto a spadellare le uova del drago in caso venissero lanciate contro Buttafuoco. Non è un mistero: la collaborazione di Buttafuoco con Repubblica provocò scandalo a Panorama. Il buffo di tutta questa vicenda è che alla Destra colta, ossia la Destra della narrazione dei vinti e della Storia scritta dai vincitori, la Biennale di Venezia dovrebbe piacere: essa è tanto antioccidentale quanto lo erano gli ex comunisti. Se non fosse che, nell’attuale scacchiere geopolitico, Giorgia Meloni è trumpiana e la Biennale di Buttafuoco, per come è pensata, è uno scandalo culturale legittimo. Mi auguro che se ne dibatterà molto, perché questo devono essere la Cultura e l’Arte: guerra di pensieri, altro che tregua.