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26 marzo 2026

Ok, ma che succede a Roma? La Guardia di Finanza perquisisce il Ministero della Difesa, Terna, Rfi e il Polo Strategico Nazionale. C'entra la Sogei, una vecchia (sporca) storia

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

26 marzo 2026

Dopo il referendum, lo “stato profondo” trema: nuova inchiesta della Procura di Roma scuote Difesa, Sogei e grandi partecipate. Perquisizioni, 26 indagati tra generali, dirigenti e imprenditori per corruzione, riciclaggio e turbativa d’asta

Foto: Ansa

Ok, ma che succede a Roma? La Guardia di Finanza perquisisce il Ministero della Difesa, Terna, Rfi e il Polo Strategico Nazionale. C'entra la Sogei, una vecchia (sporca) storia

Sembra che l’esito del referendum abbia in qualche modo sbloccato un movimento di faglie tettoniche nel profondo dello Stato italiano, perché dopo la lunga lista di dimissionari (da via Arenula fino in Sicilia) ora sta scoppiando una bomba nel cuore del ministero della difesa, soltanto l’ultimo ad essere toccato da tutto questo grande e massiccio movimento “orchestrale”. Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi al ministero della Giustizia, rispettivamente sottosegretario e capo di gabinetto; Daniela Santanché, ministra del Turismo; Maurizio Gasparri, presidente dei deputati di Forza Italia, uomo fidato di Antonio Tajani, segretario di Forza Italia e al tempo stesso ministro degli Esteri (occhio ai droni dalla finestra per chi legge), inviso a Marina Berlusconi che intanto gioca di sponda al repulisti di Meloni nel suo feudo forzista. Ora, però, il magma sospinge la placca tettonica con violenza e tempismo perfetto sulla capitale in un punto nevralgico. La nuova indagine della procura di Roma riguarda un nuovo filone d’inchiesta sulla società Sogei, la società controllata dal Tesoro (dove c’è ancora Giancarlo Giorgetti, già alle prese con le magagne in Mps e il siluramento di Luigi Lovaglio) che si occupa della digitalizzazione del sistema pubblico italiano. L’indagine si è riaperta in grande stile – a poco più di un anno dall’ultima puntata – con perquisizioni da parte della Guardia di Finanza presso il ministero della Difesa, Terna, Rete Ferrovie Italiane e Polo Strategico Nazionale, partecipata niente di meno che da Tim, Leonardo, Cassa Depositi e Prestiti e, infine, Sogei. Nell’inchiesta si ipotizzano reati di corruzione, riciclaggio, autoriciclaggio, turbativa d’asta e traffico di influenze illecite. Ora, prima di riavvolgere il nastro, questo scossone capita proprio nel bel mezzo della cosiddetta “stagione delle nomine” per le partecipate statali coinvolte (seppur indirettamente): Tim, che nella distrazione di tutti per il referendum è finita nel mirino di un’offerta pubblica di acquisto dal valore di 10,8 miliardi di euro da parte di Poste Italiane; Leonardo, il cui cda è in scadenza con l’imminente approvazione del bilancio 2025; Cdp, il cui cda in verità dovrà rinnovarsi entro la prima metà del 2027, ma giusto in tempo per le elezioni politiche; Terna, il cui ad Giuseppina Di Foggia, vicina ad Arianna Meloni e in carica dal maggio 2023, è anch’ella in scadenza.

Guido Crosetto Ansa
Guido Crosetto Foto Ansa

Tornando a noi, però, il punto cruciale è il Ministero della Difesa. Le aspirazioni quirinalizie di Guido Crosetto (non indagato in quest'inchiesta su Sogei) da poco si sono infrante sotto i missili iraniani a Dubai e con l’ombra gettata su di lui dalla vicenda Drass – storia tutta da verificare e con nessuna indagine penale in corso – è comunque una macchia reputazionale che con l’aria che tira dalle parti della Presidenza del Consiglio, non fa bene alla salute politica del ministero che già un mese fa è finito al centro di un’altra inchiesta separata, quella sulla società Tekne e le varie ipotesi di reato a proposito di appalti in ambito dell’industria militare. Ma questa, appunto, è un’inchiesta distinta da quella che ora torna all’onore delle cronache in un nuovo filone relativo a quella primordiale incentrata sulla Sogei. L’attuale filone d’inchiesta ha individuato 26 indagati e sono state effettuate perquisizioni a “generali della Difesa, dirigenti di imprese pubbliche e imprenditori”. I magistrati Giuseppe De Falco, Giuseppe Cascini, Lorenzo Del Giudice e Gianfranco Ga, ipotizzano a vario titolo i reati di corruzione, traffico di influenze illecite, turbata libertà degli incanti e riciclaggio. Ma per capirci qualcosa dobbiamo tornare indietro all’ottobre 2024, quando Paolino Iorio, ex dg di Sogei, viene arrestato in flagrante mentre intascava 15 mila euro in “bustarella” da Massimo Rossi, ex legale rappresentante di Itd Solutions, controllata da Digital Value, che attraverso la controllata Italware, partecipava ad un bando di gara per aggiudicarsi un appalto. In questa vicenda era stato indagato anche il capitano di fregata della Marina Militare Antonio Angelo Masala, attualmente indagato anche in questa nuova inchiesta. Ad ogni modo una volta “pinzato” Paolino Iorio, l’ad di Sogei, Cristiano Cannarsa, che era già stato dirigente di Consip, lo licenzia. Dagli interrogatori di Iorio, che poi patteggerà a tre anni di pena per corruzione con il giudice di Roma, l’inchiesta si allarga a Cannarsa che viene iscritto nel registro degli indagati nel marzo del 2025 per “tentato peculato” e per aver tentato di pilotare l’affidamento di un appalto di circa 1,6 milioni di euro alla società Deas, specializzata in cybersecurity (per ora non vi è alcun rinvio a giudizio e l’inchiesta è ancora in corso).

