La Rai è nella bufera. Da un bel po’ i membri della Comissione di vigilanza non riescono a mettersi d’accordo per la nomina di un direttore generale. Una condizione a cui sopperisce immancabilmente l’ad Gianpaolo Rossi, mettendo toppe di qua e di là e che ora starà sudando freddo di fronte a quel che potrebbe accadere con le Olimpiadi, dove le polemiche su Paolo Petrecca, direttore di Rai Sport s’intrecciano con quelle del comico Andrea Pucci, autoesclusosi dalla kermesse sanremese. Sull’Avvenire a proposito di tutto questo ha rilasciato parole poco speranzose Pier Giorgio Celli, che fu direttore generale della Rai tra il 1998 e 2001, periodo in cui si alternarono i governi D’alema I e D’Amato II. In questo periodo, dall’opposizione venne nominato il presidente di Commissione di vigilanza Francesco Storace, volto storico del centro-destra con cui Celli, nonostante le divergenze politiche, riuscì in qualche modo a trovare un’intesa costruttiva per far funzionare tutto l’apparato. Cosa che invece oggi non accade. Perché? Lo abbiamo domandato direttamente a Storace, che ci ha dato la sua versione. Non sarebbe colpa della maggioranza, che conta 22 membri contro 18 dell’opposizione, ma appunto di quest’ultima, che da una posizione di minoranza pretende d’imporre i propri nomi anche a costo di lasciare scoperta la presidenza della Rai, anche in un momento delicato come quello delle Olimpiadi e pure di Sanremo.
Pier Giorgio Celli, ex direttore generale Rai quando al governo c’erano D’Alema e D’Amato, menziona su Avvenire di quando si relazionò con lei, all’epoca presidente della Commissione di vigilanza Rai, e descrive che fra voi c’era un limpidissimo rapporto. Cosa è cambiato da allora?
Stamattina ho scritto a Celli per ringraziarlo delle sue parole. Diciamo che all’epoca io non usavo quella posizione per ingerenze nelle politiche gestionali della Rai. Quella carica istituzionale serviva a me per poter criticare la Rai tutte le volte che era giusto farlo. Insomma, Celli ti compromette per farti chiudere la bocca. Per questo l’ho ringraziato di quel suo atteggiamento a sua volta limpido, perché così si fa. Non sempre è accaduto. Oggi c'è questa situazione di stallo perché purtroppo rispetto a ieri manca la politica. Oggi la politica è debole dato che non si riesce a tirar fuori un presidente della Rai. Mi pare incredibile quello che dice la legge, ci vuole la maggioranza qualificata, ma quale legge impone all’opposizione di non dare un presidente alla Rai?
Perché questi due terzi non si mettono d’accordo?
Secondo lei? Perché si pensa di poter imporre dalla minoranza le posizioni alla maggioranza. È una questione che davvero è abbastanza ridicola e diventata perché, insomma, bastava tantissimo tempo ormai eppure si preferisce questo andazzo. Per carità, a me che Marano continua a governare fa anche piacere, però c'è un punto che riguarda proprio il metodo.
Forse si tratta di un’opposizione anche interna alla maggioranza?
Forse alle forze di opposizione più che alle forze di maggioranza. La maggioranza non ha cambiato cavallo, anche se era quello su cui puntavano all’opposizione, ovvero che avrebbe continuato a fare sempre più uno senza mai accettare un nome. È una pagina brutta, ma è sbagliato dare la colpa alla maggioranza.
Come lo vede il caso di Petrecca alle Olimpiadi? Abbastanza emblematico di una Rai nella bufera
Io mi sono divertito con l’intelligenza artificiale, confesso, a cercare tutte le gaffe che ci sono state in televisione. L’emozione può giocare brutti scherzi. Però insomma non è un dramma come quello che si è scritto sui giornali in questi giorni.
Secondo lei “Telemeloni” dunque è solo un termine giornalistico che non corrisponde a realtà?
Allora ho visto l’ultima intemerata della sinistra contro Tomaso Cerno, si dice che non possa condurre una striscia quotidiana. Certo, ma Marco da Milano sì. Ecco, qui Tele Meloni, no? Di che parliamo?
Dunque non è vero che esistano troppi yes men nella televisione pubblica italiana?
Per fare una trasmissione radiofonica come Rossa e Nero mi sono dovuto accompagnare con la personalità della sinistra, come Luxuria. La formula ha avuto successo e la Rai l’ha confermata per tre anni, però mi chiedo all’inizio perché non si poteva fare che so… il Radio Belva da destra, no? Una nuova edizione.
Dalla polemica su Pucci fino a Sanremo cosa prevede che accadrà in queste settimane che precedono Sanremo? Si tratta dello stress test più tosto…
Diciamo che intanto c’è lo stress test proprio per la cultura di destra. Anche il caso Beatrice Venezzi non è una cosa indifferente. Sei marchiato per questo, perché sei vicino alla destra. Il caso di Andrea Pucci è clamoroso. Ai tempi per la Littizzetto nessuno invocò la censura. La Rai in questo caso, semmai, pecca di generosità, non di voglia censoria. Questo è un merito. Apre le porte anche a chi parla male del governo, no?
Insomma, un pronostico: avremo mai un direttore generale oppure no?
C’è l’amministratore delegato, insomma, la politica, il parlamento deciderà che tipo di legge, ma è l’ultimo dei problemi
Al stesso tempo avere un amministratore delegato è anche un modo per la politica di dire “questo non va bene, questo non va bene”, allora insomma, politica… mettetevi d’accordo
Anche con un direttore generale, lo direbbero, quindi cambia poco.