Nessuna tragedia è mai un accadimento isolato nella storia. Non è complottismo. Non è narrazione. E’ la storia stessa, perché – come dicevano una volta i vecchi cronisti di nera – c’è sempre un link da andare a cercare. Non emerge nelle prime ore. Non è mai scritta negli atti ufficiali. A volte, anzi quasi sempre, resta nel campo delle suggestioni, ma qualcosa che appare ogni volta che si scava sotto la superficie non manca mai. Ecco, dopo la strage di Crans Montana siamo andati a scavare e, senza accusare nessuno, limitandoci al mestiere del raccontare, c’è venuto un dubbio: quella strage affonda le radici in un passato molto più lontano, fatto di contanti, clan e segreti mai sepolti? Ma andiamo per ordine. Perché stiamo parlando di trenta milioni di franchi svizzeri in contanti. Che pesano circa 220 kili. Un chilo vale 136 mila franchi circa. Ci entrano tutti in cinque valige e tre borsoni portati a spalla. Peccato che ad oggi nessuno sa dove siano andati a finire quei 30 milioni, spariti in meno di due ore una domenica mattina di fine marzo del 1990 dalla sede centrale di Ubs a Ginevra.
La mente dietro il colpo? L’unico a finire in manette per 7 anni. Michel Ferrari, inizialmente attivo nell’edilizia, evidentemente, a suo avviso, settore non sufficientemente redditizio, cosicché passò al trasferimento illegale di contanti dei milionari evasori dalla Francia alla Svizzera. Come? Reinventandosi maestro di tennis in un esclusivo circolo sportivo frequentato da quei ricconi d’oltralpe. Da qui si inserisce nell’inner circle ginevrino, confondendosi in quell’alta borghesia che dopo l’elezione del socialista Francois Mitterand nel 1981 aveva iniziato a spostare i propri danari al riparo da potenziali patrimoniali e incrementi della pressione fiscale. In questo ambiente Michel Ferrari conosce la sua futura moglie, Marie Christine, allora segretario esecutivo della sede centrale di Ubs a Ginevra. Un furbacchione monsieur Ferrari. Ad un certo punto gli s’accende una lampadina. Rendere utile il proprio matrimonio. Reclutare alcuni professionisti e mettere a segno il colpo del secolo proprio nella sede della banca in cui lavora la moglie. L’attività di trasporto di danaro oltre confine non gli fruttava più come un tempo, dato l’allentamento delle misure di controllo verso la fine degli anni ottanta. Con una moglie così, contatti interni e informazioni privilegiate mancavano a completare il mosaico perfetto solo i fratelli Patacchini e Alexander Chevriére, esponenti di spicco della banda criminale della Brise de Mer nata in Corsica a Bastia, nella bettola che una volta portava quel nome. Chevriére e Patacchini reclutano alcuni uomini fidati tra cui un altro membro della banda, il dandy, Richard Casanova. Nel giro di qualche mese Ferrari mette a punto un piano impeccabile. La casse du siècle, come s’intitola il suo libro a proposito.
Dunque il colpo va a segno, ma Ferrari, la vera mente che lo ha reso possibile, è pure l’unico a finire in manette (7 anni, dai, nemmeno troppo) e a non vedere neanche un centesimo di quel grande tesoro (a suo dire), dato che tutti gli altri personaggi coinvolti vengono poi assolti. E’ nota alle cronache la capacità corruttiva ad alti livelli di forze dell’ordine e politica della Brise de Mer, legata a doppio filo ai separatisti armati corsi dell’Flnc, la cui lotta armata contro lo stato francese nel periodo della strategia della tensione si confonde con la storia della gang corsa. Elencare qui tutti i casi in cui membri di questa banda criminale l’hanno fatta franca sarebbe inutile. Poi, però, una lunga scia di sangue si è sparsa dietro questo bottino da 30 milioni, sparito nel nulla. Dal 1990 a oggi quasi tutti i coinvolti nel colpo sono stati ammazzati, a partire da Richard Casanova a uno dei fratelli Chevriére, pochi anni più tardi. Una storia torbida e complessa quella della Brise de Mer, ormai non più potente come una volta. Come ben spiegato sulla testata svizzera Watson, a questa banda sarebbe legato a doppio filo Jacques Moretti, il proprietario de LeConstellation che nella notte di capodanno è andato a fuoco insieme ai poveri 40 ragazzi morti a Crans-Montana.
Jacques Moretti insieme alla moglie avrebbe investito un totale di 20 milioni di euro tra ristoranti, chalet e mega ristrutturazioni approvate in regime di urgenza dall’amministrazione locale mediante ditte esterne e senza ricorrere a finanziamenti bancari e pagando in contanti. Nessuno sa bene da dove siano arrivati tutti quei soldi, dato che la carriera di Moretti inizia con la semplice gestione dell’ex Lolla Palooza, locale notturno di Bonifacio contiguo, per altro, al B52, la discoteca dell’influentissima famiglia criminale di origini brasiliane Filippeddu, legata alla banda criminale Petit Bar, i cui affari principalmente ruotano attorno alla droga, le rapine e le estorsioni. Il Petit Bar, è la principale rivale della Brise de Mer e in qualche modo ne segue le sue orme da quando è nata, insidiandone il primato criminale. Da quando si è affermata negli anni 2000, con la storica gang di Bastia si è scatenata una guerra per il controllo dell’isola. Con la famiglia Filippeddu, peraltro, Jacques Moretti nel 2014 deve aver avuto qualche “incomprensione”, dato che dopo un litigio con i proprietari del vicino B52, abbandonò l’isola per poi muoversi in Svizzera e quindi a Crans-Montana nel 2015.
Delle condanne e dell’impero immobiliare (da circa 20 milioni di franchi) sorto quasi dal nulla dei coniugi Moretti si è parlato in un precedente articolo, ma è qui interessante evidenziare come un membro della famiglia Filippeddu, per altro, sia stato accusato di estorsione insieme ad alcuni sostenitori del Fronte di Liberazione Nazionale della Corsica e della Cuncolta Naziunalista, partito a cui erano molto vicini alcuni zii materni di Jacques Moretti. Personaggio dai contorni ambigui, Jacques Moretti, dato che uno dei suoi stretti collaboratori sarebbe un certo René Pascal C (sarà forse un Casanova?). Questo misterioso individuo di cui non viene menzionato il cognome, nel rapporto dei servizi segreti francesi sulla criminalità organizzata, risulta quale membro del clan Sisti, una branca operativa della Brise de Mer, appunto. Banda, quella della Brise de Mer che tra i suoi membri storici vanta un certo Joseph Moretti. Tornando a René Pascal C., però, va ricordato che nel 2018 ha fondato una società di investimento a Ghisonaccia, la città natale di Jacques Moretti e la gestisce insieme a Bruno C., sposato con la zia di Jacques. Gira e rigira in Corsica ci si conosce tutti e chissà che la notizia dell’incendio di capodanno, oltre al clamore per la tragedia senza precedenti delle troppe e troppo giovani vittime, non abbia fatto saltare sulla sedia più di qualche vecchio lupo della Brise de Mer. Chissà.