Continuare a domandarsi perché il caso di Garlasco rimanga tutt’ora irrisolto senza ragionare sulla profondità del "sistema Pavia" è un po’ come perdere le chiavi al buio e continuare a cercarle sotto l’unico lampione da cui piove un po’ di luce. Le ombre quelle vere si muovono nell’inchiesta Clean 2, dove i magistrati bresciani stanno indagando sui legami economici tra magistrati pavesi e società private che collaboravano con gli uffici giudiziari, soprattutto in ambito tecnico e investigativo ed è proprio qui che il caso si allarga addirittura alla complessa vicenda sui dossieraggi di Equalize. Da qualche giorno si sono riaccesi i riflettori sul caso degli “spioni” milanesi perché parallelamente agli sviluppi dell’inchiesta sul misterioso gruppo di spie denominate “Squadra Fiore” a Roma, sotto la Madonnina si è inaugurato un terzo filone dell’inchiesta sulla società di dossieraggi allora presieduta da Enrico Pazzali.
L’indagine si concentra su truffa, estorsione e accessi abusivi ai danni di Leonardo Maria Del Vecchio, l’erede e patron di Luxottica proprio tramite la società in questione. Gli indagati per i reati contestati dai Carabinieri del Ros di Milano sono Mario Cella (ex addetto alla sicurezza di Del Vecchio Jr.), l’hacker della società Equalize, Samuele Calamucci e Vincenzo De Marzio ex carabiniere in passato vicino alla Cia (amministratore unico della Neis srl). Ma cosa c’entrano queste novità con il “sistema Pavia”? Andiamo con ordine. Al centro dell’inchiesta Clean 2 c’è Mario Venditti, ex procuratore aggiunto di Pavia e pm nel caso di Garlasco, indagato per presunta corruzione a proposito dell’archiviazione della prima indagine su Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi. Il collegamento del Sistema Pavia con Equalize lo si ritrova in un’informativa del 13 marzo (come spiegato da Fanpage) che i carabinieri del nucleo Investigativo di Varese hanno depositato agli atti del fascicolo milanese sulla società di dossieraggi presieduta da Pazzali e che contengono tabulati da cui emergerebbero “numerosi contatti” tra Vincenzo De Marzio (di cui vi abbiamo accennato poco fa) e Agostino D’Arena, anche lui ex membro del Ros dei carabinieri e padre di Raffaele e Cristiano, titolari della società di intercettazioni Esitel.
Secondo l’accusa milanese nel caso Equalize De Marzio sarebbe uno dei fiancheggiatori della banda dei dossier di Equalize e Agostino D’Arena risulterebbe uno dei contatti più chiamati in tutta la rubrica. Sul lato della procura di Brescia, invece, la Esitel dei D’Arena avrebbe pagato a Mario Venditti pranzi in ristoranti di lusso e venduto auto a prezzi di favore per circa 750mila euro al fine di ottenere l’affidamento “pressoché esclusivo” del noleggio degli apparati per le intercettazioni da parte della procura pavese. Su questo aspetto sono indagati Mario Venditti e Paolo Pietro Mazza, al tempo sostituto procuratore a Pavia, con l’accusa di corruzione e peculato in concorso.