Il buio non basta più. Adesso le telecamere di videosorveglianza sono praticamente ovunque e l’impressione è che proprio da uno di questi circuiti sia emerso il dettaglio chiave per risolvere il mistero dell’omicidio di Luigi Esposito: quando la sua Lancia Y si è inoltrata nella stradina interpoderale che taglia la Piana del Sele, Luigi "Luca" Esposito non era solo. A bordo con il cronista sportivo 53enne di Nocera Superiore c’era un’altra persona. Verosimilmente un uomo. Lo dicono i fotogrammi registrati dai sistemi di videosorveglianza della zona, acquisiti prima dalla Polizia Municipale di Eboli e poi analizzati secondo per secondo dai Carabinieri della locale Compagnia. I video mostrano la vettura girare a vuoto per diversi minuti. Un vagare che gli inquirenti definisco “erratico”, quasi a sottolineare che possa essere coerente con una lite in corso o con la ricerca di un luogo isolato.
Poi quell’auto è scomparsa dai monitor. Poco dopo, il corpo di Esposito diventa un rogo in un terreno agricolo di località Cioffi. Le chiavi della macchina sono ancora nella tasca dei suoi pantaloni. Il medico legale Gabriele Casaburi ha impiegato cinque ore d'autopsia per ricostruire la carneficina: il cranio spaccato da un colpo che non è un proiettile, le ossa frantumate da un pestaggio a sangue e la quasi certezza che le fiamme siano arrivate prima della morte. L'hanno bruciato vivo. Il bossolo trovato sul posto? Probabile spazzatura fuori contesto in mezzo ai detriti. Nel fiume lì accanto i sommozzatori cercano una mazzetta o magari un tubo di ferro. Sul corpo del 53enne è stata riscontrata un'evidente lesione alla testa, non compatibile con un'arma da fuoco. I primi rilievi strumentali hanno evidenziato una sequenza di fratture ossee riconducibili a “armi” di questo tipo.
Ma la pista professionale non c'entra niente. Gli investigatori hanno definitivamente azzerato l'ipotesi che il delitto sia legato all'attività di giornalista sportivo. Le attenzioni si concentrano piuttosto sulla vita privata di Luigi Esposito. Quasi una fiction durata anni. Esposito raccontava di lavorare all'Arpac, l'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale. Falso: l'ente ha emesso una nota ufficiale per dire che non sanno chi sia. Diceva di essere biologo, ma l'Ordine smentisce l'iscrizione. Raccontava di ispezioni tra Caserta e l'Irpinia, ma la mattina non andava in nessun ufficio. Persino la vita patinata dei social non torna: l'ultimo post su Instagram lo ritraeva in un resort di lusso a San Marco di Castellabate dove però non aveva mai messo piede.