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20 aprile 2026

Cosa ribolle nello stato profondo italiano? Da Milano a Roma si scioglie l'iceberg dei dossieraggi su Equalize e ne vengono fuori la "Squadra Fiore" e il vecchio lupo Giuliano Tavaroli

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

20 aprile 2026

Dalle perquisizioni al Ministero della Difesa al rinvio a giudizio di Enrico Pazzali vengono a galla due nuove inchieste: una a Roma sulla “Squadra Fiore” e l'altra ancora su Equalize. L'hacker di Pazzali, Samuele Calamucci è indagato in entrambi i dossier, e in superficie a Roma riemergono il vecchio lupo Giuliano Tavaroli (ex Sismi dello scandalo Telecom) e Giuseppe Del Deo, già vicedirettore dell'Aisi. Cosa si muove nello stato profondo, e perché?

Foto: Ansa

Cosa ribolle nello stato profondo italiano? Da Milano a Roma si scioglie l'iceberg dei dossieraggi su Equalize e ne vengono fuori la "Squadra Fiore" e il vecchio lupo Giuliano Tavaroli

Una corrente sotterranea allo stato italiano si sta facendo sempre più impetuosa e bollente. Quel che emerge è solo la punta di un grosso iceberg che si sta sciogliendo. Sarà il riscaldamento climatico, perquisizione dopo perquisizione, o le conseguenze del referendum. Prendiamola vagamente alla lontana, con le clamorose perquisizioni della guardia di Finanza al ministero della Difesa (e nelle partecipate interessate) per uno spinoff dell’inchiesta su Sogei spa. Parallelamente l’inchiesta su Equalize della procura di Milano e diretta da Marcello Viola con i pm Francesco De Tommasi e Eugenio Fusco prosegue la sua tortuosa via verso la verità (quella giuridica s’intende) e giunge ad un rinvio a giudizio per Enrico Pazzali il 9 aprile. Giusto in tempo per assistere al fallimento della “congiura” contro il ceo di Mps, Luigi Lovaglio, grazie al supporto da parte di Delfin di Leonardo Maria Del Vecchio anche lui indagato nell’inchiesta sui dossieraggi illegali. E oggi (20 aprile), l’ennesimo colpo di scena, anzi, ormai i soliti colpi di scena con i soliti noti che credevamo sperduti nell’oblio, fra antiche e torbide storie. Uno di questi è Giuliano Tavaroli, che sempre oggi fa la sua grande resurrezione accanto all’ex vice del Dis, Giuseppe Del Deo, fra gli esili caratteri neri dei titoli in apertura sui quotidiani, nel bel mezzo di un gruppo di spionaggio occulto e parallelo all’Aisi, la cosiddetta “Squadra Fiore”.

