Siamo partiti da Clesio Gomes Tavares, dal suo alias, siamo arrivati poi alla prima società di Lavitola, Future Awaits Holding, poi, cercando di sbrogliare il groviglio aziendale dell'uomo accusato di essere il mandante della bomba a Ranucci siamo arrivati a lui. Mister X, l'Africano, Benjamin Chimutengo, per gli amici Ben, lo chiamava così Valter Lavitola domenica quando ci ha chiamato per metterci in guardia dalle sue rivelazioni. Un giorno prima di essere arrestato premura dell'ex direttore de L'Avanti è stata quella di chiamarci, per parlare proprio di lui, per screditarlo. Un curriculum chilometrico, una laurea in Inghilterra e il business dei carbon credit in mano, per anni Benjamin Chimutengo è stato il più stretto emissario di Valter Lavitola, il suo socio, nel continente nero. Una partnership iniziata nel 2022, partita dai safari ma passata rapidamente ai più redditizi crediti di carbonio, poi incrinata bruscamente quando Chimutengo ha iniziato a sentire puzza di qualcosa di strano. Lo abbiamo rintracciato per primi e ci siamo fatti raccontare la sua versione, lungo una strada africana ancora inesplorata.
L'inizio del rapporto
Quando ha conosciuto il signor Lavitola?
L'ho conosciuto nel 2022.
E come?
Verso marzo 2022 me lo presentò un analista che collaborava con me. Me lo presentò come un investitore facoltoso, perché veniva qui per la caccia sportiva ed era, a suo dire, in contatto con leader internazionali. In quell'incontro — di cui ho delle foto — mi mostrò immagini di sé insieme al presidente russo Vladimir Putin, credo durante una battuta di caccia. Mi mostrò foto con Xi Jinping e con Berlusconi. Poi mi disse di essere in contatto con il presidente Lula. Raccontava di voler investire in Zimbabwe, nel settore della caccia, safari e voleva acquistare un terreno agricolo di circa 5.000 acri.
Siete entrati in contatto perché lei lavora nel settore dei carbon credit?
Esatto, sono stato presidente di una banca per sei anni. Quindi mi occupo di servizi finanziari e, tra le altre cose, anche di intermediazione di crediti di carbonio. Ho anche contribuito a scrivere, per conto del governo dello Zimbabwe, la normativa sul carbonio. Verso luglio 2023, in concomitanza con una conferenza che ho organizzato a Victoria Falls, mi disse di avere investitori interessati al carbonio, citando una società brasiliana, OMISSIS, vicina a Lula che voleva acquistare grandi quantità di crediti. Gli dissi che, se volevano investire, non c'era problema. Così siamo passati dalla caccia e i safari ai carbon credit.
Qual è il collegamento tra crediti di carbonio, safari e le altre attività?
È stato un cambiamento radicale rispetto a come eravamo partiti. In Zimbabwe gestivo, per conto del governo, la concessione di caccia di Victoria Falls. Quando abbiamo iniziato a parlare di caccia, l'interesse era quello. Il progetto è cambiato dopo la conferenza che ho organizzato a Victoria Falls, il Forum Africano sui Crediti di Carbonio Volontari 2023, se ne trovano tracce anche sul mio profilo LinkedIn. Da lì lui propose una partnership: in Future Awaits io sarei diventato il country director, avrei cercato i terreni e sviluppato il progetto, lui avrebbe portato i capitali.
Quando è iniziata quindi la collaborazione con Future Awaits?
Più o meno nello stesso periodo. La partnership era nata nel 2022 su terreni agricoli e caccia, ed è passata al carbonio dopo la conferenza nel luglio 2023.
Aveva informazioni su di lui, nel 2022 o prima? Sapeva chi fosse Lavitola?
No, non sapevo chi fosse Valter Lavitola, non ne avevo mai sentito parlare.
Ha poi raccolto informazioni su di lui, dopo il 2022, prima dello scandalo attuale?
