Er pasticciaccio brutto de Viale Mazzini ha due nomi e due cognomi: Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola, l’uno anima e conduttore di Report su Rai Tre e l’altro imprenditore, accusato di essere il responsabile dell’attentato dinamitardo al giornalista lo scorso ottobre. E fin qui tutto come in tanti altri casi simili, non fosse per un elemento non da poco: i due, lo dice lo stesso Ranucci, sono amici.
La notizia aveva avuto un’incredibile eco mediatico, sia per il tipo di inchieste portate avanti dal programma di Ranucci che per il fatto in sé, l’attacco a una voce dell’informazione. Il tempo di arrivare a giugno, che riguardo la bomba inesplosa davanti l’abitazione di Ranucci, la Procura di Roma formula un’ipotesi: Lavitola avrebbe affidato a un dipendente del suo ristorante, il 47enne di origini camerunensi Clesio Tavares Gomes, di trovare una persona in grado di reperire esplosivi e farli esplodere fuori dalla casa di Ranucci. A quel punto, Gomes sarebbe stato fatto partire per il Camerun, anche se Lavitola sostiene sia lì per motivi personali.
Secondo la Procura i due avrebbero effettuato un sopralluogo a casa di Ranucci il 15 settembre; anche qui Lavitola nega, sostenendo che fosse normale trovarsi lì, dato il rapporto che aveva con il giornalista. Così come era normale che con lui ci fosse anche Gomes, essendo suo stretto collaboratore e factotutm. L’ex direttore de L’Avanti nel frattempo, ha ribadito di avere con Sigfrido Ranucci un rapporto di amicizia fraterno.
Ora, alla luce di questa vicenda, la Rai ha preso una decisione: sospendere le repliche estive di Report, “a tutela di un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico”. La stessa nota assicura poi che Report tornerà a novembre, ma la redazione non ci sta: la Rai che sospende la trasmissione in attesa che si chiarisca la posizione di Ranucci è una “censura senza precedenti”, estrema conseguenza di un’azione di pressione che è andata avanti per anni, culminata con la richiesta di Fratelli d’Italia di svolgere un’indagine interna alla Rai su Report. Una decisione, continua il comunicato della redazione, che avviene prima che la magistratura si sia pronunciata su Ranucci, il quale è tra l’altro parte lesa in un procedimento giudiziario. Il comunicato della redazione non manca nemmeno di ricordare che la decisione è stata presa in concomitanza con la richiesta di Libero sull’opportunità di trasmettere le repliche.
Infatti gongola Sallusti in prima pagine su Libero: nessuno si azzardi a parlare di censura, si tratta piuttosto di un “atto dovuto” per salvaguardare la reputazione dell’azienda e proteggere i telespettatori. Ranucci, a conoscenza o no del “finto attentato” organizzato dall’amico Lavitola per “alzargli le quotazioni”, non sarebbe conciliabile con il ruolo di conduttore di una trasmissione d’informazione del servizio pubblico. Una trasmissione fuori controllo, scrive Sallusti, al servizio di un “clan privato che rispondeva unicamente al suo guru che oggi si scopre avere avuto ed avere tutt’ora interessi politici precisi, amicizie pericolose e ambizioni personali - politiche - che nulla hanno a che fare con il giornalismo d’inchiesta”. L’attentato dunque, non sarebbe quello a Ranucci, quanto quello che ha sventato la Rai ai danni di chi paga il canone.
Chissà se lo stesso criterio che usa per Sigfrido Ranucci, Alessandro Sallusti, direttore di Libero, lo applica anche al suo editore Antonio Angelucci. Perché se è di soldi pubblici che parliamo, non lo sono certo solo quelli del canone Rai: cosa penserà perciò l’integerrimo Alessandro Sallusti del più grande assenteista del Parlamento? Siamo oltre il 99% delle sedute saltate, mica roba da novellini: non è infatti la prima legislatura in cui succede. Ordunque, cosa scriverebbe Sallusti? Che Angelucci è incompatibile con l’incarico politico? Che gli elettori, così come i lettori delle sue testate, non meritano di essere vittime di questo “attentato” da parte del deputato leghista alle loro tasche? In fondo, oltre a essere il più grande assenteista, Angelucci è solo il parlamentare più ricco d’Italia.