Ci sono tragedie che liquidiamo come fatalità perché l’alternativa – ammettere che siamo circondati da cialtroneria, burocrazia e colpevole superficialità – ci farebbe troppa paura. Quando un bambino viene risucchiato sul fondo di una piscina, il copione mediatico è sempre lo stesso: le lacrime, lo shock, il destino cinico e baro. E invece no. Non c’è nessun destino. C’è una pompa di ricircolo, c’è un effetto ventosa che genera pressioni paragonabili ad uno schiacciamento di duecento chili, e c'è quasi sempre qualcuno che ha preferito risparmiare sulla manutenzione o sulla ristrutturazione di un impianto, continuando a offrire un servizio che non è solo obsoleto ma anche pericoloso quindi mortale. Ma come è possibile tutto questo?
Come funzionano i sistemi di filtrazione delle piscine
I sistemi di filtrazione delle piscine aspirano l’acqua e la filtrano per eliminare ciò che può essere nocivo per la salute e la reimmettono nella vasca. Ed è qui che entrano in gioco i bocchettoni di aspirazione. Per far funzionare il sistema nel migliore dei modi le pompe devono generare una differenza di pressione in modo che quest’ultima e la gravità “spingano” l'acqua della piscina verso il bocchettone. L'aspirazione deve essere sufficientemente rapida per garantire uno standard igienico adeguato e di conseguenza la pressione che si viene a creare può essere molto elevata come d’altronde la forza che “risucchia” un corpo nelle immediate prossimità della bocchetta. In parole semplici, quelle sul fondo delle piscine sono potenzialmente delle trappole idrauliche che, se non gestite a norma, trasformano l'acqua in un mostro capace di inchiodare un corpo di trenta chili senza lasciargli scampo, o di aggrovigliare i capelli lunghi di una bambina fino a trasformarli in un cappio. Basta guardare la cronaca più recente per capire che non stiamo parlando di una rarità statistica ma di un bollettino di guerra che ha nomi, cognomi e volti.
I casi
A Pasqua, a Pennabilli, nel riminese, c'è stata la tragedia che ha coinvolto Matteo Brandimarti, un ragazzino di soli 12 anni, di San Benedetto del Tronto. Stava passando le vacanze con la famiglia quando è stato letteralmente incollato sul fondo della vasca idromassaggio della Spa dell'hotel. È rimasto sott'acqua per minuti interminabili prima che riuscissero a strapparlo a quella morsa idraulica, morendo dopo cinque giorni di agonia all'ospedale di Rimini. Gli accertamenti sul corpo hanno rilevato lesioni alla gamba e alla coscia compatibili con il risucchio. Pochi giorni dopo, a metà aprile, la stessa sorte è toccata a un bimbo di 7 anni, Gabriele Ubaldo Petrucci, residente a Roma. Era in gita con i genitori alle Terme di Suio, nel territorio di Castelforte (Latina): è bastato un attimo perché il suo braccio venisse risucchiato e incastrato nel bocchettone di scarico di una delle vasche termali, morendo annegato sotto gli occhi impotenti del padre e dei primi soccorritori. E infine, la storia più recente di Alice, la bambina di 11 anni di Milano ai Bagni Segesta di Sestri Levante. Stava giocando nella piscina interna della struttura quando i suoi capelli lunghi sono stati risucchiati dal sistema di aspirazione con una forza inaudita. Il titolare si è tuffato e glieli ha tagliati disperatamente con le forbici per liberarla, ma l'arresto cardiaco prolungato l'ha portata via all'ospedale Gaslini di Genova. Tre storie identiche, una dopo l’altra in una sequenza mortale a poco tempo di distanza, tre famiglie distrutte. E a causa della stessa, identica dinamica: il corpo o i capelli che diventano il "tappo" perfetto per pompe idrauliche non adeguate.
Ma com'è possibile che i corpi vengano risucchiati dalle piscine e le vite spezzate in questo modo così assurdo in un momento di gioco e spensieratezza. Com'è possibile non riuscire a trovare un sistema di sicurezza adeguato. Non è possibile o non c’è volontà di adeguamento perché si pensa sempre di farla franca? E mentre la fisica fa il suo corso spietato, lo Stato italiano cosa fa? Fa quello che gli riesce meglio: si perde nei corridoi della burocrazia.