Le racconto meglio il contesto. Quando abbiamo iniziato con il carbonio, per via del mio profilo professionale, mi mandò in Camerun a negoziare un accordo con alcuni interlocutori locali; portai a termine la trattativa e tornai in Zimbabwe. Al rientro, mi fu presentato suo figlio, Giuseppe Lavitola. Il rapporto tra Lavitola e il figlio era altalenante: a volte il padre chiedeva di inserire il figlio nella società, poi il figlio stesso mi chiamava per chiedere di togliere il proprio nome.
Firmammo poi un accordo, un documento firmato in Italia con OMISSIS. Hanno costituito una nuova società, OMISSIS. Da lì fui incaricato da Giuseppe e da Lavitola di avviare due nuove società in Sudafrica: Afrocarbon Solutions e Future Awaits South Africa. Sono amministratore di entrambe.
Il giro di bonifici
Quindi, in ordine: prima Future Awaits Zimbabwe, poi Afrocarbon, poi Future Awaits South Africa, più OMISSIS in Italia.
Ero amministratore, insieme a OMISSIS, di Afrocarbon Solutions in Sudafrica, e amministratore anche di Future Awaits SA insieme a Lavitola.
Secondo l'accordo, OMISSIS avrebbe dovuto rilevare Future Awaits Zimbabwe. I fondi destinati all'Africa arrivavano quindi da OMISSIS sul conto di Afrocarbon Solutions, di cui sono amministratore.
Quanto denaro, all'incirca?
20.000 euro al mese; in totale credo circa 270.000 euro.
Non ha mai saputo da dove provenisse quel denaro?
Il denaro arrivava tramite OMISSIS, una grande società italiana, quindi presumevo provenisse da una fonte legittima. Il denaro arrivava su Afrocarbon e poi, su istruzioni di Lavitola, lo giravo in tre direzioni: in parte in Camerun, in parte in Brasile e in parte sul nostro conto in Sudafrica, di cui lui era l'unico amministratore. A un certo punto gli chiesi: perché non mandare i fondi direttamente dall'Italia al Camerun? Perché non direttamente a Future Awaits South Africa? Perché farli passare da me e poi farmeli ridistribuire ovunque? È lì che sono sorti i problemi: ho segnalato la questione in Sudafrica per possibile riciclaggio e ho fatto congelare i conti. Chiesi documentazione che attestasse la legittimità delle attività in Camerun, dove Gomes era il general manager.
Fu proprio su questo punto che Lavitola disse, in sostanza, di avere dei problemi, di essere stato tratto in inganno da altri, di aver fatto molto per Berlusconi e di temere che, se avesse fornito prove, ne avrebbero risentito sia Berlusconi sia Lula — per questo il figlio sarebbe subentrato al suo posto. È per questo che nei contratti compaiono le firme di OMISSIS, OMISSIS e Giuseppe, mentre io compaio solo come garante. Da lì sono nati i problemi: ho congelato i conti in Sudafrica, ho denunciato la vicenda alla polizia sudafricana e ho fatto lo stesso in Zimbabwe. Lì il settore dei crediti di carbonio è regolamentato in modo molto rigoroso, quindi abbiamo voluto verificare la provenienza dei fondi, per evitare implicazioni di riciclaggio. Ho chiesto al nostro Ministero degli Esteri di interpellare l'ambasciata in Italia.
E cosa ha scoperto con le verifiche
Sono andato personalmente all'ambasciata qui in Zimbabwe e ho consegnato i certificati penali sia di Lavitola sia di OMISSIS. Lui risultava pulito, ma quello di Lavitola, invece, mi dava l'impressione di essere stato alterato: aveva un procedimento pendente in Italia e aveva falsificato il certificato per farlo sembrare privo di precedenti. Chi ha precedenti di quel tipo non può operare nel settore dei carbon credit in Zimbabwe, trattandosi di strumenti finanziari particolarmente sensibili. Fu lui stesso a organizzare, poco prima di natale nel novembre 2025, l'appuntamento con l'ambasciatore, mentre insistevamo per avere prove chiare a supporto dell'investimento. Quando siamo arrivati in ambasciata, il personale sembrava piuttosto spaventato e ci disse che non spettava a loro darci un parere legale, ma di essere molto cauti nei rapporti con lui, “be careful” (circa un mese dopo la bomba a Ranucci).
