Colpo di scena. Signore e signori, la congiura contro Luigi Lovaglio è fallita. Non è servito a molto il licenziamento per giusta causa, né tantomeno “dimenticare” il suo nome nella lista proposta dal cdA uscente, perché il ceo del Monte è riuscito a riunire attorno alla lista della holding di Pierluigi Tortora una maggioranza degli azionisti capace di spodestare il patron del Leone di Trieste, Francesco Gaetano Caltagirone. Il risultato? Del terzo polo bancario, complice anche la possibile evoluzione dell’operazione con Mediobanca, se ne riparlerà a operazione conclusa, ma in termini completamente diversi.
Eh sì, perché dall’italianissimo desiderio di una scalata a Generali con capitale tutto italiano, ora il Monte è diventato un salotto buono internazionale. Il potentissimo fondo statunitense BlackRock insieme al fondo sovrano norvegese Norges Bank hanno fatto asse con Banco Bpm, dove ormai la francese Crédit Agricole è primo azionista rilevante, mentre Delfin, la holding di Leonardo Del Vecchio guidata da Francesco Milleri, ha preferito non inimicarsi gli azionisti internazionali, risultando così determinante per il ritorno di Luigi Lovaglio. Ora Plt ottiene 8 consiglieri su 15. Nella minoranza della lista sconfitta figura anche Fabrizio Palermo, che in questi giorni era stato indicato dalla stampa come possibile “Papa” del Monte. Inutile ricordare come ne sia uscito ridimensionato, ma resta da vedere se deciderà di mantenere il ruolo di consigliere che gli è stato assegnato.
La lista di Plt Holding ha raccolto attorno a sé il 49,95% del capitale presente il 15 aprile e fino all’ultimo in molti avevano dato per scontato il sostegno di Milleri a Caltagirone, ma ora, con il Tesoro che è rimasto a guardare disertando la seduta, si apre una possibilità per nulla favorevole al governo. Analisti ben informati, come Guido Maria Brera, sostengono che ora Delfin potrebbe cedere le sue quote in Mps a UniCredit di Andrea Orcel, l’Icaro dei banchieri europei che, dopo aver ricevuto il “Nein” tedesco per l’acquisizione della quota monstre in Commerzbank, aveva ricevuto un secco no tramite applicazione del golden power quando aveva tentato l’ops su Banco Bpm. Gli effetti collaterali di questa decisione sono stati rilevanti, tanto da attrarre dentro Bpm la francese Crédit Agricole con circa il 20,1%. Un’applicazione del golden power non proprio lungimirante, dato che ora Orcel, respinto all’uscita, potrebbe rientrare in Mps dall’ingresso principale.