La legge in Italia
In Italia non abbiamo una legge nazionale unica, chiara e centralizzata che metta in riga i furbetti del cloro. No, noi abbiamo il solito, farraginoso “Accordo Stato-Regioni” del 2003. Il che significa, tradotto dal politichese, che ogni Regione recepisce le regole un po' come le pare, creando un Far West di controlli “a macchia di gattopardo”. Da una parte hai il gestore scrupoloso, dall'altra l'albergo o il condominio che “vabbè, la griglia del bocchettone è un po' scheggiata dal sole e dal cloro ma tiene botta, la cambiamo l'anno prossimo”. Eppure le regole tecniche ci sarebbero, e sono pure rigidissime: le famose norme UNI EN 13451. Dicono cose semplici: l'acqua non deve aspirare a una velocità superiore a 0,5 metri al secondo, le fessure delle griglie devono essere inferiori a 8 millimetri per non far incastrare le dita, e soprattutto ci devono essere almeno due prese di fondo distanti due metri. Perché se un bambino si siede su una, l'altra continua a respirare e addio effetto sottovuoto. Esistono persino i sistemi SVRS (Safety Vacuum Release Systems), sensori capaci di spegnere la pompa in una frazione di secondo se rilevano un'occlusione e un picco di pressione nei tubi. Se queste regole venissero applicate ovunque, il rischio di risucchio sarebbe pari a zero. Matematica, non opinioni. Il problema vero è che finora le norme si sono applicate rigorosamente solo agli impianti di nuova costruzione. L'Italia, invece, è piena di alberghi, agriturismi e stabilimenti con piscine vecchie di venti o trent'anni. Strutture che galleggiano in un limbo di deroghe e mancati adeguamenti, dove la griglia di plastica originale si è cristallizzata col tempo e si rompe al primo strattone, lasciando la bocca della pompa completamente scoperta.
Oggi, però, sotto la pressione del sangue versato, l'alibi del vuoto legislativo sembra essere arrivato al punto di svolta. Alla Camera è finalmente in esame la legge quadro (A.C. 2576), ereditata dal testo già esaminato al Senato, intitolata significativamente "Legge quadro per la salute e la sicurezza delle piscine". Annarita Patriarca, deputata di Forza Italia e relatrice del provvedimento in commissione Affari sociali a Montecitorio, ha annunciato a LaPresse una netta accelerazione impresso all'iter negli ultimi mesi: "Aspettiamo soltanto i pareri del Mef e verrà calendarizzata in commissione e poi in Aula". Questa legge punta a introdurre requisiti strutturali, impiantistici e gestionali infinitamente più severi, e porta con sé un emendamento cruciale, scritto a quattro mani tra il ministero della Protezione civile e delle politiche del mare e l'università La Sapienza. L'obiettivo? Studiare e imporre soluzioni ingegneristiche blindate per azzerare una volta per tutte il rischio di intrappolamento da bocchettone.
Anche l’On. Gilda Sportiello del Movimento Cinque Stelle ha presentato degli emendamenti in commissione per rafforzare le misure di sicurezza delle piscine, dalle griglie anti aspirazione a norma fino al personale di sicurezza. Emendamenti che hanno intanto incluso anche le piscine termali e degli gli impianti sportivi. La discussione era ferma dal 10 giugno, fino al suo intervento in aula: “Un provvedimento così importante non può essere fermo da un mese e mezzo. Non c’è più tempo da perdere perché tragedie come questa devono essere evitate e possono esserlo. Aggiungo che il provvedimento deve essere rafforzato nelle misure previste proprio per garantire una maggiore sicurezza, non concedendo deroghe. Purtroppo, leggendo molti degli emendamenti presentati alla legge quadro sulle piscine si evince il chiaro intento di derogare e rinviare ogni rafforzamento alla sicurezza delle piscine”, dice l’On. Sportiello. Una situazione paradossale se si pensa che la stessa Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si era impegnata personalmente per accelerare l’iter.
Mirko Damasco, presidente dell’associazione Salvagente che ha appena promosso una petizione per sensibilizzare e accelerare l’approvazione della legge non usa mezzi termini: “È agghiacciante quanto sta accedendo. Manca una legge, e su quelle poche norme che già esistono mancano controlli ed eventuali sanzioni. Basterebbe ad esempio un bottone di emergenza per bloccare l’aspirazione, anche la cuffia obbligatoria può aiutare. Le griglie di emergenza devono essere d’obbligo ma a quanto pare non è scontata nemmeno la loro presenza in alcune strutture. Dobbiamo decidere se davvero la vita vale più di ogni cosa”. Un cambio di passo obbligato, invocato a gran voce anche da chi le piscine le costruisce. Ferruccio Alessandria, presidente di Assopiscine, ha rotto gli indugi inviando una durissima e accorata lettera aperta direttamente alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ai Ministri e ai Presidenti delle Camere. Il messaggio del comparto è un siluro contro l'ipocrisia italica: non si tratta di difendere gli interessi economici di una categoria, ma di colmare un vuoto normativo spaventoso. “La sicurezza delle persone non può dipendere dalla Regione nella quale si trovano”, denuncia Assopiscine.
Nella lettera si smonta anche il grande inganno dei rassicuratori di professione, quelli secondo cui le norme attuali basterebbero: il D.M. 37/2008 regola l'impiantistica generale, le norme UNI sono solo riferimenti tecnici volontari, e l'anarchia dei regolamenti regionali fa il resto. Manca una disciplina nazionale organica. “La futura legge non nasce per aumentare gli adempimenti burocratici, nasce per ridurre i rischi”, mette nero su bianco Alessandria, ricordando che il tempo in Parlamento non è infinito: se il testo non verrà approvato prima della fine della legislatura, tutto il lavoro tecnico fatto con le istituzioni verrà polverizzato e l'Italia dovrà ripartire da zero. Lasciando i cittadini senza tutele uniformi. Le associazioni di categoria però protestano, e denunciano costi di gestione insostenibili per i pesanti adeguamenti burocratici, strutturali e di personale richiesti. E i nostri vicini di casa come si regolano?
