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3 aprile 2026

“L'Italia ventre molle della propaganda russa in Europa”: Intervista pesantissima a Valcauda e Botti (tesoriera e membro del direttivo di Europa Radicale) sul nuovo dossier contro la “peste putiniana” nel nostro Paese

  • di Federico Giuliani Federico Giuliani

3 aprile 2026

Europa Radicale ha realizzato un dossier sulla “peste putiniana” spiegando come la propaganda russa trovi ancora terreno fertile in Italia. Tra eventi illegali, disinformazione e conferenze, la guerra ibrida del Cremlino è sempre più difficile da fermare, nel nostro Paese così come in Europa (attenzione ai Balcani e al caso ungherese). Abbiamo intervistato Federica Valcauda e Laura Botti di Europa Radicale per capire cosa diavolo sta succedendo

Foto: Ansa

“L'Italia ventre molle della propaganda russa in Europa”: Intervista pesantissima a Valcauda e Botti (tesoriera e membro del direttivo di Europa Radicale) sul nuovo dossier contro la “peste putiniana” nel nostro Paese

Ci sono le guerre classiche che si combattono con bombe, droni e missili. Poi ci sono quelle che si sviluppano nell'ombra senza che nessuno utilizzi armi tradizionali e visibili. Il mix tra disinformazione e propaganda crea un sistema di interferenze che ha come obiettivo quello di penetrare, scuotere, stravolgere l'opinione pubblica occidentale. La cosiddetta guerra ibrida condotta dalla Russia di Vladimir Putin non si ferma al fronte ucraino: attraversa l’Europa con reiterati tentativi di destabilizzazione democratica. L'Italia? Se, come si legge nel report realizzato da Europa Radicale e intitolato “Peste Putiniana”, è il “ventre molle dell'Unione europea” per la propaganda di Mosca, allora c'è qualcosa che non va. Per capire cosa sta succedendo abbiamo intervistato Federica Valcauda e Laura Botti di Europa Radicale, che il 12 aprile, a Milano, saranno protagoniste dell'evento “La Peste Putiniana e la guerra ibrida”, in programma alle ore 10.30 alla CGIL/Camera del Lavoro di Corso Porta Vittoria 43.

Valcauda, partiamo dal concetto di fondo. Cos'è la guerra ibrida?

La guerra ibrida è l’uso coordinato di strumenti diversi, militari, informativi ed economici per colpire un avversario mantenendo ambiguità su responsabilità, intensità e natura del conflitto. Dentro ci sono disinformazione, cyberattacchi, sabotaggi, pressione economica, uso politico dell’energia, operazioni di influenza e sostegno ad attori interni utili. Noi siamo colpiti oggi da tutto questo, in particolare il nostro paese è sensibile alla disinformazione e ai cyberattacchi, pensate che un anno fa hanno provato ad hackerare il sito Europa Radicale, la provenienza di questi attacchi? Russa.

In cosa si distingue la guerra ibrida portata avanti dalla Russia rispetto a quella di altri Paesi?

La specificità russa sta in tre elementi. Primo: la continuità. Per Mosca non è uno strumento eccezionale, ma una modalità ordinaria di conflitto. Secondo: l’integrazione stretta tra operazioni informative, cyber, intelligence, pressione economica e, come in Ucraina, forza militare. Terzo: l’obiettivo non è solo persuadere, ma confondere, saturare lo spazio pubblico, erodere fiducia nelle istituzioni e paralizzare le decisioni dell’avversario. In questo senso la Russia ha fatto della “zona grigia” un metodo stabile di competizione strategica. Per questo ne parleremo il 12 aprile a Milano, alla Camera del Lavoro.

A cosa punta Mosca? Sta riuscendo nel suo intento?

Mosca punta a dividere l’Europa e logorare il sostegno all’Ucraina. Ormai è chiaro, e chi non lo vede in malafede. L'Unione Europea unita (non solo monetariamente, ma anche politicamente e militarmente) fa paura alla Russia, che infatti cerca di recuperare influenza in modo violento e antidemocratico in Ucraina, Georgia, con gli attacchi ibridi a Romania e Moldova. La Bielorussia è sotto il suo dominio, ma il tentativo è disunire l'Europa e lo Stato di Diritto. Dal punto di vista militare la Russia in Ucraina ha fallito, mentre purtroppo vediamo che riesce a destabilizzare le democrazie.

Perché l'Ungheria è considerata il "laboratorio della propaganda digitale russa"?

La formula va usata con cautela, ma il punto è chiaro: l’Ungheria di Viktor Orbàn è spesso citata come caso-scuola perché un ecosistema mediatico molto concentrato e politicamente controllato ha reso più facile la circolazione di narrazioni convergenti con quelle del Cremlino. L'infiltrazione dei bot sui social di provenienza russa in queste settimane pre-elezioni si è amplificata, i messaggi ovviamente sono a favore di Orbàn, che abbandonerebbe domani l'Ucraina. Vedremo come andranno le elezioni.

Come difendersi, ammesso che si possa fare?

Servono almeno cinque azioni. Primo: resilienza istituzionale, cioè coordinamento tra governi, autorità, intelligence, piattaforme e media. Secondo: trasparenza sulle operazioni di influenza e sulle reti che le diffondono. Terzo: alfabetizzazione mediatica, perché una società che distingue fonti, contesto e manipolazione è meno vulnerabile. Quarto: cyberdifesa e protezione delle infrastrutture critiche. Quinto: velocità di risposta pubblica, perché la disinformazione prospera nei vuoti. Il punto chiave è che la difesa non è solo tecnica: è democratica. Se le istituzioni sono credibili e comunicano bene, il terreno per la guerra ibrida si restringe.

evento europa radicale
L'evento organizzato da Europa Radicale “La Peste Putiniana e la guerra ibrida”, in programma a Milanoil 12 aprile

Botti, come Europa Radicale avete realizzato un dossier, Peste Putiniana, nel quale sottolineate che "l’Italia è il ventre molle dell’Unione Europea": perché?

