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25 agosto 2026

La fine di Oak Street con Anne Hathaway e Ewan McGregor è un mix tra Stand by me e Jurassic Park

  • di Mattia Nesto Mattia Nesto

25 agosto 2026

David Robert Mitchell imbastisce un film d’avventura a tinte horror e fantascientifiche che prende a piene mani dall’immaginario anni Ottanta e lo riporta a miglior vita, con dinosauri annessi

foto di Vogue

La fine di Oak Street con Anne Hathaway e Ewan McGregor è un mix tra Stand by me e Jurassic Park

Una delle tendenze più evidenti del cinema contemporaneo, almeno di quello classificabile come “mainstream”, è una sorta di semplificazione sempre più evidente di temi e sceneggiature, un meccanismo volto a far risultare il film di turno sempre più “comprensibile, semplice e piano” per il pubblico generalista. Questo porta a trame sempre più lineari e cristalline, in cui la storia può essere già districata in men che non si dica e dove la tensione non è mai veramente tale, come anche nel caso del recente Spider-Man: Brand New Day, al di là dei meriti propri dell’opera. Ecco, con La fine di Oak Street di David Robert Mitchell, già regista dell’ottimo It Follows, ciò non avviene ma, anzi, prendendo spunti e riferimenti a piene mani dal cinema d’avventura di Steven Spielberg degli anni Ottanta, ci consegna un film gagliardo e intrattenente, perfetto per tutti ma non banale e “sciapo”. L’innesco della vicenda è tra le cose migliori del film. Con poche e sapienti “pennellate” Mitchell ci presenta i protagonisti della vicenda, una classica famiglia americana all’apparenza perfetta, composta da Anne Hathaway nel ruolo della madre Denise, Ewan McGregor che interpreta il padre Greg e quindi i due figli Maisy Stella/Audrey e Christian Convery/Brian. Senza inutili spiegoni e partenze con il contagocce veniamo a conoscenza dei “caratteri” di ognuno con rapide indicazioni: Denise è una donna grintosa e brillante, ma è schiacciata dalle responsabilità famigliari; Greg è un uomo buono e generoso ma in forte difficoltà dopo aver perso il lavoro durante la crisi della Chrysler a metà degli anni Ottanta; la figlia maggiore è una ragazza studiosa e appassionata di astronomia, mentre Brian è un giovane adolescente ancora “innocente” e un po’ tontolone. Ecco, il classico nucleo della famiglia, del vicinato e del quartiere americano viene, dall’oggi al domani, trasportato nel Mesozoico, più precisamente nel periodo Giurassico, attraverso una misteriosa luce bianca che, per un paio di notti, squarcia il cielo del circondario.

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Dal film "La fine di Oak Street" Stanze di Cinema

Gettare il presente abitudinario delle piccole dinamiche famigliari in un contesto di pura sopravvivenza per la vita e per la morte, con la presenza di dinosauri e creature preistoriche assetate di sangue, è senza ombra di dubbio uno spunto molto acuto che getta lo spettatore in una vicenda al tempo stesso famigliare e straniante. Anche il modo in cui vengono presentate le creature del passato non è chiassoso e banale come negli ultimi Jurassic World, in cui non si fa neppure in tempo a capire cosa si stia facendo che già si sono mostrati Velociraptor e T-Rex a manetta. Qui, invece, la tensione sale in modo molto elegante, grazie a una regia e a una sceneggiatura, entrambe curate da David Robert Mitchell, più vicine a un film di genere horror che d’avventura. Soprattutto i momenti in cui la famiglia americana si accorge che qualcosa non va nel suo incantevole e “protetto” quartiere sono i più riusciti: nella solita via di casa ora non c’è più luce e la tranquillità delle giornate viene interrotta da una serie di inquietanti grida dei vicini, appunto oggetto della furia carnivora dei dinosauri. Anche l’insistenza, un po’ più avanti nel film e una volta scoperta “l’invasione” delle creature, o per meglio dire lo spostamento temporale della zona, di mostrare cadaveri di persone lungo le vie dell’isolato, con anche qualche corpo senza vita di ragazzine e ragazzini, è stato un tocco di classe molto inaspettato per un film mainstream come questo, e di sicura controtendenza rispetto alle zuccherose pellicole degli ultimi vent’anni. Certo, poi La fine di Oak Street non è un film perfetto, anzi. Sicuramente, dal punto di vista della CGI e degli effetti speciali, i dinosauri e le varie creature preistoriche hanno un livello di verosimiglianza e di realizzazione “pura” certamente tarato verso il basso. Lo stesso regista ha ammesso che non aveva come obiettivo quello di presentare creature verosimili ma semplici “mostri del mesozoico”, quasi più come li si immaginava negli anni Ottanta piuttosto che come vengono studiati oggi. Se questa è una scelta sicuramente da rispettare, la realizzazione in computer grafica è piuttosto scadente, con dinosauri dalle anatomie sbagliate, uno Spinosauro che sembra uscito da Jurassic Park III, con ancora un’impostazione soltanto terrestre quando ormai si sa da tempo che era un animale semi-acquatico con una coda adatta al nuoto, oppure con un piumaggio fatto talmente male che pare essere una pelliccia da mammut invece di piume o proto-piume.

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Il Velociraptor in "Jurassic Park" Wikipedia

Anche un paio di scene un po’ troppo gratuite, che spezzano la tensione o che non portano davvero ad alcun sviluppo della trama, potevano essere espunte senza troppi problemi. Detto questo, però, La fine di Oak Street funziona, e funziona alla grandissima, su più livelli, sia dal punto di vista del cinema di intrattenimento puro, come ravvisato qui a più riprese, sia per diversi tipi di pubblico, dai più piccoli ai più grandi. Anche gli attori “funzionano” benissimo, con una Anne Hathaway semplicemente luminosa, nel ruolo di questa donna dolente, con un sacco di dubbi se proseguire la vita con la sua famiglia oppure andarsene per inseguire i suoi sogni. Un ruolo non semplice, che poteva diventare il classico ruolo da “madre coraggiosa che risolve tutto a suon di fucilate” ma che invece diventa qualcosa di altro, molto più “reale” e meni macchiettistico. Anche McGregor è stato molto abile nel consegnarci questo padre buono, anzi buonissimo ma anche incapace sul serio di assolvere il proprio ruolo, specie in un contesto così disperato come quello del film (e protagonista di una delle scene, se non della scena, più sconvolgente e sorprendente dell’intera opera). Con un finale convincente e decisamente ben realizzato, questo film, uscito in pieno agosto, ci fa assaporare il cinema pop anni Ottanta, mischiando Stand by Me a Jurassic Park: un piccolo/grande sogno di fine estate in sala.

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