Giuliano Tavaroli at his best Ansa
Giuliano Tavaroli at his best Foto Ansa

Giuliano Tavaroli, l’ex capo del potentissimo apparato di sicurezza di Telecom utilizzato ai tempi di Berlusconi premier per dossieraggi illegali nei confronti di politici e imprenditori. All’epoca vennero indagati anche Nicolò Pollari, il direttore del Sismi, e Marco Mancini, allora capo del controspionaggio, i quali su autorizzazione di Palazzo Chigi si avvalsero del segreto di Stato durante gli interrogatori. Ma questo è il passato, ora facciamo un attimo di ordine sul presente, perché qui la storia è davvero complicata, dato che sia a Roma, sia a Milano si sta muovendo qualcosa di profondo e interconnesso. Sotto la Madonnina, infatti, la chiusura delle indagini sul secondo fascicolo di Equalize aggiunge alla lista degli indagati in un terzo filone d’inchiesta Vincenzo De Marzio (l’ex carabiniere vicino alla Cia già coinvolto nell’inchiesta), Mario Cella (ex addetto alla sicurezza di Del Vecchio Jr.) e l’hacker della società presieduta da Enrico Pazzali, Samuele Calamucci. Il suo nome, sempre nella giornata di oggi, spunta anche in un’altra inchiesta, separata ma collegata, a Roma e che tocca da vicino Palazzo Dante. Si tratta della cosiddetta “Squadra fiore”. Una struttura di spionaggio parallela e occulta emersa in seno all’inchiesta sulla società Equalize. A tal proposito, sotto la direzione del pm Francesco Lo Voi, i pm romani titolari del fascicolo (l’aggiunto Stefano Pesci con le pm Alessia Natale e Vittoria Bonfanti) hanno inserito nel registro degli indagati (attualmente 11) l’ex vicedirettore dell’Aisi Giuseppe Del Deo, detto anche “l’uomo che sussurrava ai potenti”, l’amministratore della Maticmind Carmine Saladino (amico di Guido Crosetto e per altro già presente come persona informata sui fatti nell’inchiesta su Sogei il cui spinoff è risultato nel filone d’inchiesta interna al ministero della Difesa di cui già avevamo scritto su Mow) e dulcis in fundo Giuliano Tavaroli. Sembra non esser cambiato nulla da allora, tranne che per la strumentazione tecnologica con cui questi dossieraggi sarebbero stati effettuati (almeno secondo la tesi dell’accusa, la verità giuridica è ancora tutta da scrivere).

Samuele Calamucci Ansa
Samuele Calamucci Foto Ansa

Vecchi lupi che perdono il pelo ma non il vizio? Al buon Tavaroli viene contestato di essersi associato agli altri indagati e a persone ancora da identificare, “allo scopo di commettere una pluralità di reati di accesso abusivo a sistemi informatici di interesse per l'ordine e la sicurezza pubblica, di captazione fraudolenta di comunicazioni informatiche e telematiche e interruzione di comunicazioni relative a sistemi informatici o telematici”. Insomma, all’ex Sismi viene contestato di aver costituito e gestito una squadra criminale – la famosa “Squadra Fiore”, appunto – con base logistica a Roma e costituita dal fiore all’occhiello dei professionisti in questo settore. Il gruppo “acquisiva e commercializzava informazioni riservate illecitamente esfiltrate dalle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza, avvalendosi di strumenti informatici e operativi analoghi a quelli in uso alle forze dell'ordine”. Una storia intricatissima della quale qualche spiraglio si è forse intuito con il prepensionamento (il 5 aprile 2025) di Giuseppe Del Deo, l’ex vicedirettore del Dis accanto a Elisabetta Bellone e infine numero due dell’Aisi, che ad oggi è inserito nel registro degli indagati per peculato. Del Deo piaceva un po’ a tutto il sistema, dalla destra alla sinistra. Lirio Abbate lo definisce “l’uomo che sussurrava ai potenti” su Repubblica, ma una notte in particolare l’idillio con l’attuale potere è andato infranto, ovvero quando due uomini che si identificano come agenti dei servizi vengono beccati con fare sospetto nei pressi dell’auto di Andrea Giabruno, l’ex first gentleman d’Italia. Perché? Non si è mai capito, e Del Deo a soli 51 anni è andato in pensione. Secondo i pm romani l’ex agente avrebbe stipulato 5 milioni di euro di contratti per servizi verso la Sind, una società amica specializzata in sistemi di riconoscimento facciale e biometrico, gestita all’epoca dei fatti da Enrico Fincati, anche lui indagato. Nel procedimento, poi, è finito pure il fondatore e capo della Maticmind, società alla quale, tra il 2022 e il 2024, l’Aisi di Del Deo avrebbe assegnato commesse dirette per oltre 39 milioni di euro per la fornitura di jammer, software di riconoscimento facciale e impianti di videosorveglianza. Complici forse il riscaldamento climatico e le varie turbolenze internazionali, parrebbe che nello stato profondo italiano sia un intestino scontro “tutti contro tutti”. Complici, forse, l’assenza di un regista americano alle prese con la follia – o l’incompetenza – del suo presidente, Donald Trump e l’avvicinarsi al rinnovo (il 16 maggio) per il vertice dell’Aise, al momento presieduto da Giovanni Caravelli.

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