Se c’è qualcosa a cui Giorgia Meloni è sempre stata particolarmente attenta, è proprio l’attenzione dei giornali internazionali sull’Italia. Ecco, con queste Olimpiadi invernali, inevitabile non attirare sulla nostra cara Penisola i riflettori delle testate provenienti da ogni paese del mondo. Un’attenzione che già ha iniziato a farsi insistente da parte del Financial Times a proposito del caso Mps e che ora si trasferisce sulle piste da sci. Perché tutto fa brodo. Questo è al tempo stesso qualcosa di buono, ma pure di parecchio difficile da gestire perché, a partire dall’environment che circonda gli stadi, le piste e tutti i territori interessati da Milano-Cortina 2026, i giornalisti stranieri, dal The Guardian a Bild, fino ad arrivare al Washington Post o al New York Times, la descrizione che viene fatta dell’Italia è quella di un cantiere vivente. Le notizie sono come palle di neve che si trasformano in valanghe e pure la figuraccia di Paolo Petrecca si è fatta internazionale.
Sul The Guardian e sul Washington post infatti si parla proprio delle proteste del Cdr di Rai Sport contro il direttore Petrecca, in sintonia con quanto è stato scritto e ripreso anche da Fox News a proposito delle proteste a Milano contro le Olimpiadi, ove l’Italia viene descritta come un paese governata con il pugno di ferro e che accusa la stampa di essere di sinistra. Anche se le cose stanno diversamente, Giorgia Meloni rischia di passare trumpiana nei metodi di repressione del dissenso. Questo è esattamente l’obiettivo di chi si fa manganellare dalla polizia, oppure di chi rivendica i sabotaggi delle ferrovie avvenuti in questi giorni. Creare caos interno e far fare brutta figura al governo all’esterno. E il punto è che il governo ci sta cascando come un pollo. Ai tempi di Berlusconi era abbastanza insopportabile una lettura dei giornaloni come The Economist, oppure del New York Times quando parlavano di Italia, dove le malevoci arrivavano direttamente dai salotti della finanza milanese, ben collegata con Londra e il resto d’Europa.
Lo stesso è valso per il periodo pre-elettorale che poi ha portato alla vittoria Giorgia Meloni. In tre anni di governo, la premier si è impegnata per invertire questa tendenza, non tanto per evitare che Damiano dei Maneskin dal suo esilio spirituale negli Stati Uniti proferisse sentenze del tipo “questo è un giorno triste per l’Italia”, ma per evitare che giornali come il Financial Times s’interessassero troppo di farci i conti in tasca. Comunque l’Italia è pur sempre il paese con uno dei debiti più alti d’Europa e non è stato facile per Meloni invertire il giudizio di Moody’s a proposito dei titoli di stato italiano. La recente promozione è stato un traguardo, ma è il caso di domandarsi: il periodo d’oro di Giorgia Meloni ha appena toccato il suo vertice massimo?