In casa Volkswagen è scattato l'ennesimo allarme rosso. Lo scorso agosto Byd Seal U DM-i, il Suv realizzato dalla casa automobilistica cinese Byd, ha conquistato il primo posto tra le auto ibride plug-in più vendute in Germania, con 1.280 immatricolazioni, contro le 1.161 della Volkswagen Tiguan, suo punto di riferimento e competitor più ravvicinato. Questo episodio racconta tantissimo delle dinamiche in corso in Europa. Già a giugno e luglio questo Suv cinese aveva preceduto la rivale tedesca, rispettivamente con 1.782 e 1.821 unità contro 1.374 e 1.379 della Tiguan. Il fatto più interessante, però, è un altro: la Cina non sta più utilizzando l'ibrido plug-in soltanto come ponte verso l'auto elettrica. Lo sta trasformando in uno strumento per conquistare direttamente il mercato europeo. Dopo aver messo una seria ipoteca sul fronte delle auto elettriche, Pechino ha lavorato e sta ancora lavorando, per estendere il proprio dominio anche su un nuovo segmento: quello riguardante le auto ibride.
A maggio Byd è diventato il principale costruttore per immatricolazioni di Phev in Germania, con 4.290 vetture e una quota del 15,35% del segmento. E mentre la Seal U continuava a correre, altri modelli della gamma Dm-i iniziavano a conquistare spazio, dall'Atto 2 al Seal 6. È un'evoluzione che trova conferme anche nell'analisi del settimanale Der Spiegel, che ha descritto la trasformazione dell'industria automobilistica cinese e la crescente pressione esercitata sui marchi tedeschi, sottolineando come la citata Byd abbia ormai costruito una presenza che va ben oltre il solo mercato delle elettriche. La tendenza, del resto, non riguarda soltanto la Germania. Nei primi sette mesi del 2026 le vendite nell'Unione europea di ibride plug-in prodotte in Cina sono salite a circa 218mila unità, contro le 56.706 dell'intero 2022. Una crescita talmente rapida da spingere Bruxelles a valutare strumenti per limitare l'afflusso di queste vetture. Si tratta di una partita particolarmente delicata per Volkswagen e per l'intera industria automobilistica europea. Il motivo di una tendenza del genere? Per anni l'ibrido plug-in è stato considerato una sorta di assicurazione, una tecnologia capace di accompagnare la transizione verso l'elettrico senza obbligare il cliente a rinunciare al motore termico.
Berlino e i grandi gruppi tedeschi potevano quindi contare su una competenza industriale consolidata e su marchi fortissimi per difendere una fetta importante del mercato. Ora, però, quella stessa tecnologia sta diventando uno dei principali cavalli di Troia dei costruttori cinesi. La Seal U combina infatti una batteria di grandi dimensioni, autonomia elettrica elevata, motore termico e una dotazione molto ricca, proponendosi a un prezzo che mette sotto pressione i rivali europei. Arriva poi sul mercato con una strategia diversa: non deve necessariamente convincere il cliente a passare subito all'elettrico puro. Gli offre un'auto che può viaggiare in elettrico nell'uso quotidiano, ma mantenere il motore termico per i viaggi più lunghi. Il risultato è che il vantaggio tecnologico che Berlino pensava di poter sfruttare contro l'avanzata delle elettriche cinesi rischia di trasformarsi nel loro stesso acceleratore commerciale. Certo, anche il fattore prezzo gioca la sua parte. La Byd Seal U DM-i viene offerta a un prezzo di listino a partire da 39.990 euro. Nella migliore delle ipotesi - a condizione che si tenga conto dell'attuale bonus di 6.500 euro offerto da Byd e che si possa richiedere il massimo incentivo governativo di 4.500 euro - l'auto è addirittura disponibile a partire da 28.990 euro. A titolo di confronto la Tiguan con propulsione ibrida plug-in costa almeno 46.250 euro, mentre l'Audi A5 e-hybrid almeno 65.100 euro (entrambe senza incentivi o sconti).