"Angelucci mi ha licenziato. Lo ha fatto nel momento in cui sono finito sotto scorta, minacciato di morte dai terroristi anarco-insurrezionalisti." ha scritto ieri sera l'ormai ex direttore di Libero Mario Sechi. Solo qualche ora prima aveva documentato la sua nuova vita sotto scorta, "Eccomi qua, cannibali, avete cambiato la mia vita, ma io continuo a scrivere. Per non perderla.". Racconta delle minacce degli anarchici, della scelta del questore di affidargli la scorta, della sua scelta di rifiutarla, in nome della libertà. Ma poi "l'algoritmo del cronista ha preso il comando", ha pensato all'esplosione che a Roma ha ucciso i due anarchici Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, al loro riferimento, Alfredo Cospito, che "nel 2006 partecipò a un attacco con ordigni davanti alla scuola allievi carabinieri di Fossano, nessuna vittima. Nel 2012 gambizzò l'amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi". Una carrellata di eventi che gli ha fatto pensare: "È gente pericolosa". Così è iniziata la sua nuova vita sotto scorta, la perdita della quotidianità, di una certa dose di libertà, e ora il licenziamento dal giornale. Giorni difficili per Mario Sechi. E tutto, apparentemente (in realtà secondo molti il licenziamento sarebbe dovuto a questioni interne alla maggioranza), parte da quelle minacce. Ma chi sono gli anarco-insurrezionalisti che hanno minacciato Mario Sechi (e non solo)?
La "galassia anarchica"
Il primo errore che si fa quando si parla di anarco-insurrezionalisti è quello di generalizzare pensando più in generale al movimento anarchico. Gli anarco-insurrezionalisti sono in realtà una corrente minoritaria, estremista, di un movimento che ha varie sfaccettature per gran parte pacifiche. La principale distinzione con l'anarchismo classico non è nei fini ma nei metodi, che prevedono pratiche come la propaganda col fatto, l'esproprio, l'azione diretta e il sabotaggio, usati come mezzo di contestazione per giungere a un sovvertimento dell'ordine costituito della società capitalista. In parole povere, lotta armata.
Nella galassia insurrezionalista, all'interno della stessa galassia anarchica, il soggetto più rilevante è la Federazione Anarchica Informale – Fronte Rivoluzionario Internazionale (FAI-FRI), da non confondere con l'altra FAI, la Federazione Anarchica Italiana, che respinge esplicitamente la violenza come metodo di lotta. L'organizzazione, se così la vogliamo chiamare, è attiva in Italia dal 2003 e i servizi segreti italiani la descrivono come un "movimento terroristico con struttura orizzontale". Sì, perché la realtà è che non è una vera e propria organizzazione, non ha dei vertici o ordini di comando, sono atomi sparsi, legati tra loro dall'ideologia comune e dalle comuni idee sulle modalità di attuazione. A novembre 2025 il Dipartimento di Stato americano l'ha inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche, definendola "un gruppo anarchico militante che opera principalmente in Italia, con affiliati in Europa, Sud America e Asia", che "dichiara la necessità della lotta armata rivoluzionaria contro gli stati nazionali e la 'Fortezza Europa'".
La nascita della FAI-FRI si fa risalire al 21 dicembre 2003, quando due cassonetti esplodono nei pressi della casa bolognese di Romano Prodi, allora presidente della Commissione Europea. L'attentato viene rivendicato da un neonato gruppo che si presenta al mondo con un documento intitolato "Chi siamo - lettera aperta al movimento anarchico". Nello stesso periodo vengono spediti plichi esplosivi a Europol, Eurojust e alla sede del banchiere Jean-Claude Trichet: le autorità italiane sono costrette a bloccare tutta la posta diretta a organismi dell'UE nelle province emiliane.
Quella che segue è un'escalation. Nel 2007 tre ordigni esplodono nel quartiere Crocetta di Torino con una tecnica destinata a diventare la firma del gruppo: la cosiddetta "doppia bomba", in cui una serie di esplosioni si susseguono a distanza di poco tempo con l'obiettivo di colpire polizia e carabinieri occorsi a soccorrere. Nel 2010 le Poste intercettano una lettera con proiettili indirizzata a Berlusconi: "Farai la fine del topo". Il plico esplode ferendo il postino Pietro De Simone, 56 anni. A dicembre dello stesso anno pacchi bomba esplodono nelle mani degli addetti all'ambasciata svizzera e cilena a Roma, ferendoli gravemente.
Nel 2011 una lettera bomba raggiunge gli uffici di Swissnuclear in Svizzera, ferendo due donne, mentre in Italia la FAI-FRI rivendica l'attentato alla sede romana di Equitalia: il direttore Marco Cuccagna viene ferito alla mano e agli occhi. Nello stesso giorno un analogo pacco indirizzato al presidente della Deutsche Bank viene intercettato a Francoforte.
