Donald Trump ha i suoi gladiatori. La Ufc combatterà alla Casa Bianca. Un evento epocale, nel cuore del potere degli Usa, che si intitolerà “Freedom 250” e celebrerà i 250 dell'indipendenza degli Stati Uniti. L'evento inizialmente si sarebbe dovuto tenere, come da logica, il 4 luglio, l'Independence Day. Ma per ragioni logistiche è stato spostato al 14 giugno, il Flag Day, giorno che commemora l'adozione della bandiera a stelle e strisce nonché compleanno del Presidente Trump. Una festa privata nel cortile di casa, con lottatori a contorno.
L'evento strizza l'occhio a un'innegabile simpatia del mondo Maga e del tycoon per le arti marziali miste. Infatti le mma, nella loro retorica e narrazione sono finite per essere associate a una certa destra rappresentata da Donald Trump. Lo stesso Presidente è stato un sostenitore della prima ora della Ufc, ospitandone i primi eventi al Trump Taj Mahal, l'allora casinò di Trump ad Atlantic City. È nota l'amicizia fra il politico e il presidente della Ufc Dana White, che nel 2016 tenne anche un discorso alla convention dei Repubblicani che ufficializzò la candidatura di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti. Il podcaster Joe Rogan, telecronista di punta della Ufc, è amatissimo negli ambienti di destra. Il segretario di Trump al dipartimento per la Sicurezza interna è un senatore ex combattente con un record di 3-0-0 da professionista. Lo stesso tycoon poi ha presenziato a vari eventi della Ufc, sfruttò UFC 302 per aprire il suo profilo ufficiale TikTok, e a Ufc 316 era in prima fila, con tanto di omaggio da parte dei fighter.
Negli anni '90 ben 36 stati americani vietarono le mma. Oggi entrano nelle stanze del potere in una politica di soft power sportivo di Trump che passa anche per i Mondiali di calcio.
Ma com'è la card di Ufc Freedom 250?
Una delusione. Non può che essere così per una card che Dana White aveva definito la “Baddest of all time”. Ci si aspettava grandi cose, due importanti ritorni in particolare. Quello di Conor McGregor, che aveva dichiarato come l'evento alla Casa Bianca fosse “il suo obiettivo del momento”. L'altro è quello di Jon Jones. Dopo un comeback in Ufc travagliato a causa degli infortuni – dal suo ritorno nel 2023 ha combattuto solo due match – qualche mese fa aveva annunciato l'intenzione di ritirarsi, rinunciando al suo status di campione dei pesi massimi a favore di Tom Aspinall. L'ex campione sarebbe però tornato volentieri sui suoi passi per un posto all'evento di giugno. Lo stesso Jones aveva detto di essere in trattativa con la Ufc per un posto nella card, salvo poi essere smentito da Dana White, che ha detto di non averlo neanche lontanamente pensato di farlo partecipare. Ufficialmente le motivazioni sono gli acciacchi fisici di Bones, ma secondo il lottatore la colpa sarebbe la sua richiesta economica: 15 milioni di dollari, briciole rispetto alle borse dei grandi della boxe, ma ancora troppo per le mma.
Un grande campione statunitense come Jon Jones, forse il goat dell'intera Ufc, sarebbe stato il perfetto coronamento per una card alla Casa Bianca. A portare alta la bandiera degli States invece ci sarà nel main event un Justin Gaethje trentottenne, fiacco e probabilmente all'ultimo match in carriera. Gaethje arriva dopo aver ridimensionato il rampante Paddy Pimblett, ma va incontro a una probabile sconfitta contro il fenomeno della divisione dei pesi leggeri Ilia Topuria, al ritorno dopo i problemi personali che lo hanno tenuto per un anno lontano dall'ottagono.
Freedom 250 proverà a dare una spinta anche alla divisione dei pesi massimi. Quello che dovrebbe essere il piatto forte della casa da qualche anno è una delle divisioni più in difficoltà della Ufc. La causa? Pochi personaggi, la maggior parte dei quali spesso infortunati (Jon Jones o Tom Aspinall). A ringalluzzire la classe arriva Alex Pereira, che tenterà la scalata alla massima divisione contro Cyril Gane in un match per il titolo ad interim. In caso di vittoria Pereira diventerebbe il primo campione Ufc in tre differenti categorie di peso.
A fare da contorno ai due match titolati qualche comprimario interessante. Per l’ex campione dei pesi gallo Sean O’Malley continua la scalata del ranking dopo la doppia sconfitta contro Merab Dvalishvili e dopo Song Yadong affronterà Aiemann Zahabi in un derby fra cugini "USA vs Canada". Sfida generazionale nei pesi leggeri fra il prospect Mauricio Ruffy e l’ex contendente al titolo Michael Chandler. E a proposito di lottatori emergenti combatterà anche il chiacchieratissimo Bo Nickal in una sfida tutta americana contro Kyle Daukas. Infine a scaldare il pubblico a inizio serata ci penseranno l’ex contendente alla cintura dei pesi piuma Diego Lopes e Steve Garcia.
Insomma, una card piuttosto fiacca per un evento che si prospettava epocale. Due match titolati così così, qualche prospetto interessante, ma nessun vero colpo da copertina. Spicca poi, anche politicamente, l'assenza di lottatrici donne nella main card. Freedom 250 rischia di diventare tanta scenografia ma poca sostanza. Alla Casa Bianca si farà spettacolo, più che sport?