Chiamatela ipocrisia del potere: pretendere di restare anonimi portando, però, al polso gli orologi più preziosi del pianeta terra. Anzi, non portandoli e basta, ma essendo uno degli eredi della famiglia che li fa. E’ di Sebastien Bottinelli, papà moderno degli Audemars Piguet, che stiamo parlando. Svizzero. Ricchissimo. Con interessi e aziende il tutto il mondo. E misteriosamente amico di Jacques Moretti. La stampa di mezzo mondo fa di tutto per far capire d’essere risalita al suo nome, senza farlo. E quelli che lo scrivono chiaramente, Sebastien Bottinelli, sono pochi. Ma sarebbe stato proprio lui, Sebastien Bottinelli, a pagare la cauzione da oltre 200000 Franchi grazie a cui Jacques Moretti è potuto tornare libero dal carcere, dopo la misura cautelare (tardiva) che aveva fatto seguito alla strage di Crans Montana.
Tra i pochi coraggiosi che quel nome l’hanno fatto ce ne sono stati anche alcuni che sono andati a cercarlo personalmente, ma pare che Bottinelli abbia negato tutto. Anzi, ha pure rilasciato un brevissimo comunicato per ribadire che non è da uno dei suoi conti a Dubai che è partito il bonifico grazie a cui Moretti è libero. E in quelle poche righe ha anche lasciato intendere che potrebbe denunciare chi continuerà a perseguitarlo o a collegarlo in qualche modo alla strage di Crans Montana. Eppure ogni indizio, ogni piccolo dettaglio che salta all’occhio, porta a lui. Sia chiaro, con la strage di Crans Montana, effettivamente, c’entra assolutamente niente. C’entra, invece, con quello che è successo dopo e, appunto, con quella cauzione pagata in fretta, chiedendo solo – e ottenendo – che non venissero rivelati nomi. Non è stato fatto. La stessa (discussa) pm che si sta occupando dell’indagine su Le Constellation ha negato il nome persino ai colleghi magistrati, ma le famiglie delle vittime hanno indagato. Sono andate a fondo. Hanno incrociato dati. E ogni volta sono arrivate alle stesso nome: Sebastien Bottinelli. E’ stato davvero lui a pagare quella cauzione? La risposta è destinata a restare incastrata tra l’acciaio spazzolato e le lancette dorate, e glaciali, di quel silenzio di cui solo la Svizzera è capace. Ma ogni orologio, anche il più prezioso e preciso, un ticchettio lo produce.
E il ticchettio che arriva da Sion, in questi giorni, non di certo simile a quello rassicurante di un Audemars Piguet. È quello, nervoso e irregolare, di un’inchiesta che sta scoperchiando il vaso di Pandora di un’amicizia quasi inspiegabile: quella, appunto, tra Jacques Moretti e l’aristocratico dell’orologeria. Il primo è un avventuriero arrivato dalla Corsica e con qualche precedente sulle spalle. Il classico rozzo che s’è misteriosamente arricchito e s’era convinto di potersi permettere tutto dietro al denaro e in nome del denaro. L’altro, Bettinelli, è invece quanto di più distante dal classico magnate da prima pagina e quanto di più vicino a un uomo da ultima parola. Azionista di peso della Maison che ha inventato il lusso moderno a Le Brassus, ha passato anni a costruire un’immagine di efficienza estetica. Dalla ristorazione di classe con il marchio Senso alle operazioni immobiliari della BSM Casaling. Tutto sempre nel nome del rigore. O almeno, così sembrava. Perché poi arriva la realtà, quella sporca, quella del "Le Constellation". La realtà di un incendio che non ha lasciato scampo e di un sistema di sicurezza che, si sospetta, fosse un castello di carta. E qui il profilo psicologico di Bottinelli si fa interessante. Perché un uomo che incarna la precisione svizzera decide di legare il proprio nome, il proprio prestigio e — pare — il proprio portafoglio a un personaggio come Jacques Moretti? E perché usare una triangolazione negli Emirati per pagare la libertà di un partner d'affari scomodo? È la mossa di chi vuole proteggere la propria immagine di azionista di riferimento di un colosso mondiale o è la prova di un legame finanziario che va ben oltre la vendita di un ristorante a Crans Montana (uno dei locali dei Moretti era stato venduto proprio da Bottinelli)?
Chi conosce bene Bottinelli racconta che la sua unica vera distrazione dal rigore delle holding è la velocità. L’adrenalina che solo i motori da corsa sanno regalare. E forse è lì che nasce l’amicizia tra lui e Moretti, un altro che il rischio lo ha amato anche al volante, oltre che come imprenditore. I due in passato, a bordo di una preziosissima Lancia Stratos - che chiunque userebbe solo per lucidarla e venerarla dentro qualche teca piuttosto che strapazzarla in gara - hanno partecipato insieme proprio a un rally in Corsica Uno pilota, Bottinelli, e l’altro, Moretti, navigatore. Attenzione, è roba potente anche da un punto di vista simbolico se davvero è stato lui a pagare quella cauzione. Perché nei rally il navigatore è l'ombra che detta il ritmo, mentre nella vita reale i ruoli sembrano essersi invertiti. Moretti ha guidato troppo a tavoletta, schiantandosi contro il muro di quarantuno bare e centosedici feriti. Forse quel bonifico da Dubai non è un atto di generosità, ma l'ultima, disperata, correzione di rotta per evitare che il fango di Crans Montana schizzi troppo in alto. Solo che, mischiato al fango, c’è pure un sacco di sangue e non esiste cauzione per le coscienze. Oppure la differenza tra un erede di sangue blu e un avventuriero corso è solo nel prezzo che si è disposti a pagare solo in nome dell’amicizia?