Pamela Genini non è stata uccisa una volta sola quella maledetta sera del 14 ottobre 2025 quando il suo ex fidanzato Gianluca Soncin le ha sferrato 76 fendenti colpendola con un coltello da caccia e inseguendola fin sul terrazzino del suo appartamento. E’ stata uccisa, sfigurata e vilipesa anche una seconda volta quando lo scorso inverno è stata profanata la sua tomba e decapitato il suo cadavere che riposava in un colombaro provvisorio nel cimitero di Strozza in attesa di una sepoltura definitiva.
Ora si sta cercando di ucciderla e sporcarne la memoria per la terza volta facendo insinuazioni sulle persone che frequentava e sul lavoro che facesse spingendosi a definirla una donna di facili costumi e rivelando in televisione particolari che non cambiano di una virgola l’andamento del processo al suo assassino e le indagini sul responsabile della profanazione che attualmente la Procura ha individuato in Francesco Dolci, l’imprenditore edile di Sant’Omobono Terme che si autodefinisce suo ex fidanzato. Dal giorno successivo alla barbara esecuzione della povera Pamela, Dolci non fa altro che presenziare a ogni tipo di talk show televisivo in onda a tutte le ore del giorno e della notte, si professa come l’unica persona che davvero voleva bene e teneva a Pamela e racconta di un fantomatico giro di uomini di malaffare frequentati dalla giovane che lo starebbero ricattando e minacciando e avrebbero nascosto la testa della donna nella sua proprietà per far ricadere su di lui la colpa del grave gesto.
Gli inquirenti non hanno mai creduto alla versione di Dolci perché se la testa della povera Pamela fosse nelle mani di qualche ricattatore, quest’ultimo avrebbe certamente contattato la famiglia della giovane per chiedere un riscatto. Al contrario i magistrati ritengono che l’imprenditore sia sempre stato ossessionato da Pamela e in alcuni periodi ne sia divenuto anche lo stalker e per questo lo hanno indagato proprio per la profanazione della tomba e per la decapitazione della salma. Da allora Dolci, che nel frattempo ha cambiato tutta una serie di legali e di consulenti più o meno celebri, ha intensificato ancor di più le sue apparizioni televisive, non ultime quelle dove, in compagnia del suo nuovo avvocato Pierpaolo Cassarà, ha rivelato pubblicamente che la vittima era in possesso di una rilevante somma di denaro contante ammontante a circa 700.000 euro, un tesoretto che secondo la versione di Dolci e del suo legale sarebbe frutto di attività connesse con la presunta professione di escort.
Era davvero necessario rivelare questi particolari in un programma televisivo? Era davvero necessario che l’avvocato Cassarà in diretta tv incitasse il suo assistito a dire di aver trovato le foto di Pamela con lo pseudonimo di Michelle su un sito di incontri? Era davvero necessario dipingere una ragazza di 29 anni ammazzata con 76 coltellate come una donna di facili costumi? Queste considerazioni intrise di moralismo e giudizi non richiesti sulla vita di una giovane donna che non c’è più e non può nemmeno replicare sono utili ai fini dell’indagine? Ma soprattutto è davvero necessario che l’opinione pubblica già sufficientemente avvezza alla morbosità e alla curiosità malata che spesso accompagnano le vicende di cronaca nera ne venga a conoscenza? Non era sufficiente che Dolci rivelasse quello che sa o pensa di sapere sul denaro guadagnato da Pamela agli inquirenti senza riferirne ai media?
L’impressione è che invece di condannare con forza l’ennesimo orrendo femminicidio e il vile sfregio ad un cadavere si tenda a puntare l’attenzione sullo stile di vita di una donna adulta e maggiorenne che fino a prova contraria era libera di gestire la propria esistenza e i propri interessi come meglio credeva, di frequentare chi voleva e di intrattenere rapporti consenzienti e consapevoli con persone altrettanto adulte e maggiorenni senza essere descritta come una poco di buono o una donna dai facili costumi. Perché se la tendenza è questa, è come se Pamela venisse continuamente assassinata in un circolo vizioso che invece di guardare alla gravità di ciò che le è stato fatto, punta il dito sul suo modo di vivere che nessuno di noi dovrebbe avere il diritto di giudicare.