Prima le voci, sempre più insistenti. Poi la decisione, il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha depositato le liste per il rinnovo degli organi sociali delle partecipate statali quotate, e per Leonardo ha indicato come prossimo Ad Lorenzo Mariano al posto di Roberto Cingolani. Le voci sono quelle di un rapporto deterioratosi con il tempo, prima a causa di alcune dissonanze legate a promozioni interne alla società, poi per il nodo del Michelangelo Dome. Il 12 febbraio Cingolani aveva infatti annunciato l’avvio applicativo dello scudo anti missili europeo, in concorrenza l'Iron Dome israeliano. Il Corriere racconta del giorno dopo l'annuncio: “Cingolani è in volo con Meloni sull’aereo che li porta in missione in Etiopia, dal colloquio emerge l’irritazione della premier per la troppa autonomia rispetto a temi strategici”. Ora l'Ad è stato fatto fuori, e il mercato borbotta, con le azioni di Leonardo che in pochi giorni hanno perso più dell'8%. Il partito Ora! si è subito schierato contro la decisione della premier. “Leonardo non è una poltrona” scrivono su Instagram, e noi per capirci di più abbiamo intervistato il segretario Michele Boldrin.
“Cingolani è l’esempio dell’italiano bravo che rimane in Italia, che accetta, che riesce a stare, prende in mano un’azienda di Stato con capacità manageriali e la fa crescere enormemente, straordinariamente, molto meglio dei precedenti, dei concorrenti. E cosa facciamo? Gli diamo il benservito poco dopo” ci dice al telefono Boldrin, che di mestiere ha fatto per quarant'anni il docente di economia nelle università degli Stati Uniti. Secondo lui la strada da percorrere sarebbe quella opposta: “Io e cercherei dei “Cingolani” anche per le altre aziende”.
Mentre sull'ipotesi che il mancato rinnovo dell'ex Ministro sia dovuta ad un'eccessiva sudditanza nei confronti di Israele e Stati Uniti si mostra più prudente: “È un’ipotesi che si fa ed è un’ipotesi verosimile. Questo non vuol dire che sia vera, nel senso che non abbiamo la certezza. ma preoccupa abbastanza l’idea che una persona con quelle capacità, soprattutto con quei risultati — le persone vanno giudicate dai risultati — venga allontanata”. Il problema infatti non è il Michelangelo Dome, ma gli utili portati da Cingolani nei suoi tre anni alla guida di Leonardo: ”A priori Cingolani, come tanti altri, possono essere bravi o non essere bravi. Le persone si giudicano dai risultati sia nelle aziende che nelle università che in politica. Cingolani ha platealmente fatto bene, lo dicono i numeri. Quindi è dannoso al Paese, è un insulto al Paese cacciarlo. Poi, per di più, fosse vero questa cosa in particolare del Michelangelo Dome e delle scelte che lui ha fatto di indipendenza strategica europea, peggio ancora. Allora siamo una classe dirigente al servizio di israeliani e Stati Uniti in una fase come questa — una classe dirigente che non vogliamo”.
Una questione che apre uno spiraglio sulla disastrosa gestione delle nomine nelle società partecipate: “ Il problema è che non girano solo gli stessi nomi, girano gli stessi metodi: si mettono famigli, amici, conoscenti. Le partecipate dovrebbero essere gestite con criteri aziendali, con criteri di efficienza economica, lasciare lì chi fa bene. Perché in un'azienda è facile capire chi fa bene e chi fa male. Se l'azienda fa profitti, cresce, crea occupazione vuol dire che va bene. Se non lo fa vuol dire che fa male, e allora si cambia e si mette chi fa bene. Questo è un criterio banalissimo che chissà perché nel mondo economico funziona. Quindi bisognerebbe smetterla, chiudere tante partecipate. Non c'è ragione perché la politica controlli tutti questo potere. E purtroppo oggi le partecipate, sia le grandissime come Leonardo sia quelle locali, sono solo degli strumenti per metterci amici, famigli, conoscenti e portare potere e soldi al proprio gruppo politico. Questo è dannosissimo”.