E che avete fatto a quel punto?
Abbiamo quindi segnalato la vicenda alla divisione reati commerciali della polizia. Lavitola mi mise poi in contatto con OMISSIS, responsabile immobiliare di OMISSIS (importante società di consulenza) in Italia, che avrebbe dovuto verificare i contratti firmati in Zimbabwe. Coinvolgemmo anche una società di revisione contabile, che condusse una verifica internazionale e concluse che Lavitola non era idoneo a operare in questo settore. Il nostro Ministero degli Esteri ci scrisse poi ufficialmente, informandoci che Lavitola sarebbe stato coinvolto in passato in un caso di estorsione ai danni di Berlusconi e nella sottrazione di circa 20 milioni di euro allo Stato, e che sarebbe noto per la costituzione di società di comodo in diverse giurisdizioni a fini di elusione fiscale. Ci fu raccomandata la massima cautela. È in quel contesto che abbiamo iniziato a chiedere prova della provenienza dei fondi, dato che lui aveva dichiarato al governo dello Zimbabwe l'intenzione di investire 20 milioni di dollari. Di fronte a queste richieste, iniziò a sottrarsi.
Quindi chiedemmo per iscritto quale fosse esattamente il rapporto con Lavitola. Dichiararono di non conoscerlo, cosa che ci parve un segnale d'allarme.
La rottura
Ora quali sono i suoi rapporti con Lavitola?
Ora Lavitola ha cercato di farmi estromettere dalla società per cui avevo lavorato tre anni, usando la mia auto, i miei uffici e le mie risorse personali in attesa dei fondi promessi. Avevo fiducia, basata sul fatto che, secondo l'accordo, 350.000 euro sarebbero dovuti arrivare da OMISSIS, la stessa società che mi inviava fondi in Sudafrica. Questa fiducia è venuta meno quando OMISSIS ha iniziato a dire di non conoscere Lavitola, e quando Giuseppe si è progressivamente allontanato dalla società, fino a non rispondere più alle mie chiamate. È lì che è iniziato davvero il problema.
(Nella successiva telefonata con MOW, Lavitola fornisce una versione radicalmente diversa di questa vicenda. Descrive l'intervistato come un collaboratore di lunga data, a cui avrebbe regalato il 10% della società per l'ottimo lavoro svolto. Secondo Lavitola, qualche mese prima di Natale l'intervistato avrebbe iniziato a “fare storie su mille cose” e si sarebbe accordato con una società terza per costituire un trust a tutela delle comunità locali, stipulando un contratto non consentito dal codice etico dei carbon credit. Lavitola sostiene che, resosi conto di essere diventato indispensabile al progetto, l'intervistato lo avrebbe messo di fronte a un ricatto: vendergli la propria quota del 10% per 400.000 euro, oppure ricevere in cambio il 90% di Lavitola per soli 30.000 dollari. Lavitola afferma di aver reagito duramente, per poi risolvere la situazione con un pagamento di 5.000 dollari, dopo il quale l'intervistato sarebbe tornato a lavorare per la società.)
Quindi ci sono due nodi principali: uno riguarda il denaro che da OMISSIS arrivava fino al Camerun passando per più paesi; l'altro riguarda il fatto che Lavitola diceva di essere in contatto con OMISSIS, ma nessuno lì sembrava conoscerlo.
OMISSIS era presente insieme a Lavitola, a me e ad altri in diverse occasioni. Che poi dichiarasse formalmente di non conoscerlo mi è sembrato un segnale d'allarme. OMISSIS ha una consulenza in atto con Valter ma personalmente non lo conoscono?
Quindi lei dice: formalmente OMISSIS e Lavitola avevano un rapporto professionale, ma a livello personale non lo conoscevano?
