Abbiamo scovato l'uomo del giorno, il giornalista dello Zimbabwe che, tra giugno e luglio, ha fatto l'intervista a Sigfrido Ranucci poi pubblicata sul settimanale The Standard, e quello che ci ha raccontato non fa che aumentare gli interrogativi sul conduttore, sulla sua condotta e sui suoi rapporti ed interessi con l'amico Lavitola. Questo mentre Massimo Giletti anticipa sui suoi social che ci sarebbero in Italia altre due inchieste riguardanti il conduttore di Report.
Piccolo recap: due giorni fa il TG1 ha reso nota per la prima volta l'intervista a Ranucci, uscita il 5 luglio, su The Standard in Zimbabwe. Nell'introduzione si parla di una grande inchiesta su un caso di presunta corruzione riguardante un gruppo di investitori italiani ad opera di un non ben specificato “socio locale”. Curioso, visto che in Zimbabwe il suo amico Valter Lavitola aveva promesso di investire 20 milioni di dollari e che proprio con un socio locale si è trovato poi a battibeccare fino ai tribunali.
Ben Chimutengo, il socio in questione, lo abbiamo contattato appena letta l'intervista. Il profilo del “socio locale” anche a un occhio nemmeno troppo attento non può non rimandare alle parole che gli riservava Lavitola prima di essere arrestato. Infatti Chimutengo, appena letta l'intervista, dice subito: “Certo, sono io, è chiaro”. Lo abbiamo adombrato, noi come tanti altri, nel commento di ieri all'intervista, fra le varie domande. Perciò abbiamo cercato di vederci più a fondo.
Fin dalla mattinata di ieri, subito dopo l'emersione dell'intervista, abbiamo cercato di contattare l'ambasciata dello Zimbabwe. Ranucci nell'intervista infatti parla di un “alto funzionario dell'Ambasciata”, “molto disponibile”, che avrebbe fornito informazioni sul socio in questione, definendolo un impostore. Ma dalla sede diplomatica, fino ad ora, abbiamo ricevuto solo un muro di gomma. Continui rimandi d'orario, mancanza di personale in sede (per due giorni?) e la richiesta di domande via mail, che ovviamente non ha ancora ricevuto risposta.
Parallelamente abbiamo cercato di metterci in contatto con la redazione di The Standard, apparentemente anche lì senza risultati, fra mail e numeri senza Whatsapp, fino a quando non lo abbiamo trovato: Kenneth Nyangani, l'autore dell'intervista, a cui telefoniamo immediatamente.
L'intervista
Come è nata questa intervista? Come ha conosciuto il signor Ranucci?
L'ho conosciuto tramite i suoi avvocati in Zimbabwe.
Tariro Shoko, praticante avvocato, definita da Chimutengo come il legale di Lavitola in Zimbabwe e, secondo quanto riportato da Libero, destinataria di bonifici dal Presidente di Urban Vision Fabio Mazzoni nel maggio e giugno del 2026.La spiegazione ci torna strana, perché Ranucci dovrebbe avere degli avvocati in Zimbabwe? Ci torna allora in mente la signora
Parla dell'avvocato Tariro Shoko?
Sì, Tariro. Ovviamente non conoscevo il signor Ranucci, ho fatto questa intervista tramite lei.
E gli ha solo mandato le domande o ha parlato direttamente con lui?
Ho parlato con lui, abbiamo fatto qualche chiacchierata, videochiamate, cose così. Poi gli ho mandato le domande.
Ma perché ha voluto realizzare questa intervista con un giornale dello Zimbabwe?
Lui criticava la corruzione in Zimbabwe, così ho pensato fosse giusto dargli spazio per esprimere il suo punto di vista. Avevo intenzione di aggiungere una replica dell'accusato. Penso che questo sarà il prossimo passo della mia storia.
Nell'intervista parla di investitori italiani danneggiati da un socio di minoranza dello Zimbabwe, questa persona è il signor Ben Chimutengo?
Sì. Mi hanno dato alcuni documenti. Ora volevo parlare dell'altra parte della storia, come giornalista devo sentire entrambi. Sarà il prossimo passo.
Quando è stata fatta l'intervista?
Credo a fine giugno.
Perché è stata rimossa?
Non lo so, questa è una cosa che voglio venga chiarita.
Poi ci saluta, dice di avere un meeting a breve e che ci avrebbe mandato la documentazione a sostegno delle sue parole, che ancora non ci è pervenuta. Stessa cosa vale per l'avvocato Tariro Shoko, contattata per chiarimenti sui suoi rapporti con Ranucci e Lavitola, su cui ancora attendiamo risposta.
La risposta di Chimutengo
Il suo prossimo passo, dice Nyangani, sarà sentire l'altra campana. Lo ha confermato lo stesso Chimutengo, che a Libero ha rivelato di aver fissato un'intervista con il giornalista di The Standard. Con noi, poi, è stato durissimo nei confronti di Sigfrido Ranucci: “Questo è un abuso per favorire un amico. Non vedo l'interesse del governo italiano in questioni private. Lui si è anche rivolto alla mia ambasciata, mi ha paragonato alla ‘Gold Mafia’, devo sapere dov'è il suo interesse. Questo è oltre il conflitto d'interessi, è abuso d'ufficio. Il pubblico italiano si fida di lui, la gente crede a quello che dice”.
Poi, Chimutengo tira in ballo l'alto funzionario dell'ambasciata di cui parla Ranucci: “Credo sia un vice ambasciatore, si chiama Musara”. Musara compare anche in uno dei messaggi inoltratici da Chimutengo: è Lavitola a scrivere, lamentandosi del comportamento di Chimutengo, e dice che Musara “sollecitava la chiusura di questa vicenda per non creare uno scandalo”. Il messaggio è destinato proprio a Tariro Shoko, l'avvocato che, secondo Kenneth Nyangani, avrebbe fatto da tramite tra lui e Ranucci, e che sulla questione non ha ancora risposto alle domande che le abbiamo formalmente rivolto.
Infine, Chimutengo non si ferma e promette battaglia, non solo sulla carta stampata ma anche nelle aule di tribunale. “Voglio citare in giudizio Ranucci e i direttori di Urban Vision”, ci scrive questa mattina. Forse sarà un'occasione per chiarire, una volta per tutte e nell'interesse di tutti i citati, questa opaca vicenda che ogni giorno si ingrossa di un nuovo, inquietante dettaglio.