Gomes Clesio Tavares è l'uomo nell'ombra della vicenda Ranucci-Lavitola. È il centro di gravità dell'inchiesta, lo snodo fra il commando di esecutori e il presunto mandante. Di lui si sa pochissimo, è in Camerun da subito dopo l'attentato, sappiamo che, secondo gli inquirenti, è un uomo “intraneo al Clan Russo di Nola con la specifica funzione di riscossione crediti mediante intimidazione e violenza”. Ed è proprio al carcere di Secondigliano che, nel 2015, incontra Valter Lavitola.
Ma su YouTube, abbiamo scovato alcuni video del factotum dell'ex direttore dell'Avanti!, video che fanno emergere di una sua seconda vita, che ci mostrano lui, la sua voce, anche in un certo senso la sua debolezza, ma non solo.
Clesio Gomes Tavares, tra le altre cose, è stato anche un lottatore di MMA. Una carriera a dire il vero abbastanza breve e modesta. Si allena in una palestra di Nola e disputa due incontri, entrambi nel main event del Ludus Magnus di Forte dei Marmi, entrambi persi piuttosto malamente. Del match d'esordio, quello per la cintura International Ludus Magnus Championship contro il marocchino Ihab El Romani, ci sono anche due video. Il primo è una presentazione, una sorta di preview dell'incontro dove Clesio maltratta un sacco da boxe in una palestra e poi, in un italiano stentato, si presenta come Clesio “CK”, preludendo a una sua vittoria della cintura.
Previsioni a dir poco disattese. Infatti nel secondo video, quello integrale dell'evento, c'è tutta la sua (breve) prestazione nell'ottagono. Entra, spavaldo e scultoreo, nella gabbia con i guantini bianchi e i pantaloncini grigi. Poi, a dispetto dell'estetica minacciosa, neanche il tempo del suono della campanella e va al tappeto con un gancio sinistro che chiude l'incontro. L'avversario lo colpisce a tradimento mentre Clesio gli porge la mano e a poco servono le proteste con l'arbitro e le scuse di El Romani, la carriera da lottatore dell'uomo con la katana si apre con un impietoso 0-1. Ah, poco meno di un mese dopo il suo avversario Ihab El Romani, operatore ecologico marocchino residente nel lucchese che nel 2010 è scampato ad un tentato omicidio, viene sospeso per una positività a una serie di sostanze, tra cui il clenbuterolo, i metaboliti della cocaina, efedrina e testosterone.
Il secondo incontro avviene un anno dopo, sempre durante un evento Ludus Magnus, contro tal Alexander Alcantara, e almeno in questo caso Clesio ci mette 3 minuti e 34 prima di andare al tappeto e chiudere, pare, la sua breve carriera nelle arti marziali miste.
Ma c'è un altro dettaglio in questa storia. Clesio “CK”, così si presenta nel video il camerunese, mentre nei database di MMA come FightTime e Sherdog il peso massimo risulta come Ckuidjeu Tchoukoua, non con il solito Clesio Gomes Tavares. Un nome che era già saltato fuori poco tempo fa, quasi distrattamente, in un articolo del Messaggero che parlava di Clesio come un uomo che, “dal suo arrivo in Italia, ha cambiato diverse identità e più volte è stato colpito da decreti di espulsione”. Poi, ne rivela uno: “Con il nome di Tchoukoua Ckuidjeu non ci sono precedenti, ma solo controlli del territorio alla frontiera e denunce per violazione della legge sull'immigrazione”. Un cognome, Tchoukoua che secondo il portale forebears è originario e diffuso proprio in Camerun.
Una seconda identità per una delle tante vite di Clesio Gomes Tavares, uno che sembra uscito dritto dritto da un film di Tarantino o di Guy Ritchie, noir e grottesco allo stesso tempo. Come quella foto che lo ritrae in piedi, statuario, petto nudo e katana sguainata, manco fosse un John Wick in salsa afropartenopea. E, a proposito di cinema, tra le varie carriere tentate dall'uomo di Lavitola c'è anche quella di attore. Ckuidjeu Tchoukoua appare infatti come accreditato nel cast di Nero, il film d'esordio alla regia di Giovanni Esposito, il Mariano Apicella di Paolo Sorrentino. Nero, come uno dei suoi soprannomi, O' Nir, e il suo ruolo ha un nome che è tutto un programma: Bisonte. Un soprannome che si allinea perfettamente all'iconografia muscolare del personaggio, in una storia criminale ambientata proprio nel suo territorio d'elezione, il litorale casertano.
Che folle parabola quella di Gomes Clesio Tavares. Un giorno, forse, un film su di lui andrebbe girato davvero. Sarebbe il perfetto antieroe di un B-movie d'azione: criminale, bodyguard di cantanti neomelodici, lottatore sfortunato, attore per caso e factotum nella “scatola nera” della storia giudiziaria italiana. E chissà, ancora, quanti tasselli, quante storie e quante identità ci mancano...