L'idea di raccogliere in modo sistematico queste informazioni è nata quando abbiamo capito che eravamo davanti a un fenomeno ormai pervasivo, che ha lo scopo specifico di eludere il Regolamento Europeo 350/2022 che vieta la diffusione dei prodotti di Rt (Russia Today) in tutta l'Unione Europea, perchè costituiscono materiali di propaganda con cui il Cremlino intende guadagnare il consenso delle opinioni pubbliche europee e minare la stabilità delle nostre istituzioni. Ci sono tre elementi: la gestione delle attività da parte di Vincenzo Lorusso e Andrea Lucidi, giornalisti italiani sconosciuti ai più e all'apparenza indipendenti; l'utilizzo di associazioni, movimenti, circoli locali, la gran parte di piccole dimensioni, che fanno naturalmente parte della nostra società civile e vengono quindi "parassitate" senza essere probabilmente pienamente consapevoli della natura di queste attività; il mascheramento da attività culturali che prevedono proiezioni, dibattiti e attività collaterali, come ad esempio presentazioni di libri. Un fenomeno senza precedenti.

Quali sono i focus principali del report? Cosa emerge dalla vostra analisi?

Fino ad oggi abbiamo censito 192 eventi, di cui 24 sono stati annullati a seguito dell'intervento di Europa Radicale, delle associazioni ucraine, di singoli esponenti politici. Dai dati raccolti emerge chiaramente un divario geografico. La maggior parte di questi eventi si svolgono nel Nord Italia. Le Regioni più colpite sono Emilia Romagna e Toscana, dove sono particolarmente attivi associazioni e movimenti dell'area comunista. Proprio in provincia di Bologna si svolgerà il Festival di RT Doc, un format che è già stato utilizzato nel 2025 a Gorizia. Diverse proiezioni di film saranno accompagnate da dibattiti con diversi ospiti, tra i quali il più celebre è sicuramente il prof. D'Orsi. Abbiamo conteggiato 133 associazioni, movimenti, collettivi, sezioni locali di partiti che hanno promosso, organizzato o fornito le loro sedi per questi eventi.

In che modo si manifesta la propaganda russa in Italia? Qualcuno potrebbe definirla "libertà di espressione". Dove sta quindi il confine?

La propaganda russa in Italia si manifesta attraverso il fenomeno che abbiamo studiato ma anche attraverso la voce di figure del giornalismo e, più in generale, della cultura che hanno una risonanza enorme all'interno dei media tradizionali. Sono infatti presenti ogni giorno nei maggiori canali televisivi italiani. La libertà di espressione è un diritto fondamentale di ogni cittadino, come la libertà di opinione: sono principi che ci guidano nella nostra azione da sempre. C'è una differenza abissale, però, tra il diritto di esprimere liberamente un pensiero, per quanto possa essere completamente antitetico alle nostre idee, e la diffusione sistematica di menzogne o versioni distorte della realtà. Ad esempio il lavoro di RT non è frutto della libera attività intellettuale di giornalisti e registi ma è costruito ad arte da un'emittente televisiva controllata direttamente dal Governo di Mosca per essere utilizzato come una vera e propria arma che ha come obiettivo la nostra opinione pubblica e le nostre istituzioni. Non non esiste alcun diritto di veicolare distorsioni della realtà, mascherate da attività culturali e intellettuali, utilizzate da un regime autoritario per guadagnare consenso in modo da giustificare i propri crimini di guerra.

Questa propaganda tocca soltanto l'opinione pubblica, e quindi il popolo dei social e gli elettori, o coinvolge anche persone di spicco del sistema politico?

La Propaganda russa coinvolge anche personalità del sistema politico. Tra gli ospiti e promotori degli eventi organizzati da Lorusso ci sono diversi consiglieri comunali, ex sindaci, un sindaco ancora in carica, ex deputati. Ampliando il campo, già da diversi anni denunciamo i legami del Movimento 5 Stelle e della Lega con la Federazione Russa. Quest'ultima ha stretto un accordo, ancora in vigore, con il partito di Putin "Russia Unita", mentre il partito rappresentato da Giuseppe Conte è sicuramente la maggiore cassa di risonanza di narrative maldestramente mascherate da "pacifismo" e "denuncia dei poteri forti" che vanno invece a vantaggio delle operazioni di guerra ibrida della Russia.

Allargando lo sguardo all'Europa, dove attecchisce maggiormente la propaganda del Cremlino?

La diffusione dei prodotti di RT con le modalità che abbiamo visto è un fenomeno peculiare italiano. In UE, abbiamo rilevato alcune attività in Belgio, Francia e Portogallo ma da quello che sappiamo si tratta di episodi sporadici. Altre modalità di diffusione della propaganda russa sono particolarmente pervasive anche in altri Paesi, soprattutto in Germania, Francia, Polonia e - per quanto riguarda Paesi prossimi all'ingresso nell'UE - Moldova, come si può leggere nel Quarto Rapporto FIMI (Foreign Information Manipulation and Interference) pubblicato dal Servizio Europeo per l'Azione Esterna.

Vladimir Putin
Ansa Vladimir Putin, presidente della Russia
https://mowmag.com/?nl=1

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