Il momento di maggiore visibilità arriva il 7 maggio 2012, quando Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, viene gambizzato a Genova. Tre colpi alle gambe mentre esce di casa. A rivendicare l'azione è il Nucleo Olga della FAI-FRI, che con questo attentato si costituisce formalmente: "Con entusiasmo aderiamo alla FAI/FRI, unendoci ai tantissimi gruppi della nuova internazionale anarchica sparsi per il mondo". Il nome del nucleo omaggia Olga Ikonomidou, militante anarchica greca della Cospirazione delle Cellule di Fuoco, detenuta dal marzo 2011 per un attentato ad Atene. Le motivazioni? Il documento descrive Adinolfi come "uno dei tanti stregoni dell'atomo dall'anima candida e dalla coscienza pulita", indicandolo come "tra i maggiori responsabili insieme all'ex ministro Scajola del rientro del nucleare in Italia".
Alfredo Cospito
I responsabili dell'agguato a Roberto Adinolfi vengono identificati in Alfredo Cospito e Nicola Gai, poi condannati. Proprio Cospito è il riferimento, il simbolo e il frontman degli anarco-insurrezionalisti italiani. Sechi lo definisce "la star in prigione del movimento anarchico", secondo i tribunali è un punto di riferimento ideologico capace di esercitare il proprio "ruolo apicale" anche dal carcere, e per questo è il primo anarchico detenuto con il regime del 41-bis.
È il regime carcerario riservato ai capimafia, per evitare contatti con l'esterno che possano coordinare l'organizzazione. Cospito non ci sta e protesta con uno sciopero della fame durato centottantadue giorni, tra l'ottobre 2022 e l'aprile 2023. Così il suo caso diventa una questione nazionale e Cospito diviene noto alle cronache più generaliste quando una delegazione del Partito Democratico, Debora Serracchiani, Andrea Orlando, Walter Verini e Silvio Lai, si reca nel carcere di Sassari per accertare di persona le condizioni di salute dell'anarchico scatenando feroci polemiche.
Le due morti di Roma
È in questo clima di tensione fra la galassia anarchica e la politica che il 20 marzo 2026 due militanti trovano la morte in un casolare abbandonato al Parco degli Acquedotti di Roma.
Sono Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, entrambi nell'orbita FAI-FRI. Mercogliano era anche stato arrestato nell'operazione Scripta Manent, quella che ha portato all'arresto di Cospito e alla chiusura del cerchio su vent'anni di anarco-insurrezionalismo, per poi essere assolto in appello.
Secondo gli investigatori stavano assemblando un ordigno con fertilizzante e chiodi come azione per riaccendere i riflettori sul caso Cospito in vista della scadenza del 41bis. La notte successiva all'esplosione, sui muri della metropolitana Marconi a Roma compaiono le scritte: "La nostra vendetta sarà terribile", "Morte agli oppressori", "Carabinieri tutti appesi". A Viterbo: "Sara e Sandro vivono nelle nostre lotte". A Perugia: "Nella gioia, nella rabbia, nel distruggere la gabbia. Ciao Sara. Ribelle come noi".
Le minacce ai giornali
Qualche tempo prima le minacce ai giornali delle "destre" erano già cominciate, ancora prima di quelle a Mario Sechi. Il 21 agosto 2025, una lettera era arrivata nella redazione de Il Tempo, in Piazza Colonna a Roma. Dentro la frase: "Servi del potere morirete", la firma della A cerchiata degli anarchici, e una fotografia che ritrae il direttore Tommaso Cerno insieme al vicedirettore de Il Giornale Osvaldo De Paolini e al vicepresidente del gruppo editoriale Andrea Pasini.
La lettera arriva il giorno in cui viene sgomberato il Leoncavallo, storico centro sociale milanese, dopo trentuno anni, e Cerno risponde in un editoriale: "Non solo non ci fa paura, ma è un segno che battersi per la libertà e la democrazia ti farà anche fare dei nemici - ma sono la prova che sei sulla strada giusta".
La firma della lettera è quella anarchica, ma il contesto che l'ha scatenata è in parte diverso da quello di Sechi: è l'inchiesta della giornalista Giulia Sorrentino sui legami tra parlamentari di PD, M5S e AVS e Mohammad Hannoun, presidente dell'Associazione Palestinesi d'Italia, sanzionato dal Tesoro americano per presunto sostegno finanziario ad Hamas. Un filone di indagine giornalistica che ha esposto Sorrentino a un doppio fronte di minacce: quello anarchico e quello degli ambienti propal radicali. Secondo gli investigatori di Milano gli anarchici milanesi sono collocati nell'area antagonista assieme ai marxisti-leninisti e ai centri sociali, in particolare si riconoscono nel centro sociale "Galipettes".
Lo stesso editore, Angelucci, lo stesso ambiente anarchico, la stessa logica. Anche la stessa risposta, in fondo: Cerno non si è fermato, Sorrentino non si è fermata, anche Sechi continua a scrivere sotto scorta, o almeno fino a ieri sera.