Lo conoscevano, ma per iscritto hanno preferito dire di no, pur essendo stati insieme in diverse chiamate con me. Avevo iniziato a chiedere tutto per iscritto, anche a OMISSIS, su quale ruolo avesse Lavitola nella struttura, dato che non compariva formalmente. Mi chiedevo perché comunque avesse un ruolo così centrale nella gestione della società. Ho anche ricevuto messaggi dal suo legale, dicendo che Valter a un certo punto avrebbe coinvolto delle forze dell'ordine locali per farmi allontanare. L'ultimo messaggio, in italiano, riguardava una richiesta di 20.000 dollari da un agente per “liberarsi” di me. Questo è successo intorno a ottobre 2025. Una delle mie auto è stata anche manomessa perché esplodesse, i gas di scarico erano stati fatti confluire nel serbatoio del diesel.
Lavitola mi aveva chiesto di pagare, con fondi della società, il proprio safari di caccia personale, circa 9.300 dollari. Gli feci notare che quei fondi erano destinati ai progetti sul carbonio, non a spese personali. Mi rispose che un medico in Italia gli aveva dato pochi mesi di vita e che voleva andare a caccia per “vivere più a lungo”, cosa che mi è parsa poco credibile, trattandosi comunque di un uso improprio di fondi societari.
Chi è Clesio Gomes Tavares?
Parliamo di Clesio Gomes Tavares. Quando lo ha conosciuto?
Alla COP29 a Baku, circa due anni fa, a novembre.
Che ruolo aveva per Lavitola?
Clesio fu presentato come il referente per il progetto in Camerun, e anche come una sorta di responsabile della sicurezza personale di Lavitola. Mi disse che, in caso di problemi, “avrebbe mandato Clesio”. In un momento di disaccordo, fu proprio minacciato l'invio di Clesio.
E l'ultima volta che ha avuto sue notizie?
Mi ha scritto una email dal Camerun dicendo che intendevano parlare di presunti danni economici legati a mie azioni. Sto ancora aspettando l'eventuale causa legale.
Quando è arrivata questa email?
Mi scrisse nell'aprile 2026.
E l'ultima?
È stato l'unico contatto diretto tra me e Clesio.
È al corrente della situazione di Lavitola in Italia in questo momento?
Non lo so, non gli parlo da quando abbiamo iniziato la causa in tribunale. Sto ancora affrontando i suoi legali qui in Zimbabwe: pare abbia dato istruzioni per rallentare la causa nei tribunali locali. Gli ho detto che così facendo si rischia solo di logorare l'azienda, e che io ci ho investito tempo e risorse. Il governo ha chiesto la sua rimozione dalla società, ma lui si rifiuta e continua a occupare tempo nei tribunali — non credo che vincerà, ma nel frattempo rallenta tutto.
Chi pagava Clesio? Lavorava per Future Awaits Holdings?
Ero io a inviare i fondi, che mi arrivavano e che poi giravo a Clesio in Camerun, ero io a gestire questi pagamenti. Cifre tra i 25.000 e i 35.000.
Solo una volta?
No, più volte. Il denaro era destinato, secondo quanto mi veniva detto, allo sviluppo dei progetti sul carbonio e al pagamento di tasse, finché non ho chiesto prove concrete dell'effettivo utilizzo.
Può dimostrare quanto dice sui bonifici tra OMISSIS e lei? Ha delle copie?
Sì, ho tutto: i fondi arrivavano a me, ero io a gestire i conti, ho tutti gli estratti conto. (Valter Lavitola durante la sua telefonata ha anche detto che Chimutengo lo aveva avvisato di aver informato l'Interpol, secondo Lavitola solo una velata minaccia nei suoi confronti)
Può inviarcele?
Sì. Faccio questo perché ritengo importante mostrare che non tutti i paesi e le persone africane sono corrotti o corruttibili. Abbiamo imparato a difendere le nostre posizioni anche di fronte a pressioni e intimidazioni, e non accetteremo denaro da fonti dubbie, per quanto le nostre condizioni economiche possano essere difficili. Avrei potuto facilmente accettare somme importanti, ma abbiamo scelto di fare domande e chiedere garanzie sulla provenienza dei fondi. Ho la sensazione, pur senza poterlo affermare con certezza, che ci sia una rete di interessi che ha convenienza a non isolare Lavitola.