Sono tempi di trame nascoste e, a proposito, tutto lascia pensare che qualcosa stia tramando nei confronti dell’ad di Mps Luigi Lovaglio. Che qualcuno abbia idea di “silurarlo”? Così si vocifera, ma perché? A partire dalla nota intercettazione tra lui e Gaetano Caltagirone di Mediobanca, fino all'inaugurazione della cosiddetta “pista verde” sembra esserci un allineamento di parametri particolarmente favorevole perché questa circostanza si concretizzi. Va ricordato che queste vicende non c'entrano direttamente con Lovaglio, che è incensurato e rimaniamo pur sempre nel campo delle ipotesi. Ma andiamo con ordine.
Anzitutto, alcune indiscrezioni parlano di un clima interno alla banca non proprio favorevole nei confronti dell’attuale amministratore delegato, che all’epoca del suo insediamento ricevette l’endorsement del ministro dell’Economia leghista Giancarlo Giorgetti, al centro della partita. Non sono però i subordinati di Lovaglio a pesare granché in questa partita, perché c’è un altro punto da sottolineare, ovvero che l’affaire Terzo Polo bancario (ovviamente a decidere dell'eventuale colpevolezza di Lovaglio sarà solo un processo) orchestrato dal governo e attenzionato dalle toghe milanesi sta facendo troppo chiasso a livello internazionale. Addirittura sul Financial Times è uscito un titolo particolarmente esemplificativo di quale sia il sentiment sulla vicenda: “Perché l'Italia sta trasformando il suo colosso assicurativo in una pedina della politica di potenza. Il miliardario Francesco Gaetano Caltagirone e i suoi alleati sono vicini a prendere il controllo di Generali”. E’ risaputo quanto Giorgia Meloni ci tenga a non attirare eccessivamente l’attenzione della finanza internazionale sui problemi di casa propria, soprattutto quando Mps, l’avamposto del governo nel settore creditizio, risulta in una posizione alquanto bizzarra.
Il valore del fatturato di Mps, pari a 3.57 miliardi al 2024, è davvero molto sproporzionato rispetto alla sua capitalizzazione di mercato (il suo valore in Borsa), pari a circa 28 miliardi di euro. Un rapporto 1 a 7 che fa sorgere parecchi interrogativi, dato che banche dal fatturato ben superiore, come ad esempio Bnp Paribas che vanta un fatturato al 2024 pari a 48 miliardi di euro, in borsa ne vale 94, quindi quasi il doppio, ma un rapporto 1 a 7 è qualcosa che si intravvede forse solo per qualche fortunatissima Big Tech della Silicon Valley. C’è qualcosa che non quadra. Nonostante in tutti questi anni di commissariamento e risanamento seguiti alla malagestione di Profumo e compagnia bella, qualcuno dalle parti di Mps continua a ripetere che dietro all’apparenza della solidità dei bilanci, la verità sia ben diversa.
Dal 2016 a oggi il fatturato risulta in calo del 7% circa. Qual è il problema? Che in Mps il governo è azionista, e da questo avamposto controlla Mediobanca, l’aggiustatutto del capitalismo italiano, dalla scalata Montedison alla Parmalat, da cui trama per completare il quadro con l’assedio finale di Generali. Ma torniamo ad Mps. Torniamo al caso di David Rossi, che si riapre in un momento particolarmente delicato, ovvero a latere del referendum sulla giustizia (contro i magistrati corrotti, nella vulgata, quella che conta) e alla causa intentata dalle toghe milanesi nei confronti di Gaetano Caltagirone e di Leonardo del Vecchio, il patron di Luxottica che attraverso l’holding Delfin siede accanto al governo in Mps e al tempo stesso ha anche una quota rilevante in Mediobanca. Qualche tempo fa su Mow Aldo Giannuli preconizzò un avviso di garanzia anche per il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, che ancora non è giunto, ma evidentemente l’assedio al suo dominio, passa anche attraverso Luigi Lovaglio.
In qualche modo viaggia parallelamente alla riapertura del caso David Rossi. La cosiddetta “pista verde” ora torna in auge con aspetti più o meno inediti, in passato trattati come male voci, e oggi presi sul serio dalla Commissione d’inchiesta e dai giornalisti più in vista della televisione italiana. Ora infatti si dà rilievo alle testimonianze che indicano la presenza dell’ex leghista Giovanni Fava ai tempi dell’omicidio Rossi a capo del club di Rugby locale e sponsorizzato da Mps. La stessa città, Viadana, a cui riconduce il numero ritrovato nel telefono di David Rossi, il quale altro non era che il numero identificativo di un certificato di deposito al portatore emesso presso una filiale di Viadana della Banca Popolare di Puglia e Basilicata, che a sua volta era uno degli sportelli ceduti da MPS dopo l’acquisizione di Banca Antonveneta nel 2009 per ragioni antitrust. Stesso sportello dove l’ndranghetista Salvatore Grande Aracri aveva il conto all’epoca della morte di Rossi. Ora Lovaglio non c’entra assolutamente con questa storia parecchio torbida e nell’affaire Terzo polo risulta incensurato, ma come si accennava all’inizio di questo articolo è ormai pubblica la sua intercettazione con Caltagirone ove con il patron di Mediobanca si complimenta per il successo, ammettendo di aver semplicemente seguito le direttive (ripetiamo ancora una volta che ovviamente a decidere dell'eventuale colpevolezza di Lovaglio sarà solo un processo). Finché ne scrive il Corriere della Sera rimane tutto in famiglia e gli italiani, oltre a capirne poco di banche, dimenticano in fretta, ma qualora tutto questo dovesse iniziare a girare nei salotti della finanza internazionale allora questo potrebbe essere perlomeno imbarazzante per Giorgia Meloni. Il passo da Milano a Londra è breve, la premier lo sa e allora qualche testa, se tutto questo non rientra, qualche testa dovrà pur saltare.