Come funziona negli altri Paesi europei
La Mineral Supplies International, azienda storica britannica famosa in tutto il mondo, specializzata per la distribuzione di prodotti per piscine e centri benessere, dispone sul proprio portale di un registro di decessi che comincia la conta dal 1985 e la termina, per il momento, al 2021. Registro che riporta gli incidenti anche mortali avvenuti in piscine e vasche idromassaggio in tutto il mondo che potevano essere evitati se i proprietari li avessero messi preventivamente in sicurezza. Impianti di sicurezza di cui la stessa MSI dispone e vende. Bene, nei 36 anni documentati vi sono almeno 140, fra bambini e adolescenti morti (in due casi: una madre insieme a un figlio, e un uomo adulto), e i paesi che detengono una frequenza più alta sono il Brasile (23), la Spagna (24) e l’Italia (16). Dati confermati dalla Consumer Product Safety Commission negli Stati Uniti, la Blue Cap Foundation dei Paesi Bassi e Parents4Safety, un’organizzazione con sede in Germania. Gli altri Paesi a contare il numero di incidenti mortali in piscina o vasche idromassaggio sono gli Stati Uniti, la Russia e l’Indonesia.
La MSI ha voluto sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema essendo il fornitore del dispositivo di sicurezza anti-intrappolamento Vac-Alert. Amanda Slade, la global logistic director di MSI fa sapere: “La maggior parte delle persone colpite da intrappolamento ha meno di 18 anni. L’intrappolamento può verificarsi a causa di scarichi difettosi, ma il problema principale si presenta nelle piscine che hanno un solo scarico principale sul fondo, a differenza delle piscine di nuova costruzione che ne hanno due, quindi se i nuotatori si avvicinano troppo a un singolo scarico, possono essere risucchiati da una forte corrente d’aria e non riuscire più a liberarsi. Si stima che milioni di piscine datate in tutto il mondo abbiano un solo scarico, quindi si tratta di un problema urgente». Siamo tutti in pericolo, quindi. Le cause di morte/lesioni nel registro della MSI sembrano arrivare direttamente da un film dell’orrore: “Lo stomaco del bambino è stato risucchiato da una bocchetta di aspirazione sul fondo della piscina” è una di quelle cose che non si dovrebbe mai leggere, anche perché a pagarne proprio le conseguenze in questi incidenti, come da statistica, sono quasi sempre più i bambini e gli adolescenti.
Cosa succede negli Stati Uniti e in Brasile
Negli Stati Uniti, la sicurezza delle piscine è tornata al centro dell’attenzione dopo che la Commissione statunitense per la sicurezza dei prodotti di consumo (CPSC) ha annunciato due distinti richiami di coperture per scarichi di piscine nella stessa settimana a causa di violazioni del Virginia Graeme Baker Pool & Spa Safety Act (VGBA) approvata dal Congresso nel 2007 ed entrata in vigore nel 2008. Legge che prende il nome della bambina di 7 anni rimasta intrappolata sul fondo di una spa a causa della potente aspirazione dello scarico e morta così tragicamente. Il 9 aprile 2026 le coperture per scarichi di piscine di Muscccm e Yeeluzan, entrambe vendute da Amazon, sono state ritirate dal mercato perché presentavano rischi di intrappolamento e annegamento. Lo stesso Brasile ha una legge federale, la Lei n. 14.327 del 2022, che stabilisce i requisiti minimi di sicurezza per la costruzione e il funzionamento delle piscine pubbliche e private, inclusi i condomini. E oltretutto la legislazione presenta alcuni punti importanti: obbliga l’uso di dispositivi di sicurezza per proteggere l’integrità fisica degli utenti, inclusa la prevenzione del risucchio di capelli e parti del corpo, prevede l’installazione di griglie anti-risucchio e un pulsante di emergenza (punto vetato dall’esecutivo prima dell’approvazione finale perché ha sollevato dibattiti in tutto il paese), contempla normative statali e locali che impongono sanzioni severe e l’uso obbligatorio di coperte anti-risucchio e la chiara segnalazione dei sistemi di aspirazione. Norme e sanzioni che esistono in diversi stati e città come Rio de Janeiro, Goiás, Minas Gerais, Paraná e lo Stato di Rio Grande do Norte. Insomma, allo stato attuale, nonostante le leggi nulla cambia e nulla probabilmente cambierà.
La prossima volta che leggete di un "incidente inspiegabile" in piscina, risparmiateci l'alibi della sfortuna. Guardate il fondo della vasca. Perché dove la manutenzione diventa un optional, la legge un “suggerimento regionale” e la politica un carrozzone che rischia di far scadere i testi per decorrenza dei termini, la tragedia non è una fatalità: è solo una scadenza prefissata. E stavolta nessuno potrà dire di non aver saputo.