“L'Occidente è in declino”. Quante volte vi siete imbattuti in questa affermazione? La crisi economica, le continue guerre che drenano risorse preziose, il deterioramento delle democrazie e il conseguente avvento delle autocrazie, o di personaggi a dir poco populisti come Donald Trump negli Usa, sarebbero soltanto alcune delle cause principali alla base del crollo dell'Occidente, ossia quello spazio geografico che nell'accezione più comune comprende Stati Uniti più Europa. C'è chi la pensa diversamente. C'è chi come il professor Amitav Acharya, tra i maggiori studiosi di relazioni internazionali, ritiene che l'ordine occidentale sia una specie di illusione. Nel suo Storia e futuro dell'ordine mondiale. Perché la civiltà globale sopravvivrà al declino dell'Occidente (Fazi Editore), l'accademico ritiene che l'ordine non coincide con il dominio di un solo polo. È, semmai, una tessitura plurale che si ricompone, integra nuovi attori e rinegozia gerarchie. Di qui la tesi centrale del libro: anche se l'Occidente arretra, l'ordine perdura. Acharya è ancora più esplicito nell'affermare che è un’illusione ritenere che il richiamato Occidente detenga il monopolio dell'architettura politica che rende possibili cooperazione e pace tra le nazioni, e nel mostrare che, in realtà, un ordine mondiale esisteva ben prima dell’ascesa occidentale.
Il punto non è chiedersi se l'ordine occidentale crollerà o meno. Il focus del libro è un altro: un fantomatico, ipotetico, eventuale declino dell'Occidente non preannuncia la fine della civiltà globale. Al contrario, apre la strada a più centri di potere e a un assetto più equo nel quale il famigerato “Resto del mondo” assume maggiore voce e responsabilità. È il multipolarismo, e cioè un sistema di politica internazionale fondato sull'esistenza di molteplici centri o blocchi di potenza, anziché su uno solo (come nell'unipolarismo) o due (bipolarismo). Insomma, anziché cedere alla paura, Acharya invita l'Occidente a imparare dal passato e a cooperare con le nuove potenze per forgiare un ordine condiviso, capace di affrontare sfide comuni - guerre, sicurezza energetica, disuguaglianze - senza ricadere nelle contrapposizioni tra blocchi. “L'ordine mondiale non è monopolio dell’Occidente, ma opera condivisa di più civiltà nell’arco della storia. La storia sta ora avanzando in una direzione del tutto nuova: post-occidentale, multiciviltà e geopoliticamente plurale”, scrive il professore.
L'ascesa al potere di Trump negli Usa sembra aver modificato l'equilibrio geopolitico globale. Molti osservatori parlano della fine della cosiddetta pax americana, cioè dell'ordine internazionale sviluppatosi dopo la Seconda guerra mondiale, in cui l'Occidente appariva come un punto di stabilità contrapposto al disordine, un contesto in cui la guerra sembrava appartenere al passato e il commercio internazionale prosperava. Tuttavia, questo assetto politico non includeva una parte significativa del mondo, dalla Russia alla Cina, fino a molte regioni dell'Africa e del Sud America. Nel frattempo la guerra in Iran e il parallelo conflitto della Russia in Ucraina continuano a infiammare blocchi contrapposti dai confini sempre più sfumati. Cos'è diventato l'Occidente? Chi fa parte del “Resto del mondo”? La Cina e la Russia fanno parte dello stesso “gruppo”? E l'Europa quanta e quale voce in capitolo ha? Finché non emergeranno solidi centri di potere regionali quasi nessuno, fino a quel momento, capirà di aver osservato la realtà dalla prospettiva sbagliata.