Guido Crosetto Ansa
Guido Crosetto Foto Ansa

L’accusa in questo caso ipotizzava che il servizio da appaltare sarebbe potuto costare molto meno. In quel filone d’indagine è stata iscritta anche la titolare di Deas, Stefania Ranzato per l’ipotesi dello stesso reato (non ci sono condanne definitive a loro proposito e per il momento non sappiamo se rientrino nel nuovo filone d’inchiesta che ha avuto principio con quella relativa a Sogei). In seguito agli sviluppi della prima inchiesta Ranzato ha fatto un passo indietro nell’amministrazione e al suo posto in qualità di amministratore delegato è subentrato il generale Enzo Vecciarelli, ex Capo di Stato Maggiore della Difesa ed ex Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare. La Deas è una società che dal 2018 al 2023 è arrivata fatturare 20 milioni all’anno ed è arrivata in cima al comparto di sicurezza e intelligence italiano, di fatto essendo responsabile di una buona parte della cybersicurezza del nostro paese, tremendamente esposto agli attacchi hacker stranieri. Deas ha ottenuto numerosi appalti dal ministero della Difesa di Guido Crosetto, che in questa nuova inchiesta ha “assicurato pieno supporto e massima collaborazione sin dall’avvio delle attività investigative iniziate negli anni precedenti”. Secondo SkyTg24 le indagini che hanno portato alle perquisizioni odierne sono partite da una segnalazione tramite esposto dello stesso ministero della Difesa, che aveva ravvisato situazioni sospette, ma non sappiamo al momento se coinvolgano direttamente (o indirettamente) Deas. Secondo le ricostruzioni emerse oggi dalla stampa, la nuova inchiesta della Procura di Roma ha al centro l’imprenditore Francesco Dattola, indicato dagli inquirenti come amministratore di fatto della società Nsr s.r.l.. Al suo fianco, tra gli altri, figurano Stefano Tronelli, titolare della Tron Group Holding s.r.l., e l’intermediario Antonio Spalletta. L’accusa sostiene che il gruppo avrebbe messo in piedi un meccanismo per generare denaro “in nero” tramite fatture per operazioni inesistenti, successivamente riciclate e convertite in contanti, destinati a pagamenti di tipo corruttivo. Secondo la Procura, il sistema sarebbe basato sull’emissione di documenti contabili fittizi da parte delle società riconducibili a Tronelli, intestati alla Nsr, con lo scopo di produrre liquidità pronta all’uso. Parte di questa liquidità sarebbe stata anche impiegata in beni di lusso, come orologi di valore, e avrebbe alimentato rapporti corruttivi favorendo le imprese collegate al gruppo. Gli atti giudiziari indicano che il gruppo avrebbe potuto influenzare le procedure di gara, ad esempio conoscendo in anticipo i capitolati o intervenendo per modificarli, così da avvantaggiare specifiche aziende. Un caso citato riguarda una commessa da circa 400 milioni di euro per Rete Ferroviaria Italiana, mentre un altro si riferisce a forniture per Terna spa, con presunte interferenze sugli uffici acquisti.

Guido Crosetto Ansa
Guido Crosetto Foto Ansa

Il sistema, secondo l’accusa, coinvolge anche grandi player industriali. Tra questi, Red Hat: il country manager italiano, Rodolfo Falcone, è accusato di aver favorito le società di Dattola presso clienti istituzionali, ottenendo in cambio benefici economici. Alcune forniture sarebbero state indirizzate anche a Tim, con ordini per milioni di euro tramite il distributore Esprinet. Un capitolo particolarmente delicato riguarda il Ministero della Difesa, dove emergono nomi di ufficiali di alto rango, tra cui il generale Francesco Modesto, con il quale Dattola avrebbe collaborato già nella fase di definizione dei requisiti tecnici, prima dell’avvio formale delle gare. In questo contesto, Spalletta sarebbe intervenuto come facilitatore tra ambienti istituzionali, agevolando contatti e decisioni. Sempre secondo quanto riportato da Repubblica, nell’inchiesta compare anche il nome del vicepresidente della Camera in quota Forza Italia, Giorgio Mulè (non indagato), ex sottosegretario alla Difesa. L’ipotesi investigativa sostiene che Spalletta, attraverso un presunto o reale appoggio politico di Mulè, avrebbe cercato di favorire la promozione di Pier Francesco Coppola a generale dell’Aeronautica, destinato a dirigere la sezione sistemi meteorologici del IV Reparto. La posizione di Coppola sarebbe stata strategica per garantire a Spalletta accesso a vantaggi e opportunità di aggiudicazione di appalti. Naturalmente la magistratura farà il suo corso e valuterà le singole responsabilità.

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