Guardate il fotogramma di questa telecamera di sicurezza. C’è un ragazzo è riverso sull’asfalto, Soufiane Ech Chafiy. Ha appena vent’anni e sta morendo. Poco più in là ci sono dei poliziotti. È il 24 marzo 2016, sono le due e qualcosa di notte e quel ragazzo ha appena ricevuto un proiettile alla schiena. Morirà qualche ora dopo in ospedale. Il caso viene archiviato molto rapidamente dal Pm titolare del fascicolo, Roberto Valli. Segnatevelo questo nome, perché si tratta dello stesso magistrato che anni dopo condurrà il primo procedimento contro Massimo Adriatici: il leghista “sceriffo” che nel 2021 spara ad un clochard di origine nord-africana a Voghera e lo ammazza. Il Pm in questo caso fa una ricostruzione fondata sull’eccesso colposo di legittima difesa, quando poi il giudice è costretto a constatare che si tratta palesemente di un omicidio volontario almeno con dolo eventuale. Massimo Adriatici che era molto amico del Pm Mario Venditti, accusato nel filone d’inchiesta Clean 2 riguardante il cosiddetto “Sistema Pavia” intervenuto nel depistaggio delle indagini del caso di Garlasco. Ecco, giusto per completezza si rileva che durante l’operato del pm Valli attorno al caso di Soufiane, il procuratore aggiunto era proprio Venditti. Ma questo è un dettaglio che serve per porsi una questione importante. Ma questi uomini del presunto “Sistema Pavia” erano davvero gli “amichetti” di Venditti oppure erano amici talmente amici da fare di testa loro e, magari, fregare pure lui? Il cold-case di Soufiane è un gran bel (si fa per dire) posto da cui ripartire. Torniamo alla notte del 24 marzo 2016.
Una Bmw fugge da Vigevano verso Abbiategrasso. Fugge da una volante delle forze dell’ordine. A bordo ci sono tre ragazzi. Alla guida Kamal H., allora diciannovenne, accanto Youssef E.K., ventiquattro anni e dietro c’è Soufiane che di anni ne ha appena venti. A bordo della volante ci sono due agenti. L’inseguimento è film. Rotonde imboccate contromano, speronate, velocità folle. Nell’annotazione di servizio i poliziotti scrivono che dalla Bmw qualcuno si sarebbe sporto e avrebbe sparato contro di loro. Peccato che dell’arma non vi è riscontro perché proprio non si trova. Non uno straccio di prova. Niente di niente che provi il fatto che quei tre ragazzi a bordo della Bmw fossero armati. Anzi, sarà lo stesso giudice che alla fine archivierà il procedimento a mettere nero su bianco che è da escludere che Soufiane impugnasse qualcosa realmente scambiabile per un’arma. E quindi? Durante l’inseguimento l’assistente capo David C. esplode quattro colpi verso la Bmw. Alcuni raggiungono la vettura. Poi l’auto si ferma, i ragazzi scappano e un altro proiettile raggiunge Soufiane alla schiena. Le immagini mostrano i tre che fuggono a piedi, Soufiane ferito che perde terreno e infine si accascia e inizia a morire. Poco dopo gli agenti gli passano vicino. Secondo gli avvocati della famiglia, Debora Piazza e Marco Romagnoli, nessuno interviene immediatamente in suo soccorso. I medici arriveranno circa 23 minuti dopo. Alle 6.05 Soufiane viene dichiarato morto. Come dicevamo, il pm che conduce l’indagine è Roberto Valli che il 5 ottobre 2016, Valli chiede l’archiviazione della posizione del poliziotto, indagato per eccesso colposo di legittima difesa. Il gip è Fabio Lambertucci che inizialmente ha parecchi dubbi e infatti negli atti, come riportato da Repubblica, scrive cose per nulla rassicuranti. La versione degli agenti è problematica. Eppure il 22 dicembre il procedimento viene archiviato. Come se non bastasse, gli altri due ragazzi della Bmw finiranno a loro volta davanti a un giudice per resistenza. Anche quel procedimento terminerà senza consolidare la famosa storia dell’arma. Ora facciamo un salto temporale di un anno. Nel 2017 lo stesso Fabio Lambertucci è il gip che archivia la prima indagine su Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi, su richiesta, tra gli altri, proprio dell’allora procuratore aggiunto Mario Venditti. Che poi, suvvia, pare anche normale di reincontrare sempre gli stessi nomi. La Lomellina non è certo la Grande Mela. Gira e rigira ci si conosce tutti. Nel 2025 però esce allo scoperto l’inchiesta bresciana di Clean 2. Qui a Guardia di finanza chiederà di effettuare accertamenti bancari anche su Lambertucci, seppur non indagato (il suo nome non compare nella successiva nota sugli accertamenti bancari effettuati).
Ecco, ma allora che cosa sta succedendo? Non ci si capisce più niente. Per mesi ci hanno raccontato di Venditti al centro del “Sistema Pavia”. Poi guardando i conti, si cercano i soldi di Sempio ed eventuali punti di contatto per far reggere l’accusa di Brescia – separatamente da Clean 2 – nei confronti di Venditti. Ma Niente, non uno straccio di prova e per la posizione relativa alla presunta corruzione in atti giudiziari per favorire l’archiviazione di Andrea Sempio nel 2017 Venditti viene archiviato. Il gip Mauroernesto Macca nel provvedimento di archiviazione del 17 settembre del 2026, però, scrive che le anomalie dell’inchiesta del 2017 - intercettazioni trascritte in modo incompleto, contatti irrituali con Sempio e omissioni sui tabulati - potrebbero collocarsi a un altro livello, quello della polizia giudiziaria, oppure qualcuno potrebbe avere fatto credere alla famiglia Sempio di avere appoggi che in realtà non possedeva. E quindi? Se questa seconda lettura dovesse trovare altri riscontri, il presunto “sistema di Venditti” potrebbe rivelarsi qualcosa di ancora più triste. Un sistema che funzionava sotto Venditti senza necessariamente funzionare per Venditti, come MOW ha peraltro sempre sostenuto. Gli “amici”, insomma, sarebbero stati talmente amici da poter fare cose delle quali il presunto capo, poteva essere persino all’oscuro di tutto. È proprio per tutto questo che il caso Soufiane Chafiy merita di essere riletto oggi, ma senza appiccicargli automaticamente l’etichetta “caso Venditti”. Venditti infatti in quel fascicolo non era il pm titolare. Il pm era Roberto Valli. Il gip che lo archiviò era Fabio Lambertucci. È su quegli atti, non sulle amicizie immaginate a posteriori, che bisognerebbe tornare. Gli avvocati della famiglia hanno chiesto alla Procura oggi guidata da Fabio Napoleone di riaprire l’indagine. Vogliono capire perché non si sia arrivati a processo, che fine abbia fatto la fantomatica arma, quanto fosse affidabile la ricostruzione degli agenti e se quella morte archiviata nel 2016 debba essere letta in maniera diversa.