La giornata della prima udienza di appello del processo Doppia Curva è torrida e fatta di attese. I giornalisti aspettano notizie dagli avvocati presenti in aula. Fabiano Capuzzo arriva veloce per evitare gli scatti dei fotografi con maglia nera e tatuaggi in vista, Alessandro Sticco viene tradotto dal carcere, presente anche Pino Caminiti in camicia bianca e occhiali da sole azzurri. Luca Lucci ovviamente non c’è. Il capo ultras della curva Sud ha chiesto una riduzione di due anni della pena emessa in primo grado fissata a 10 anni e la Procura generale ha espresso parere favorevole in merito. Oltre a questo procedimento, Lucci ha già ricevuto una condanna pesante per narcotraffico a 18 anni e 8 mesi. Ma il Toro non è l’unico ad aver chiesto il concordato: tutti, tranne Giuseppe Caminiti, hanno fatto lo stesso. Capuzzo, Renato Bosetti, Luciano Romano e Matteo Norrito hanno presentato richiesta di concordato. I giudici avranno tempo fino al 17 settembre per valutare e decidere. Daniele Cataldo ha chiesto, come gli altri, una riduzione di pena ma non per il tentato omicidio di Enzo Anghinelli, fatto per il quale, in un verbale depositato dal suo difensore Jacopo Cappetta, ha ammesso di aver avuto un ruolo, pur escludendo Lucci come mandante. Su questo il Fatto riporta che, secondo quanto riferito da Cataldo, fu Rosario Alibrandi, oggi deceduto, che durante un periodo di detenzione nel carcere di Opera gli avrebbe chiesto se conoscesse qualcuno disposto a “dare una lezione” a una persona da lui ritenuta “pessima”.
Pino Caminiti, invece, procederà in appello senza concordato. Abbiamo raggiunto il suo legale, l’avvocato Angelo Colucci, il quale ci ha chiarito che per strategia difensiva non è stata presentata nessuna richiesta: “Per il mio assistito ci sarà il dibattimento, vogliamo che il processo sia pubblico”. E sui reati contestati in primo grado: “Ci opponiamo su tutta la linea”. All’inizio dell’inchiesta, erano circolate delle intercettazioni che vedevano protagonista proprio Caminiti, il quale, parlando della curva Sud, avrebbe sottolineato la portata di violenza di cui gli ultras rossoneri erano capaci: “Quando c’era qualcuno che voleva fare un attimo lo scemo nella curva del Milan l’han seccato. L’han sparato, è vivo ma come un vegetale”, diceva Caminiti colto dagli investigatori. L’uomo vittima dell’assalto sarebbe, nell’ipotesi dei pm, proprio Anghinelli, colpito a pistolettate il 12 aprile 2019. “Caminiti è stato sentito dal difensore di Lucci e ha chiarito la sua posizione: non era al corrente di quei fatti, non conosceva nemmeno le persone coinvolte. Ha saputo di questa ipotesi solo leggendo i giornali”, ha risposto l’avvocato Colucci, aggiungendo poi che tra Caminiti e Lucci “non c’è mai stato nessun rapporto”.