Alla fine è successo. O forse sarebbe meglio dire è successo di nuovo. Un drone russo è entrato nei confini della Nato e ha terminato la propria corsa all'interno di un territorio off limits. Questa volta, però, la situazione è un po' diversa rispetto agli ultimi sconfinamenti. Già, perché il velivolo senza pilota di Mosca si è schiantato contro un palazzo di Galati, nella Romania Orientale, danneggiando l'edificio ma soprattutto ferendo due civili. Non si è trattato, dunque, di un semplice ritrovamento di detriti o di veri e propri droni distrutti in zone non residenziali, ma di uno strike quasi in piena regola. Cos'è successo? In base a quanto comunicato dal ministero della Difesa di Bucarest - con il Paese che, ricordiamolo, è un membro a pieno titolo della Nato - un drone utilizzato dai russi nell'ambito di un blitz notturno contro l'Ucraina si è schiantato contro il tetto di un condominio. L'esercito rumeno ha fatto decollare due caccia F-16 e un elicottero autorizzati a colpire i bersagli nemici, mentre le autorità hanno inviato messaggi di allerta agli abitanti delle zone colpite. Il governo guidato dall'europeista Nicusor Dan, in carica da una decina di giorni, ha descritto l'incidente come una "grave e irresponsabile escalation". Nuovi scaz*i all'orizzonte tra Russia e Unione europea in vista...
La Romania ha fatto sapere che adotterà le necessarie misure diplomatiche per rispondere a quella che ha definito una "grave violazione del diritto internazionale" e del suo spazio aereo. Ha inoltre chiesto alla Nato di accelerare il trasferimento delle capacità anti-drone nel Paese, in maniera tale da prevenire eventuali altri sconfinamenti. L'Ispettorato generale rumeno per le situazioni di emergenza ha riferito che l'intero carico esplosivo del drone è detonato, provocando un incendio al decimo piano dell'edificio residenziale. "Un drone è entrato nello spazio aereo rumeno, è stato tracciato dal radar fino alla parte meridionale della città di Galati, e si è schiantato sul tetto di un condominio, provocando un incendio a seguito dell'impatto", si legge nel comunicato ufficiale diramato dal solito ministero della Difesa di Bucarest. Certo, da quando è scoppiata la guerra in Ucraina i droni russi hanno sconfinato più volte nel territorio di Bucarest (sono stati contati almeno 47 episodi), ma, come detto, questa è la prima volta che dei cittadini sono rimasti feriti. Dura anche la reazione di Bruxelles. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha affermato che la Russia ha "oltrepassato un altro limite". "Siamo pienamente solidali con la Romania e il suo popolo. Continuando a rafforzare la nostra sicurezza e la nostra capacità di deterrenza, soprattutto al confine orientale, continueremo ad aumentare la pressione sulla Russia", ha scritto su X.
E adesso? Negli ultimi anni, numerosi esperti di affari internazionali, così come molti "rossobruni", hanno ripetuto che no, la Russia non ha alcuna intenzione di attaccare l'Europa. Hanno inoltre più volte affermato che i vari allarmi lanciati dai media del continente, così come quelli diffusi dalle varie intelligence dei governi Ue, non fossero altro che notizie diramate soltanto come pretesto per alimentare la tensione con Mosca (e, chissà, combatterla sul campo). Alla fine è invece successo che un drone di Vladimir Putin, forse per errore o forse per provocare Bruxelles, ha colpito un palazzo di un Paese membro della Nato. Adesso scatterà il famoso articolo 5 del Patto Atlantico, quello che stabilisce il principio della difesa collettiva, e che dice che un attacco armato contro uno o più Paesi membri del gruppo è considerato un attacco contro tutti gli altri? La risposta è negativa, almeno per il momento, visto che che la clausola riguarda in teoria gli attacchi armati diretti contro i membri dell'Alleanza. L'intera vicenda aumenta in ogni caso la pressione politica sulla Nato affinché definisca una politica di risposta più chiara. E qualche falco Ue anti russo potrebbe anche pensare bene di surfare quanto accaduto per chiedere il pugno durissimo contro Mosca. Con tutte le conseguenze del caso...