L'ultimo attacco, più o meno involontario, di un drone russo contro un palazzo residenziale in Romania ha riacceso i riflettori sul “dossier Putin”. C'è davvero il rischio che la guerra in Ucraina possa deragliare in un conflitto aperto tra Mosca e la Nato? La platea degli esperti è spaccata in due, tra chi è convinto che il Cremlino si mangerà l'Europa orientale, pezzo dopo pezzo, e chi, invece, ritiene questa eventualità pura “russofobia”. Sul campo iniziano però a emergere segnali preoccupanti. Basta dare un'occhiata al documento segreto di 1200 pagine redatto un paio di anni fa da alcuni alti ufficiali militari tedeschi nella caserma Julius Leber. Oggi se ne torna a parlare con insistenza visto che il paper, denominato Oplan Deu, spiega come preparare la Germania (e in realtà non solo lei) a una guerra contro la Federazione Russa. Nel piano, per esempio, si legge che 800.000 soldati tedeschi, statunitensi (da capire, dopo la rottura tra Donald Trump e la Nato) e di altri Paesi dell'Alleanza Atlantica dovrebbero essere trasportati verso est, in direzione del fronte: ovviamente quello russo. Ma perché prepararsi al peggio? Una possibile risposta arriva sempre dalla Germania. L'intelligence di Berlino ritiene che Mosca sia pronta e disposta a colpire la Nato nel 2029.
A sentire chi ha stilato il piano, l'Europa vorrebbe soltanto prevenire la guerra e non iniziarne una. “L'obiettivo è quello di far capire chiaramente ai nostri nemici che, se ci attaccano, non avranno successo”, ha spiegato qualche mese fa al Wall Street Journal un anonimo autore dell'Oplan Deu. Sarà, ma intanto Rheinmettall, il colosso teutonico della Difesa, ha da poco firmato un accordo da 260 milioni di euro per il rifornimento delle truppe nazionali e della Nato. Come ha inoltre scritto Reuters, il capo della Difesa tedesco, Carsten Breuer, ha ordinato che le forze armate del Paese siano equipaggiato con armi all'avanguardia entro il 2029 (la solita data che ritorna). Lo stesso Breuer ha parlato della necessità di dotare la Germania di nuove difese aree per intercettare i droni nemici, nonché di armi che le consentano di effettuare attacchi di precisione nel terreno rivale e tante munizioni. In ogni caso, l'Oplan Deu si basa una sorta di mobilitazione totale che include sì le forze armate, ma anche gli apparati civili, le amministrazioni locali, le infrastrutture pubbliche e ovviamente l'industria. Altro focus da attenzionare: molte nazioni europee, Francia e Germania in primis, hanno pianificato l'assistenza sanitaria in caso di conflitto. Il 18 luglio scorso, una circolare del ministero della Salute francese - visionata dal settimanale Le Canard Enchaîné - ha invitato le Agenzie regionali sanitarie a predisporre, in coordinamento con la Difesa, piani e strutture capaci di accogliere negli ospedali civili un elevato numero di militari feriti. Le stime indicate sono particolarmente rilevanti: fino a 100 soldati al giorno per ciascuna struttura, per un periodo di 60 giorni consecutivi, con possibili picchi di attività pari a 250 pazienti al giorno per tre giorni consecutivi.
Se l'Ucraina coinciderà con la prima linea di difesa europea, la Germania si trasformerà nel principale hub logistico della Nato. Cosa significa? Che ogni fantomatica operazione militare della Nato contro la Russia coinvolgerà Berlino. Nel frattempo, il governo tedesco ha anche cambiato un nuovo sistema per quanto riguarda la leva militare. È prevista una registrazione obbligatoria per i ragazzi di 18 anni, con questionari e valutazioni di idoneità e un servizio inizialmente su base volontaria, ma con la possibilità futura di passare alla coscrizione obbligatoria se i volontari non dovessero bastare (altro campanello d'allarme). Nelle ultime ore, intanto, il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha chiamato il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, riferendo un messaggio destinato anche a Trump: Mosca vuole intensificare gli attacchi contro obiettivi militari a Kiev e avrebbe invitato le ambasciate straniere a valutare l'evacuazione del personale diplomatico. L'ennesimo segnale di escalation che mette a dura prova la resilienza della Nato. Tanto più con un picconatore al suo interno che si chiama, appunto, Donald Trump.