C'è qualcosa che non torna nella guerra in Ucraina. A dire il vero c'è sempre stato da quando, ormai quattro anni fa, Vladimir Putin decise di lanciare la sua “operazione militare speciale” contro il governo guidato da Volodymyr Zelensky. Adesso però i dubbi iniziano a essere tanti, troppi e pure pesanti. Per esempio, come si dovrebbe rispondere a chi pone una simile domanda: “Chi sta vincendo la guerra in Ucraina?”. Certo, i filo russi diranno che Mosca ha messo gli ucraini in un angolo e che, senza gli aiuti della Nato, degli europei e degli statunitensi, a quest'ora Zelensky sarebbe già saltato in aria da un pezzo. Sul lato opposto della barricata i filo ucraini spiegheranno che l'Ucraina ha resistito eroicamente e che semmai sono i russi a trovarsi a un passo dall'implosione, considerando anche i continui e silenziosi blitz sferrati da “qualcuno” proprio in Russia che stanno decimando diversi personaggi di rilievo del gotha politico-militare del Cremlino. Ok, ma qual è la situazione al fronte? Da mesi ci ripetono che la Russia sta avanzando in maniera inarrestabile. Ti aspetti che tutto stia per finire con la vittoria di Putin e invece, proprio nel momento clou, cosa succede? La narrazione cambia in maniera radicale: è l'Ucraina che sta in realtà avanzando riconquistando le terre perdute.
Secondo un'analisi dell'Afp sui dati dell'Institute for the Study of War, negli ultimi giorni l'Ucraina ha riconquistato 78 miglia quadrate di territorio: l'equivalente di quanto la Russia aveva guadagnato nell'intero mese di dicembre. È il ritmo più rapido di riconquista da quasi tre anni, dai tempi della controffensiva del giugno 2023 tra Donetsk e Zaporizhzhia. Il think tank di Washington parla apertamente di contrattacchi ucraini che sfruttano il blocco dell'accesso russo a Starlink, dopo un accordo tra il ministero della Difesa di Kiev e quel geniaccio di Elon Musk. Quasi il 90% delle unità russe avrebbe così perso connettività, con effetti immediati su droni e coordinamento tattico. Anche il Corriere della Sera, citando analisti e il sito ucraino Deep State, descrive un rallentamento: dai 505 chilometri quadrati conquistati da Mosca a novembre, ai 445 di dicembre, fino ai 245 di gennaio. Pare addirittura che iin alcuni settori a sud di Zaporizhzhia i russi siano stati costretti a ridurre gli assalti. Eppure, nello stesso periodo, un’altra elaborazione Afp su dati Isw e Ctp ricordava che nel 2025 Mosca aveva conquistato oltre 5.600 chilometri quadrati, lo 0,94% della superficie ucraina, più che nel 2023 e 2024 messi insieme. A fine dicembre la Russia controllava totalmente o parzialmente il 19,4% del territorio ucraino.
Per capirci qualcosa bisogna allargare lo sguardo. Già da tempo l'Economist aveva fornito uno spunto interessante: dall'inizio dell'offensiva russa fino a metà ottobre 2025 le perdite russe sarebbero comprese tra 984.000 e 1,4 milioni di uomini tra morti e feriti, con un numero di caduti che potrebbe oscillare tra 190.000 e 480.000. A fronte di questo costo, le linee del fronte - stabilizzatesi dopo la prima controffensiva ucraina dell'ottobre 2022 - si sarebbero realmente mosse di poco e nessuna grande città sarebbe passata di mano. Con il ritmo degli ultimi mesi, inoltre, per conquistare interamente le quattro regioni già rivendicate da Mosca (Luhansk, Donetsk, Kherson e Zaporizhzhia) servirebbero anni; per occupare tutta l'Ucraina, addirittura 103 anni. La guerra cognitiva, che rimbalza da una parte e all'altra, ci ha letteralmente fottu*o il cervello. La Russia sta vincendo? Al netto della sostanziale “parità” sul campo (in una strana alternanza a seconda del periodo e delle condizioni esterne), ci sarebbero da considerare i problemi interni di Mosca. Nel 2025, spiegano gli analisti del solito Economist, il pil russo è cresciuto appena dell'1%, con previsioni peggiori per il 2026; il deficit di bilancio ha raggiunto 5.600 miliardi di rubli (2,6% del pil), il più alto dalla pandemia, mentre le entrate da petrolio e gas, a gennaio, risultavano entrambe dimezzate su base annua. L'economia russa si è biforcata: da una parte il complesso militare-industriale, che assorbe risorse e cresce, dall'altra il settore civile, che arretra. Il Cremlino ha già vinto? Non proprio...