Canta, recita, dipinge. Scrive (probabile), dirige (possibile), compone (non è da escludere). E di sicuro fa le zucchine alla scapece più buone di quelle di tua nonna. Michele Morrone tutto può, e meglio di te. Citando Federico Buffa a proposito di LeBron James, a sua volta debitore di una frase di Giulio Andreotti: l’onnipotenza logora chi non ce l’ha. E noi, che onnipotenti non siamo, possiamo al massimo logorarci parlando di lui. Ma siamo certi che saprà farsi una risata, tanto il successo i soldi e la fama sono già dalla sua, a noi resta la penna in mano. Morrone sarà Alfieri II Maserati, uomo decisivo nell’ascesa della casa automobilistica. Morrone è protagonista del film, a fianco a lui Anthony Hopkins, Al Pacino, Jessica Alba, Andy Garcia. A fianco, sottolineiamo. Il produttore Andrea Iervolino prosegue il suo progetto in quattro parti sulle eccellenze italiane dopo Ferrari e Lamborghini, perché “siamo un paese dai molti geni che hanno lasciato una legacy enorme. Nel settore dell'auto queste famiglie sono state apripista, ben più avanti della curva”, disse a Variety nel 2023. Eccellenti geni interpretati da altri eccellenti geni attoriali. E la faccia di questo terzo film è, appunto, Michele Morrone: complimenti a lui e al suo agente. Se Ferruccio Lamborghini ed Enzo Ferrari erano stati interpretati da due stranieri, Frank Grillo e Adam Driver, stavolta la faccia del brand torna italiana.
Di informazioni sul film comunque ne abbiamo. Secondo il Guardian il budget supera i 90 milioni di sterline, compresi i soldi spesi per le 60 macchine presenti in scena e realizzate per l’occasione. Il regista è Bobby Moresco, vincitore del premio oscar per la miglior sceneggiatura originale di Crash. Del cast già abbiamo detto: Hopkins è “intrigato”, Pacino è Pacino, Jessica Alba innamorata nel trailer. Nessuno scimmiotterà l’accento italiano, ha detto lo stesso produttore. Michele Morrone e Salvatore Esposito invece parleranno inglese. La storia riguarda difficoltà e successi, business e competizioni, fino a Indianapolis 500 1939.
L’aveva detto a Francesca Fagnani a Belve: come lui, in Italia, pochi. Forse nessuno, Marinelli al massimo. In trasmissione e a One More Time aveva sganciato qualche bomba sul suo passato, evocato una natura dannata a completare l’oggettiva bellezza che gli è valsa un libro “Bellissimo” (monografia frutto della collab Dolce&Gabbana-RizzolI), fumato sigarette assai. È la sindrome di Carmelo Bene che colpisce alcuni attori maschi italiani sotto certe luci. E dunque la sorpresa è sorprendersi di un ruolo così di primo piano, in un film così importante come Maserati. Dei suoi poteri estetici (siamo in filosofia dell’arte, non cosmesi) ormai abbiamo testimonianza da tempo. Talenti scoperti quotidianamente, celebrati dall’algoritmo e da Hollywood. Per la gloria eterna dell’arte, con la chitarra o la voce o il corpo. Come stampato sul labbro inferiore, “FGM”: il fine giustifica i mezzi.