Diminuita in Appello, seppur di poco, la condanna stabilita in primo grado per Francesco Lucci, fratello di Luca: da 5 anni e 6 mesi a 5 anni. È quanto ha deciso la Corte d’Appello del Tribunale di Milano per uno degli imputati del processo Doppia Curva, l’indagine che ha smontato il castello criminale costruito dai capi ultras delle tifoserie organizzate di San Siro. In aula Lucci ha protestato: “Mi hanno dato quattro reati che non ho fatto, è una pagliacciata”. Ma l’accusa di associazione a delinquere mossa dal pm Paolo Storari era stata confermata. Il fratello del Toro (condannato a 10 anni nello stesso procedimento) non era l’unico ad aver chiesto e ottenuto il rito abbreviato, con lui anche Christian Rosiello, ex bodyguard di Fedez, e Riccardo Bonissi. Ridotte le condanne per Rosiello, da 4 anni e 20 giorni di reclusione a 3 anni e 8 mesi, e da 3 anni e 8 mesi a 3 anni e 6 mesi. Insomma, poco menon di quanto stabilito in primo grado dalla giudice Rossana Mongiardo a giugno dello scorso anno. I due leader della Nord e Sud, Andrea Beretta e Luca Lucci, sono stati gli imputati puniti severamente, 10 anni ciascuno. Beretta intanto sta affrontando anche il processo per l’omicidio di Vittorio Boiocchi insieme ad altri compagni di curva, tra cui Marco Ferdico, che invece per il Doppia Curva ha preso 8 anni in primo grado ed è coinvolto in un’altra indagine per traffico di stupefacenti della Dda di Catanzaro.
Il cambio di passo è avvenuto il 4 settembre 2024, quando Beretta uccide con oltre venit coltellate Antonio Bellocco, rampollo della ‘ndrina omonima e salito in curva dopo l’omicidio Boiocchi. Da lì partono gli arresti che tagliano la testa alle tifoserie ultrà di Inter e Milan. Oggi Rosiello, coinvolto nella rissa al The Club insieme a Fedez (il rapper non è mai stato indagato nel Doppia Curva) e ritenuto di “indole violenta”, ha ottenuto una riduzione di pena di pochi mesi. Stessa cosa per Riccardo Bonissi. L’avvocato Jacopo Cappetta ha commentato così al, a margine dell’udienza: “Né lui né il fratello hanno partecipato ad alcuno degli episodi violenti su cui si è incentrata l'indagine e poi il giudizio. È una questione di non partecipazione nella nostra impostazione, che evidentemente adesso non è stata ritenuta fondata. Aspettiamo la motivazione”.