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Strage di Crans Montana: procura ricusata e inchiesta tolta al pm per “gestione pericolosa”. E la famiglia di Cyane Panine (la cameriera col casco) picchia durissimo sui Moretti (e l'aria che tira)

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

  • Foto di: Ansa

15 gennaio 2026

Strage di Crans Montana: procura ricusata e inchiesta tolta al pm per “gestione pericolosa”. E la famiglia di Cyane Panine (la cameriera col casco) picchia durissimo sui Moretti (e l'aria che tira)
“Non doveva salire sulle spalle del suo collega”. Lo avrebbero detto Jacques e Jessica Moretti, parlando di Cyane Panine, raccontando anche di un rapporto strettissimo, quasi familiare, con la ragazza. La verità, però, è un’altra e la famiglia della ragazza ha deciso di uscire definitivamente allo scoperto, mentre sul fronte delle indagini si è arrivati a una svolta traumatica, ma doverosa (e anche un po’ inquietante), dopo la mossa dei legali delle vittime

Foto di: Ansa

di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

Su MOW l’avevamo detto sin dalle primissime ore: proveranno a prendersela con la cameriera con il casco che, nelle foto ormai tristemente note, era sulle spalle di un altro cameriere. Nessuno, in quel momento, conosceva il nome di quella ragazza: Cyane Panine. Puntualmente, purtroppo, è quello che è successo: i Moretti hanno insistito, entrambi, sul fatto che la giovane non avrebbe dovuto “salire così in alto”. Ci hanno pensato da soli? Oppure qualcuno li ha imbeccati? Difficile rispondere, ma di certo è un miserabile tentativo di scaricare responsabilità su una ragazza che per altro quella notte è morta. E dentro una storia che è sempre più assurda e agghiacciante. Perché a Crans Montana la verità, nonostante sia lampante, continua a non voler emergere. Piuttosto inciampa. Viene trattenuta. E addirittura sembra respinta.

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L'inizio della tragedia

Finalmente, però, a due settimane dalla strage del bar Le Constellation, che nella notte di Capodanno ha ucciso quaranta persone e ne ha ferite centosedici, l’inchiesta giudiziaria è arrivata alla svolta traumatica che serviva. Non sui fatti. Ma su chi stava indagando: la procura di Sion è stata ricusata, l’indagine è stata tolta al pubblico ministero che la conduceva e affidata a una nuova squadra, sotto il coordinamento diretto della procuratrice generale del Cantone Vallese. Una scelta per porre rimedio a qualcosa che i legali delle vittime, praticamente in corso, hanno definito “una gestione pericolosa”.

Ritardi nelle perquisizioni. Mancate tutele per evitare l’inquinamento probatorio. Superficialità rispetto all’evidenza che account social, dati digitali e tracce informatiche del locale venivano rimossi. Una cautela che sul momento è sembrata “di civiltà”, ma che poi s’è fatta sospetta. O comunque incomprensibile verso i proprietari del bar. Per questo gli avvocati dei parenti delle vittime hanno chiesto che l’intera procura venisse dichiarata di parte. La revoca dell’inchiesta al pm Marie Grétillat, arrivata il 7 gennaio, ha segnato un nuovo inizio. Prima c’erano state proteste formali per la violazione delle procedure, per il mancato coinvolgimento dei legali nelle audizioni dei testimoni, per perquisizioni ritenute tardive e inefficaci. Poi tutto s’è fatto evidente quando, il 6 gennaio, alle famiglie è stato chiesto di scegliere il proprio avvocato da una rosa ristretta che includeva un professionista legato a un consigliere comunale. Fine della fiducia residua. E da lì la richiesta di un procuratore esterno al Vallese, prevista dalla legge per “importanti motivi”.

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Cyane Panine

Poi c’è la dimensione umana, mentre in Italia si riesumano addirittura i corpi perché gli inquirenti in Svizzera non hanno fatto tutti gli accertamenti necessari. Come se fosse evidente, insomma, che si volesse andare a spostare tutto su una qualche singola responsabilità che “ripulisse le coscienze”. E è qui che entra in gioco la figura di Cyane Panine, la cameriera di ventiquattro anni morta nel rogo. Ecco, la famiglia di quella ragazza immortalata nei video mentre viene portata sulle spalle di un collega con un casco in testa e candele pirotecniche accese, ha fiutato l’aria. E ha anticipato tutti. Facendo pubblicamente sapere, attraverso un legale, che non accetterà più il racconto pubblico costruito anche dai proprietari del locale. I Moretti, Jacques e Jessica, hanno parlato di un rapporto “stretto, quasi familiare” con la giovane. Una versione che, secondo la legale dei parenti, non trova riscontro nei documenti, nei messaggi, nei fatti. I rapporti erano cordiali, professionali, fatti di istruzioni di lavoro. Niente di più. Tanto che Cyane, prima di morire, si era rivolta agli uffici competenti per chiedere un contratto regolare e referenze salariali. Insomma, non la pagavano quanto avrebbero dovuto. E non le riconoscevano le dovute garanzie e la dovuta formazione.

Nell’interrogatorio, nonostante questo, Jaques e Jessica Moretti hanno indicato proprio il comportamento della cameriera come anomalo e pericoloso. E spostare anche solo simbolicamente il peso della tragedia su una delle vittime significa – lasciatecelo dire – non avere davvero alcuna vergogna. Quella notte poteva essere evitata se le regole fossero state rispettate. Punto. E quando una procura viene ricusata perché ritenuta di parte, il messaggio deve essere chiaro anche per tutti gli indagati: non basta indagare, bisogna anche essere credibili. Vale per tutti.

Fiori per i morti del Constellation a Crans-Montana Ansa

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