Ve lo anticipiamo subito: questo articolo non intende confrontare le auto cinesi e quelle occidentali, né stabilire chi sia migliore e chi peggiore. L'assunto base è che parliamo tantissimo dei veicoli sfornati dai produttori del Dragone, troppo, forse ancor più di quanto non lo facciano i cinesi stessi. C'è chi è convinto che nel giro di qualche anno i brand d'oltre Muraglia si papperanno Mercedes, Bmw e Volkswagen, e chi, al contrario, è ben felice di possedere un bel macchinone all'avanguardia pagato più o meno la metà rispetto a quanto avrebbe dovuto versare acquistando le concorrenti europee. Lasciamo perdere le sfide geopolitiche, i gusti personali, l'economia e i vari timori più o meno fondati. Facciamo invece una riflessione sul tema specifico delle auto elettriche cinesi chiedendoci se le conosciamo davvero. Pubblicità avvincenti, marketing aggressivo, costi competitivi e tecnologie di ultima generazione per tutti sono senza dubbio aspetti che attirano i consumatori. Nel tifo da stadio generale potrebbe però esserci sfuggito qualcosa. Il Wall Street Journal, per esempio, ha scritto che, mentre il mondo intero sta elogiando gli ultimi modelli di auto cinesi e le vendite sono in forte aumento quasi ovunque, l'unica eccezione a questo fenomeno è la Cina stessa. Curioso no?
Certo, conta la strategia delle case automobilistiche cinesi che, considerando la feroce concorrenza interna e un'economia che non ne vuol sapere di accelerare come negli anni d'oro, preferiscono riversare i loro modelli sui mercati esteri nel tentativo di massimizzare guadagni e profitti. C'entra però anche una conoscenza non proprio approfondita di tutte le eccellenze sbandierate dagli Ev Made in China. Su The Press Jack Baruth ha raccontato quanto gli è capitato in pista provando un'auto sportiva prodotta da un noto marchio cinese (non indichiamo né il modello dell'auto, né il costruttore): “L'incapacità della XXX di gestire in sicurezza una velocità che la sua prodigiosa potenza può raggiungere in pochi secondi è stata la mia prima indicazione, in una settimana di test di auto in Europa, del fatto che i veicoli elettrici cinesi non siano ancora pronti per il mercato di massa”. Cos'era successo? A quanto pare un comportamento anomalo del volante del mezzo mentre Baruth lo stava guidando a velocità piuttosto elevata. Eppure tanti la pensano all'opposto. La lista è lunghissima: Joanna Stern del già richiamato Wall Street Journal ha scritto di essersi “innamorata” di una XXX (anche qui omettiamo il nome del brand cinese citato) dopo averla guidata per alcune settimane. L'amministratore delegato di Ford, Jim Farley, ha affermato che i principali marchi cinesi di veicoli elettrici sono “i migliori del settore”. “Gli americani desiderano ardentemente i veicoli elettrici cinesi a basso costo”, ha rilanciato Bloomberg, mentre Usa Today ha aggiunto che gli Stati Uniti dovrebbero cedere ai desideri del pubblico e permettere alla Cina di iniziare a vendere le sue auto negli Usa.
Baruth rilancia la sua pesantissima critica. A suo avviso “un'auto elettrica cinese guidata da un giornalista americano ha la stessa somiglianza con ciò che il cliente acquista realmente quanto il Whopper di una pubblicità di Burger King ha la stessa somiglianza con ciò che si trova in un Burger King di Detroit alle 23:30”. Sul lato del prezzo, fa poi notare, molti articoli parlano di “ammazza-Tesla” da 15.000 dollari e di “concorrenti della Porsche” da 40.000 dollari, ignorando però che, quando le auto arrivano in Europa, questo vantaggio scompare completamente (visto che il governo cinese controlla il tasso di cambio tra lo yuan e il dollaro per garantire il proprio dominio nelle esportazioni). Baruth lancia un'ultima mitragliata di critiche a una celebre auto cinese (censuriamo il nome) dagli interni “raffinati quanto quelli di una Toyota Corolla del 1998”, caratterizzata da una “guida pessima” e da “sedili di scarsa qualità”. Last but not least, nel giudicare la convenienza delle auto elettriche cinesi bisogna considerare un aspetto rilevante. In Cina esistono quasi 130 produttori di veicoli elettrici e, stando alle previsioni della società di consulenza AlixPartners, soltanto una quindicina di loro saranno ancora operative entro il 2030. “Si vogliono davvero spendere migliaia di dollari per un'auto di un'azienda cinese che potrebbe scomparire da un giorno all'altro?”, è la domanda finale di Baruth. Molti, a giudicare dal mercato, hanno già risposto di sì.
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