La riflessione di Stefania Limiti postata oggi sul suo profilo Facebook mette in luce un dettaglio (che dettaglio non è) davvero surreale e anche un po’ inquietante. L’8 agosto 2024, Giorgia Meloni nominò Giuseppe Del Deo (all'epoca numero due dell'Aisi) vicedirettore del Dis. Un anno dopo, a soli 51 anni, lo stesso Del Deo venne prepensionato con un provvedimento ad hoc (via dpcm), il cosiddetto “comma Del Deo”, che modificò le regole di incompatibilità per consentire agli ex vertici dei Servizi di collaborare immediatamente con soggetti privati, italiani o esteri, senza alcuna attesa. Oggi, Del Deo è al centro dell’inchiesta del Ros sulla “Squadra Fiore”, accusato di aver orchestrato un gruppo di persone, i cosiddetti “Neri”, che accedeva illegalmente a banche dati protette, realizzava riprese audio e video di conversazioni private e utilizzava gli schedari informativi dell’intelligence per attività non istituzionali. Secondo il decreto della Procura di Roma, Del Deo avrebbe creato un vero e proprio “programma delittuoso” che includeva l’acquisizione illecita di tabulati telefonici e l’uso di informazioni coperte da segreto per aiutare terzi a eludere le indagini giudiziarie. Ma perché Meloni ha voluto questo “comma” su misura? La domanda sorge spontanea, soprattutto alla luce delle recenti rivelazioni.
Un vero e proprio groviglio bituminoso. Tra gli indagati, oltre a Del Deo, ci sono figure come Rosario Bonomo, ex finanziere operativo ai servizi tra 2011 e 2015 e stretto collaboratore del generale Luigi De Lisi, ex generale della Guardia di Finanza raggiunto dal Ros stamattina a Pescara e inserito nel registro degli indagati. Sempre nello stesso fascicolo, poi, c’è Giuliano Tavaroli, già noto per lo scandalo Telecom-Sismi. Le intercettazioni nelle carte della procura parlano di “casini compiuti dal Vaticano” da parte dei “neri di Del Deo”, ma soprattutto del fatto che la società Sind presieduta da Carmine Saladino – partecipata da Maticmind (sempre di Carmine Saladino ndr), da Frafin srl (di Nicola Franzoso ed Enrico Fincati) e dall’omonima società di Rosario Bonomo – nel giugno 2023 stipula un contratto da 10 milioni di euro per la fornitura di attrezzature e della piattaforma informatica “Nexus” alla presidenza del Consiglio, sul quale nel 2025 la stessa esercita il diritto di recesso. La procura contesta che questa fornitura fosse una truffa essendo Nexus un software universitario opensource spacciato per qualcosa di molto più sofisticato. Nelle intercettazioni la fattura liquidata viene definita “fattura Del Deo”. Del Deo, secondo l’accusa, era uno dei membri della “Squadra Fiore” che avrebbe utilizzato strumenti informatici e operativi analoghi a quelli in uso alle forze dell’ordine per intercettare conversazioni private e accedeva ai sistemi di sicurezza. Le vittime? Esponenti del mondo imprenditoriale e politico. La vendita, poi, facilitata da tre società di strategic risk consulting, riferibili a: Giuliano Tavaroli, Galima srls (controllata da Luigi De Lisi) e la ditta individuale omonima di Bonomo. Uno dei teste audito dalla Procura di Roma ha spiegato di avere “appreso dallo stesso Bonomo che questi aveva comprato un’apparecchiatura del valore di 6 mila euro che serviva per effettuare ‘bonifiche’ e svolge(re) l'attività di investigatore privato. Inoltre, Bonomo millantava di avere ampia disponibilità economica e di voler aprire un ufficio a Dubai”. Per gli inquirenti la squadra avrebbe eseguito anche una bonifica all’Eur e presso Htdi hitech, di Daniele Ucci, indagato anche lui, ma nell’altro filone delle indagini. Agli atti vi sarebbero pure i nomi di altre vittime note. I pagamenti sarebbero avvenuti con cadenza sia mensile che legata a singoli contratti - su commissione di imprenditori, professionisti ed intermediari finanziari e gli indagati, sempre secondo la tesi dell’accusa, avrebbero puntato a “raccogliere nelle mani di una sola holding” l'intera galassia delle aziende che si occupano in Italia dell'attività di intercettazione.
Sono state le parole di Samuele Calamucci a guidare gli investigatori verso l’identità dei componenti del gruppo e sul loro modus operandi. Tra le cinquemila chat depositate per l’indagine milanese su Equalize, vi sono anche quelle di Calamucci con gli afferenti alla Squadra. “Se rispetti le regole, i soldi non saranno un problema, ricordati che loro sanno tutto anche quello che non dici. Se sei leale, i problemi li risolviamo noi: il fine comune è quello di risolvere i problemi non crearne”. Eppure, nonostante tutto questo, Del Deo è stato prepensionato con un provvedimento che sembra fatto apposta per lui, permettendogli di passare senza soluzione di continuità dal pubblico al privato. Un favore che, alla luce delle indagini, suona come una domanda senza risposta: perché Meloni ha voluto proteggere un uomo che oggi è indagato per attività che, secondo la Procura, avrebbero minato la legalità e la trasparenza delle istituzioni?