Mario Sechi dopo la sua fuoriuscita da Libero con tanto di porta sbattuta alle proprie spalle ora diventa direttore dell’agenzia Dire.it. Un ruolo, Com.E Dire(.it)... di un certo "Valore". L'editore, s'intende. Stefano Valore di Villanueva de Castellòn. Una parabola discendente, per Sechi, che lo porta tra le braccia di una realtà editoriale con debiti tributari per quasi 12 milioni di euro in corso di ristrutturazione. Il patron della holding SiliconDev nasce come direttore del Centro di elaborazione dati della Regione militare centrale in qualità di ufficiale di riserva, poi passa a Telecom Italia e nel Gruppo Elite Performance and Tuning come dirigente informatico. Nel 2003 fonda il gruppo SiliconDev che si occupa principalmente di tecnologia dell’informazione e che nel 2021 subentra al controllo di Com.E, la società editrice di Dire. La testata dal 2020 naviga in acque non proprio tranquille. Fino al 2023, infatti, il fatturato di Com.E scende da quasi 8 milioni di euro a 5,29 e al 2023 la perdita è di più di 3 milioni. Il tutto nonostante l’immissione, da parte di Valore, di 2 milioni di capitale personale. Dire è una realtà editoriale che, come molte altre in Italia, vive essenzialmente di contratti pubblici, in particolare dei contratti con la Presidenza del Consiglio.
Data la situazione disastrosa in cui versa Dire, Valore, sotto il governo Draghi tenta di convincere il sottosegretario all’editoria in quota Forza Italia, Giuseppe Moles, ad attuare un intervento sul sistema delle agenzie e sulla ripartizione delle risorse, ma senza ottenere risposta. Quando arriva Giorgia Meloni le cose cambiano e soprattutto cambia il sottosegretario all’Editoria. Al posto di Moles c’è Alberto Barachini, sempre Forza Italia, che riscrive il nuovo meccanismo di finanziamento delle agenzie di stampa. Con il nuovo meccanismo DIRE entra nell’elenco delle agenzie di rilevanza nazionale e per il 2024 per Com.E Palazzo Chigi definisce circa 2,3 milioni di euro per la fornitura dei suoi notiziari. Barachini dirà poi in Senato che, considerando il complesso dei servizi, il valore destinato a Dire sarebbe dovuto passare da 2,159 milioni a 2,725 milioni: oltre mezzo milione in più. I soldi pubblici, però non bastano. I conti di Dire continuano a fare paura. Nel 2023 Com.E perde oltre 3,18 milioni di euro su appena 5,29 milioni di fatturato. Nel frattempo scattano licenziamenti e sospensioni senza stipendio e, soprattutto, sul tavolo dello Stato compare un fermo amministrativo per oltre 6,1 milioni di euro legato alla precedente gestione dell’agenzia. Palazzo Chigi congela temporaneamente i pagamenti. A questo punto il senatore di Fratelli d’Italia Andrea De Priamo presenta un’interrogazione chiedendo al Governo di verificare le condizioni per “sbloccare le risorse destinate all’agenzia di stampa”. Tre giorni dopo, il parere dell’Avvocatura è favorevole alla sospensione del fermo da parte del ministero dell’Istruzione, e il Dipartimento dell’Editoria rimette in moto i pagamenti. Come se non bastasse tutto questo nel 2024 Valore balza all’onor delle cronacheper essere stato sequestrato, malmenato e derubato in casa propria da un gruppo di ladri. Ad ogni modo, però, Valore con il suo network trasversale riesce a tenere in piedi la testata. Già nel 2022 aveva ricevuto la benedizione dall’allora presidente del Senato Elisabetta Casellati, mentre nel 2024 Attilio Fontana lo incontra a Milano parlando di una “comune visione” su innovazione e informazione e di possibili “progetti da realizzare insieme”. E’ poi Federico Mollicone, presidente meloniano della Commissione Cultura della Camera, a portare la crisi DIRE in audizione parlamentare. La questione, però, riesplode ancora una volta nel 2025. Il 27 dicembre dell’anno precedente Com.E aveva affittato il ramo d’azienda della Dire a una società appena nata e controllata inizialmente al 100 per cento dalla stessa Com.E. La Come. Una nuova scatola societaria per garantire la continuità dell’agenzia mentre la vecchia impresa cercava di ristrutturare i propri debiti. C'è un problema, però. Nel marzo 2025 emerge un pignoramento dell’Agenzia delle Entrate da 11.950.843 euro di debiti tributari. A questo punto Palazzo Chigi dice no al subentro automatico della nuova Come, cancella la vecchia Com.E dall’elenco e risolve il contratto. Un patatrac dentro il patatrac.
Se nel 2024 a chiedere lo sblocco dei fondi era stato un senatore di Fratelli d’Italia, nel 2025 a muoversi è il Partito Democratico. Filippo Sensi, insieme a una pattuglia di oltre venti senatori dem chiedono al Governo sostanzialmente la stessa cosa. Barachini assicura che, una volta omologato l’accordo di ristrutturazione dei debiti, il Dipartimento potrà riaprire la procedura. Il Tribunale di Bari dà il via libera nel dicembre 2025 e il 7 gennaio 2026 la nuova Come ottiene nuovamente il contratto di Palazzo Chigi. Circa 2,12 milioni di euro per notiziari nazionali, internazionali, regionali e servizi video-fotografici. Due giorni dopo è la stessa Giorgia Meloni a intestarsi politicamente l’attenzione del Governo sul caso, annunciando in conferenza stampa l'atto di benevolenza. Valore ringrazierà poi pubblicamente la premier e le istituzioni che avevano accompagnato la vicenda. Il tutto accade mentre il nuovo editore di Dire continua ad allargarsi: L’Identità, Vero, la stampa industriale e il resto dell’ecosistema SiliconDev. E ora Mario Sechi, che nel 2023 aveva lasciato l’AGI per diventare responsabile dell’Ufficio stampa e delle relazioni con i media della Presidenza del Consiglio di Giorgia Meloni, prende il timone dell’agenzia che con Palazzo Chigi ha combattuto, perso e riconquistato il proprio contratto milionario. Insomma un ruolo di un certo "Valore".