Ma, cosa vi ricordano questi toni apocalittici sulla rimozione di Ranucci da Report? Sono gli stessi che, alla vittoria delle elezioni di Giorgia Meloni erano pronti ad “andarsene dall'Italia”, invece sono ancora tutti qua. Sono gli stessi che, qualche mese fa, hanno “salvato la Costituzione” da non si capisce ancora bene cosa. Ma possibile che ormai, in Italia, con tutti i problemi del governo Meloni, l'unico modo rimasto di fare opposizione sia urlare alla deriva autoritaria, al fascismo e alla fine delle libertà? E no, non sto esagerando:
“La destra ha ottenuto esattamente il suo obiettivo. Purtroppo era già tutto scritto. TeleMeloni non ha nemmeno aspettato che i magistrati facessero chiarezza, e questa credo che sia la migliore dimostrazione che l'obiettivo era uno solo da ben prima di questa vicenda giudiziaria, cioè far saltare Report”. (Elly Schlein)
“Questa destra è insofferente al controllo del giornalismo. Non ama il giornalismo d'inchiesta perché il giornalismo d'inchiesta controlla il potere: fa domande, scava e verifica. E c'è un elemento che rende tutto ancora più grave: siamo alla viglia della campagna elettorale. Togliere di mezzo Report di Ranucci significa liberarsi di una voce scomoda”.
(Sandro Ruotolo, giornalista prestato alla politica, o viceversa? Il gemello Guido è stato il cupido tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola, sempre bene precisare)
“Queste modalità rappresentano un golpe. L'Italia ripiomba nei tempi bui dell'editto bulgaro di Berlusconi con quello che possiamo definire Editto Meloni”. (Barbara Floridia, M5S ex Vigilanza Rai)
“La destra colpisce uno dei pochi spazi del servizio pubblico che svolge un giornalismo d'inchiesta libero e indipendente”. (Bonelli&Fratoianni, che ormai sono una cosa sola)
E dulcis in fundo lui, l'eroe senza macchia, il baluardo caduto del giornalismo d'inchiesta: “Il mio non è un addio, non condurrò Report ma condurrò la battaglia più importante della mia vita per la libertà di stampa, lo farò per i miei figli e per i vostri, mi rifiuto di lasciare alle future generazioni questo mondo mostruoso, governato da persone mostruose e vigliacche che non tollerano il giornalismo libero e i magistrati indipendenti”. (Sigfrido Ranucci)
Ci sono tutti gli ingredienti: la presopopea, la retorica, il narcisismo dilagante, il richiamo alla resistenza, alla battaglia per la libertà, e anche un pizzico di magistratura indipendente, che non c'entra nulla, a condire. C'è l'arroganza che ha portato Ranucci fino a qui, a barricarsi dietro le sue convinzioni mentre il castello crollava attorno a lui, mentre sarebbe bastato probabilmente fin dall'inizio un sano bagno d'umiltà, che non fa mai male. C'è anche un attacco, questo davvero vigliacco oltre che presuntuoso e livoroso ai suoi due sostituti, Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti: “Al mio posto sono state scelte due persone che mortificano le professionalità che per 30 anni hanno fatto la storia di Report e del servizio pubblico”.
Due che, scrive Travaglio sul Fatto a rimorchio: “Se non li conosciamo noi, figuriamoci il pubblico. Il conduttore-autore è un mestiere diverso dal cronista”. Come se Ranucci prima di diventare conduttore di Report non fosse la stessa cosa, un cronista non troppo conosciuto, e nemmeno troppo brillante. Svilendo due professionalità come quella di Daniele Piervincenzi, che nel corso di una vera inchiesta sui rapporti tra la mala romana e l'estrema destra si è preso una vera testata sul muso, che è stato inviato di guerra in Ucraina, Gaza, Libano e i principali scenari di guerra; e come quella di Giulia Presutti, che nella fantasmagorica, indipendente e coraggiosa redazione di Report ci lavora, ma a quanto pare anche qui sono davvero liberi e con la schiena dritta solo alcuni.
E questo è il problema delle reazioni sguaiate. È la solita spocchia dell'io so io e voi non siete un cazzo, come se l'unico modo possibile di fare giornalismo d'inchiesta in Italia fosse quello di Report, e come se Report fosse proprietà esclusiva e intoccabile di Sigfrido Ranucci e dei suoi adepti. Che poi, diciamoci le cose come stanno, Report era sicuramente una spina nel fianco del governo, che avrà sicuramente calcato la mano una volta arrivata l'occasione. Ma smettiamola di chiamare libera e indipendente la trasmissione più schierata della tv di Stato. È il solito vizio dei salvatori della Costituzione, l'idea che la Carta possa essere cambiata solo da loro e che l'unico giornalismo d'inchiesta libero e possibile sia sempre il loro.
Non c'è nessuna apocalisse, nessuna deriva e nessun regime alle porte. Se Ranucci e i giornalisti di Report sono così bravi riusciranno sicuramente a dare fastidio anche altrove, senza considerare Report il proprio cortile di casa. Tra poco ci saranno le elezioni e il governo verrà giudicato anche su questo, ma per ora l'unica cosa che puzza di dittatura, qui, è pensare che ci sia una sola verità, un solo modo di fare inchiesta e di essere liberi, il proprio.