M. come Mossad, un uomo senza volto che David Barnea, nel discorso del Giorno del Ricordo dei caduti israeliani, ha ricordato come agente eroico nella raccolta informativa di Tel Aviv contro l’Iran culminata nelle due guerre del giugno 2025 e del febbraio-aprile 2026. Il capo del Mossad ha parlato dell’agente morto il 28 maggio 2023 nel naufragio della barca sul Lago Maggiore in cui hanno perso la vita Claudio Alonzi e Tiziana Barnobi, agenti dell'Agenzia delle Informazioni per la Sicurezza Esterna (Aise), il ramo dell'intelligence italiana che monitora gli scenari globali. E alla cui guida è stato riconfermato, nella giornata del 23 aprile, Gianni Caravelli, per un mandato di ulteriori due anni. Di M. non sapremo probabilmente mai generalità, storia personale, rango ma sappiamo che Barnea e il Mossad, il cui operato è la ghiandola pineale della politica dello Stato Ebraico, non hanno parlato a caso. E hanno parlato degli scacchieri internazionali all’Italia e al suo sistema internazionale, mandando una serie importante di messaggi.
In primo luogo, è bene sottolinearlo, Israele non considera esaurita negli scontri diretti del 2025 e del 2026 il braccio di ferro militare con l’Iran. Per Tel Aviv quella con la Repubblica Islamica è una lunga guerra-ombra che continua da decenni, per la precisione da quando nel 1985 Teheran, che pure Tel Aviv aveva sostenuto sottobanco nella sua iniziale resistenza all’aggressione di Saddam Hussein (in nome della maggiore pericolosità dettata dal regime iracheno), plasmò la nascita di Hezbollah in Libano. Le parole di Barnea su M. vanno lette di pari passo a questo quadro interpretativo e a quanto detto il 14 aprile scorso, in occasione dell’altra occasione solenne del giorno in cui Israele commemora l’Olocausto e i suoi morti, secondo cui la missione del Mossad “non sarà completa fino al regime change” in Iran. Questo è lo scenario in cui il caso del Lago Maggiore si inserisce: non contano bombardamenti o cessate il fuoco, per Israele la guerra all’Iran è un continuum e quando Barnea ricorda che M., in Italia, è morto in operazioni “contro l’Iran” sta dicendo che l’agenzia di spionaggio di Tel Aviv è in campo da anni, con la raccolta informativa così come con gli omicidi mirati (si pensi alla strage di scienziati nucleari o al targeting di ufficiali dei Pasdaran), per indebolire la Repubblica Islamica. E l’operazione di scambio informativo in cui Alonzi, Barnobi e M. morirono è da inserirsi in questo contesto. Corollario e secondo punto è, dunque, il messaggio chiaro che Mossad e Aise fossero convergenti nell’operazione del maggio 2023. Cosa poteva riguardare? Ai tempi il Mossad guardava con attenzione i possibili trasferimenti di tecnologie potenzialmente dual-use all'Iran e l'Italia attenzionava le forniture di Teheran a Mosca sul fronte dei droni. Vicino al Lago Maggiore, da Varese a Verbania, è distribuita un'importante serie di aziende della filiera della difesa e dell'aerospazio su cui attività malevole iraniane avrebbero potuto abbattersi o, come scrivevamo tre anni fa su "Il Giornale" a caldo, Italia e Israele avrebbero potuto collaborare nel gestire la retroingegneria dei droni iraniani. Quindi, Barnea manda un messaggio: l’Italia non è in guerra con l’Iran ma Israele l’ha considerata un’alleata negli sforzi per contrastare la corsa della Repubblica Islamica all’energia atomica, al riarmo missilistico, alla minaccia all’ordine internazionale e mediorientale funzionale al campo occidentale. E urge ricordarlo ora più che mai, specie dopo gli screzi italo-israeliani sull’accordo di cooperazione sulla Difesa e sul Libano.
Vi è dunque un sostanziale rilancio della mai pienamente codificata ma sempre percepibile cooperazione securitaria tra Roma e Tel Aviv, che per lungo tempo ha preso le forme della presenza di apparati industriali e tecnologici avanzati israeliani nei settori strategici italiani, della cooperazione per l’innovazione e del ruolo giocato da Roma come terzo fornitore militare di Tel Aviv dopo Usa e Germania. Terzo, si chiama in causa l’Aise proprio mentre la sua leadership, in capo al generale Gianni Caravelli, che ha con attenzione traghettato Forte Braschi in anni di crisi globali dal 2020 ad oggi, si trova di fronte alla conferma del mandato. Le parole di Barnea contribuiranno a plasmare il raggio d’azione del servizio estero nel biennio finale del generale. Caravelli ha condotto con equilibrio l’Aise e ha mostrato una trasversalità non secondaria: alla cooperazione securitaria con gli alleati in materia di antiterrorismo e sostegno all’Ucraina ha aggiunto un’ampia capacità di proiezione che l’ha portato a guardare da vicino il teatro africano, dalla Libia al Niger, per consolidare la presenza di Roma e a gettare uno sguardo sul Levante, con una mai confermata visita in Siria nel giugno 2024 e una grande attenzione data al Paese mediorientale nei giorni della caduta di Bashar al-Assad nel dicembre successivo per evitare possibili effetti-contagio terroristici e securitari. Caravelli avrà ancora due anni di margine per un rinnovo del mandato che lo porterebbe a raggiungere gli otto anni di massima durata consentita dalla legge per una singola figura alla guida di un’agenzia. In quest’ottica, in fase di rinnovo saltano fuori da un un lato sfide come l’inchiesta Onu sulla presunta violazione italiana dell’embargo militare libico, che tocca da vicino uno scenario chiave per il servizio estero che sull’ex Quarta Sponda ha uno sguardo particolare, e le parole di Barnea che sembrano chiamare i servizi alleati al rilancio della cooperazione con Tel Aviv. In nessun dossier Caravelli è esplicitamente interpellato ma laddove si parla della linea d’ombra tra sicurezza, strategia e proiezione geopolitica è inevitabile che si discuta del ruolo dell’Aise. E le parole di Barnea tracciano un perimetro strategico che ad oggi il Mossad si può permettere di delineare, mentre altri Paesi (Usa in testa) e le loro intelligence hanno meno chiaro il loro ruolo nel mondo. Cooperazioni e collaborazioni andranno lette alla luce degli obiettivi strategici delle potenze. Il capo delle spie israeliane, cuore di tenebra e cervello pulsante del potere di Tel Aviv, mostra che la grande strategia israeliana è chiara. Nemici e minacce sono ben identificate. Senza la regia statunitense nel campo largo occidentale, come si comporterà l’Italia in un periodo tanto critico? Su Iran, Medio Oriente e dossier critici quali saranno i punti di riferimento del Paese? Quali attenzioni darà, invece, l’Aise ai teatri di prossimità della sicurezza nazionale? La risposta a questi quesiti resta aperta. Ma il richiamo di Barnea al caso del Lago Maggiore non appare casuale, in tempi di così ampia incertezza.