Jacques Moretti ha una mente che non regge il peso. Ok la pietà, ma su Crans Montana si sta rischiando sfacciatamente di navigare nel ridicolo mentre ovunque si ricordano le vittime, anche in TV e con le solite corse alle ricostruzioni che analizzano il passato, ma non generano mai futuro. Mentre, purtroppo, il presente è fatto di certificati medici pure in quella Svizzera che si sta rivelando più italiana di quanto c’era stato raccontato fino a quella maledetta notte di Capodanno a Crans Montana. Quarantuno morti, sei italiani nel mucchio, e un locale, il Constellation, trasformato in un forno crematorio per carenze di sicurezza che vengono fuori ogni giorno. Eppure, Jacques Moretti, l’uomo che quel locale lo gestiva e che quelle carenze le ha volute, oggi si sottrae. Non c’è cattiveria, dicono le carte, c’è solo il buio di una mente che non regge il peso. Oh, ma veramente?
Sì, veramente, Perché l’interrogatorio previsto per queste ore è saltato, evaporato tra le righe di due referti sanitari che puzzano esplicitamente di strategia difensiva. Moretti è depresso, scrivono. Soffre di amnesie, aggiungono. Dorme tre ore a notte e ha la testa invasa da uno stato confusionale che gli impedisce di rispondere alle domande della Procura di Sion, specificano. "Stato depressivo reattivo" – le parole messe nero su bianco dai medici, a causa, udite udite, dello shock post-traumatico.
Non lo shock post-traumatico per quello che è successo. Ma lo shock post-traumatico dovuto alla breve carcerazione (prima che qualcuno gli pagasse la cauzione). Il suo legale, Patrick Michod, parla di pressione mediatica fuori controllo, giornalisti accampati in giardino e minacce di morte. Insomma, l’indagato per omicidio e incendio colposo adesso è la solita povera vittima del sistema. Il tutto mentre le famiglie delle vittime vere aspettano ancora di capire perché i loro figli siano finiti in una trappola senza uscite di sicurezza.
E l’Italia in tutto questo? Giorgia Meloni e Alfredo Mantovano hanno accolto i familiari delle vittime vere, promettendo quello che lo Stato raramente concede con questa rapidità: la costituzione di parte civile. E’ poco, ma è comunque un segnale politico. Come quello per cui l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado — richiamato a Roma a gennaio in segno di sdegnosa protesta per la scarcerazione di Moretti — tornerà a Berna per "verificare da vicino l’effettività della collaborazione" nelle indagini. Anche perché, a quattro mesi di distanza da quella notte, s’è cominciato giustamente a parlare anche di risarcimenti.
La stampa svizzera riferisce che una ragazza, risvegliata da due mesi di coma con il cuoio capelluto devastato e le dita della mano sinistra destinate all’amputazione, chiede circa 54 milioni di euro e che un’altra ragazza, che a diciassette anni non riesce a stare in una terrazza all'aperto per più di un quarto d'ora senza che il panico le tolga il respiro, chiede 25 milioni. Da Milano, invece, c’è chi risponde alle calcolatrici con la vita. E’ nata la fondazione intitolata a Chiara Costanzo, una delle vittime, per dare gambe ai sogni di chi ha ambizione, ma non ha i mezzi. Vale di più, molto di più, di un Porta a Porta dal Niguarda.